CAPITOLO 2

LE FONTI DI PROVA.
LE DICHIARAZIONI
DEI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA.

In questo processo le fonti di prova saranno costituite, innanzi tutto, dalle convergenti dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, appartenenti non soltanto a Cosa Nostra, ma anche ad altre organizzazioni criminali di tipo mafioso (`Ndrangheta, Sacra Corona Unita, Banda della Magliana, ecc.).

In particolare, il contesto probatorio iniziale, acquisito a carico dell'imputato, risulta innanzitutto dal coordinamento logico-giuridico di dichiarazioni rese da numerosi collaboranti di giustizia già appartenuti a Cosa Nostra (Tommaso BUSCETTA, Vincenzo MARSALA, Antonino CALDERONE, Francesco MARINO MANNOIA, Leonardo MESSINA, Gaspare MUTOLO, Giuseppe MARCHESE, Baldassare DI MAGGIO), i quali le hanno rese in tempi diversi, senza alcun collegamento tra loro, ed in condizioni tali da assicurarne la reciproca indipendenza e la massima genuinità.

Si tratta di collaboranti di grande spessore, la cui altissima attendibilità risultava già - oltre che dall'accurato vaglio di numerosi organi giudiziari, tra cui anche la Suprema Corte di Cassazione - dal fatto che l'organizzazione Cosa Nostra aveva già scatenato contro taluni di loro (Tommaso BUSCETTA, Francesco MARINO MANNOIA) la più feroce delle reazioni, con lo sterminio dei rispettivi familiari e di quanti erano stati a loro comunque vicini (1).

E' particolarmente significativo che tali prime acquisizioni siano state raccolte nell'ambito delle indagini su unomicidio politico, quello dell'on. Salvo LIMA.

Invero - come già poteva desumersi dalle indagini svolte nell'ambito del maxi-processo e del procedimento relativo agli omicidi REINA, MATTARELLA e LA TORRE - gli omicidi degli esponenti delle Istituzioni costituiscono uno dei segni più tangibili del profondo mutamento della politica delle "relazioni esterne" di Cosa Nostra a seguito dell'ascesa, al vertice dell'organizzazione mafiosa, della corrente corleonese agli inizi degli anni `80.

Fino a quell'epoca, la corrente "moderata", facente capo a Stefano BONTATE ed a Gaetano BADALAMENTI, aveva attuato una politica di infiltrazione occulta ed orizzontale nei più vari segmenti del tessuto politico-istituzionale mediante la costruzione di una rete di complessi e variegati rapporti, ora di collusione, ora di contiguità, ora di cointeressenza con esponenti della politica e delle Istituzioni.

Un rapporto di coesistenza contrattata con lo Stato, dunque, all'interno di una "logica di scambio".

L'espressione di Gaetano BADALAMENTI "noi non possiamo fare la guerra allo Stato" riassumeva, nella sua plastica sinteticità, questa concezione dei rapporti tra Cosa Nostra e lo Stato.

Conquistato il potere assoluto con la sistematica eliminazione di tutti gli esponenti della corrente "moderata", i corleonesi impongono - dagli inizi degli anni Ottanta in poi - la loro concezione assolutistica ed egemonica dell'esercizio del potere, non solo all'interno di Cosa Nostra, ma anche nei rapporti con il mondo politico-istituzionale.

Inizia così una stagione di "terrorismo mafioso", che falcidia rappresentanti delle Istituzioni ed esponenti politici impegnati a contrastare, nei rispettivi settori, l'attività criminale di Cosa Nostra; per la prima volta, divengono bersagli anche quei politici che, a differenza del passato, non mantengono gli impegni assunti in una "logica di scambio" con l'organizzazione mafiosa.

Per quanto riguarda, in particolare, l'omicidio dell'on. LIMA, le indagini compiute da quest'Ufficio hanno consentito la ricostruzione del contesto, delle motivazioni e delle finalità di questo delitto nell'ambito di una sequenza di gravissimi fatti criminosi, deliberati dall'organo di vertice di Cosa Nostra nel 1992.

Come successivamente é stato confermato da acquisizioni processuali di questa e di altre Procure Distrettuali in indagini relative alle stragi di Capaci e di Via D'Amelio, nonché alle stragi dell'estate del 1993, il delitto LIMA non era che l'inizio di una "strategia di guerra", deliberata da Cosa Nostra non soltanto contro gli esponenti delle istituzioni dello Stato che avevano irriducibilmente contrastato questa organizzazione, ma anche contro quegli altri soggetti del mondo politico che, dopo avere usato" Cosa Nostra - ed avere comunque convissuto con essa in un rapporto di illecito scambio - l'avevano "tradita", non avendo più avuto la possibilità di continuare la tradizionale attività di copertura, e comunque di compiacente connivenza.

Nella lista depositata da quest'Ufficio, é stato già precisato che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia verteranno, volta per volta, su vari, specifici temi di prova.




(1) Per una valutazione più approfondita della personalità e della attendibilità intrinseca dei collaboranti citati nella presente esposizione, v. la richiesta di autorizzazione a procedere del 27 marzo 1993, Cap. 1.