PARAGRAFO 12

LE DICHIARAZIONI
DI ANTONINO CALDERONE

Particolarmente utili - per la comprensione del contesto dei rapporti mafia-politica in cui si inserisce l'oggetto di questo giudizio - saranno anche le dichiarazioni di Antonino CALDERONE.

Attraverso la sua testimonianza, l'Accusa potrà fornire informazioni precise sulla forza elettorale dell'organizzazione, e, dunque, sul suo potere di scambio e di condizionamento.

Attraverso la testimonianza del CALDERONE, l'Accusa dimostrerà poi un altro fatto specifico, riguardante proprio l'on. Salvo LIMA ed i cugini Antonino ed Ignazio SALVO.

L'on. Salvo LIMA era elettoralmente "portato avanti" dai cugini SALVO, ai quali era legatissimo.

Di conseguenza, i fratelli Giuseppe ed Antonino CALDERONE - dopo aver tentato invano di far trasferire da Catania un funzionario di Polizia, il dott. Francesco CIPOLLA, che li disturbava con le sue indagini - si rivolsero a Nino ed Ignazio SALVO, andandoli a trovare negli uffici dell'Esattoria di Palermo ed esponendo loro il problema.

I cugini SALVO fissarono allora un appuntamento con "Salvino" (l'on. LIMA) a Roma.

L'incontro avvenne negli uffici di Francesco MANIGLIA, siti in una via del centro storico di Roma, e vi parteciparono i fratelli Antonino e Giuseppe CALDERONE (all'epoca rappresentante della provincia di Catania), Nino SALVO e l'on. Salvo LIMA.

L'on. LIMA ascoltò la loro richiesta, dicendo poi che si sarebbe interessato della faccenda.

Successivamente, Giuseppe CALDERONE fu informato dai cugini SALVO che l'on. LIMA aveva tentato di far trasferire il CIPOLLA senza successo, ma che il ministro competente dell'epoca aveva detto al LIMA di pazientare un pò perchè tanto quel funzionario, di lì a poco, sarebbe andato via spontaneamente per motivi forse inerenti al lavoro di sua moglie.

Ciò accadde prima che Antonino CALDERONE si desse a volontaria "clandestinità", andandosene via da Catania per Palermo, dopo aver subìto una visita dei poliziotti a casa, e quindi nell'autunno del 1976.

L'on. LIMA, a suo tempo escusso dal Giudice Istruttore, ha negato di avere mai incontrato i fratelli CALDERONE, nonchè di avere ricevuto delle sollecitazioni per il trasferimento del dott. CIPOLLA.

L'ing. Francesco MANIGLIA, del pari, escluderà che nei locali del suo ufficio in Roma sia avvenuto l'incontro riferito dal CALDERONE, ma ammetterà, tuttavia, alcune circostanze che avvalorano significativamente l'attendibilità delle dichiarazioni del CALDERONE.