Balcani


Home

L'Italia...

Scriveteci

I Balcani


L'Italia e i Balcani


NOTIZIE EST #20 - ITALIA/BALCANI/NATO
19 febbraio 1998

STRAGE DEL CERMIS: UNA REPLICA DEI RAID IN BOSNIA
riassunto dal "New York Times"

Oggi il "New York Times" ha pubblicato un lungo articolo, corredato da dettagliate illustrazioni, sulla recente strage del Cermis. Il pezzo, scritto da J. Tagliabue e M.W. Wald, riporta numerosi e documentati particolari sulla strage provocata dall'aereo americano in forza alla NATO. Gli autori iniziano in maniera categorica: "Quando il jet dei marines ha colpito l'impianto della funivia, uccidendo 20 persone, il pilota stava violando le disposizioni che prevedono l'obbligo di volare a più di 1.000 piedi [305 metri] dal suolo ed era penetrato in un'area che il governo italiano ritiene fuori da ogni rotta prevista e vietata al volo", aggiungendo subito che "il pilota non disponeva delle mappe militari italiane che erano state fornite ai suoi comandanti e che segnalavano la presenza della funivia, che d'altra parte è chiaramente riportata in ogni normale mappa stradale. Il Pentagono, la cui politica è quella di non usare mappe fornite dai paesi ospiti, aveva infatti fornito ai piloti una mappa americana sulla quale non era segnalata la funivia, costruita ben 31 anni fa". Gli autori proseguono raccontando che "il jet ha attraversato la valle a 800 chilometri all'ora, sfiorando laghi e strade e spaventando gli abitanti locali con un volo radente sopra i loro tetti". Addirittura, "numerosi automobilisti hanno telefonato alle autorità segnalando di avere visto l'aereo sfiorare i tetti delle automobili su una strada altamente trafficata". A circa metà del percorso, l'aereo della NATO "ha virato a sinistra per attraversare una serie di valli, violando in maniera netta i piani di volo, secondo quanto sostengono le autorità italiane". Ma perché tutto questo? Una bravata dei piloti, una "americanata", come anche alcuni membri del governo, presi da un improvviso e sospetto orgoglio nazionale, hanno lasciato intendere? Secondo le testimonianze degli abitanti locali i voli radenti erano pane quotidiano - è mai possibile che le autorità militari della NATO (americane e italiane) tollerassero da tempo una tale indisciplina? Un particolare riportato dal New York Times lascia trasparire qualcosa di ben diverso: "Il Prowler ha svolto un importantissimo ruolo nei bombardamenti effettuati dalla NATO tre anni fa in Bosnia-Erzegovina, anche se è chiaro che dopo la firma di un accordo di pace, i rischi [...] nella regione si sono sostanzialmente ridotti. Tuttavia, i responsabili della difesa di Stati Uniti e Italia continuano a insistere per continuare le missioni di addestramento. Il volo [a quote bassissime] era un'arte militare ampiamente praticata dai Prowler in Bosnia per evitare l'identificazione da parte di aerei nemici. I Prowler e gli altri aerei dello stesso tipo il cui scopo è quello di mandare in tilt i radar nemici, spesso volano in testa ai battaglioni che effettuano i raid per aprire la strada alle missioni di bombardamento. A quote così basse l'alta velocità è addirittura più sicura [per i piloti, non per le loro potenziali vittime, evidentemente - n.d.t.] perché aumenta la manovrabilità". La realtà sembra piuttosto essere quindi quella di un rischio calcolato, per mantenere sempre efficaci le tecniche distruttrici degli aerei NATO, nel più assoluto disprezzo delle popolazioni locali.

Rimangono ancora da individuare con precisione le responsabilità dell'incidente, che vanno comunque cercate all'interno della NATO. "Il Pentagono insiste nel dire che l'aereo si trovava su una rotta approvata, mentre i funzionari italiani affermano che la valle era al di fuori della rotta e che ogni deviazione era ingiustificata, visto le condizioni atmosferiche eccezionalmente buone. Gli italiani hanno vietato i voli a bassa quota vicino alla funivia nell'agosto scorso, perché il numero di esercitazioni era ormai arrivato a 900 alla settimana [cioè ben più di 100 al giorno! - a.f.] in un'area delle dimensioni circa del New Hampshire e con un livello di densità della popolazione quasi doppio. Da allora il numero dei voli è stato ridotto a 500 alla settimana, con un netto taglio dei voli a bassa quota", voli che, tuttavia, hanno continuato a essere autorizzati, evidentemente. Secondo il New York Times due comandanti americani (il capitano Ashby e il tenente colonnello Muegge) sarebbero sotto inchiesta perché sospettati di non avere comunicato questo divieto ai loro piloti. Rimane il fatto che nei documenti con i piani di volo depositati presso il centro di controllo veniva esplicitamente "autorizzato il volo a un'altezza di 500 piedi [cioè la metà di quella minima consentita - a.f.] al di sopra del territorio del comune di Ponte di Legno".

Il New York Times conferma anche la notizia della destituzione negli USA del tenente colonnello Watters, che aveva ordinato ai propri uomini di distruggere registrazioni video di voli a quote non consentite svolti in passato, una delle quali avrebbe mostrato lo stesso Watters alla guida di un aereo che violava le disposizioni sulla quota di volo. Inoltre, secondo il New York Times, "il Prowler, a differenza degli aerei civili, non ha alcun dispositivo di registrazione delle comunicazioni tra il pilota e la sua base e dei dati di volo, come la cosiddetta 'scatola nera'. Dispone solo di un registratore di missione che rileva l'attività radar, l'altitudine sul livello del mare, la latitudine e la longitudine". Ma si tratta di uno strumento di scarsa qualità documentaria, perché "per ogni ora di volo il suo margine di approssimazione aumenta di circa due chilometri e nel momento dell'impatto con il cavo della funivia l'aereo poteva quindi trovarsi in un raggio di un chilometro di distanza rispetto al punto indicato nella registrazione, una differenza enorme per rilevare l'altitudine in condizioni di montagna", ma il giornale americano aggiunge un altro particolare ancora più inquietante: "Il migliore strumento di rilevazione, nelle missioni dei Prowler, sono di norma gli occhi del pilota. 'Per quel tipo di missione a quota così bassa', racconta un istruttore in pensione, 'il pilota doveva fare affidamento sui propri occhi per capire a che altezza si trovava'".

Al di là delle responsabilità individuali, che vanno ancora stabilite, quello che emerge è un quadro di tragica arroganza da parte delle strutture della NATO. Una premeditata violazione delle norme più elementari di sicurezza, nel più assoluto disprezzo della popolazione civile e senza nemmeno adottare degli standard tecnologici adeguati per i rischi che gli addestramenti comportavano. Il fatto che sull'Italia nord-orientale abbiano continuato a tenersi così tante esercitazioni per questo tipo di voli, nonostante la loro altissima pericolosità, la dice poi lunga su quanto poco siano pacifiche le intenzioni della NATO rispetto alla Bosnia e all'area balcanica in generale.

(sulla base dell'articolo "How the U.S. Plane Killed 20 in Italy" di J. Tagliabue e M.L. Wald, New York Times, 19 febbraio 1998 - selezione, traduzione e riassunto di A. Ferrario)