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![]() La corsa alla NATO della Romania. Chi e perché di Elena Danielyan Chi abbia seguito la politica e i media romeni nel corso degli ultimi sei mesi potrebbe rimanere piuttosto confuso e divertito: un piccolo paese sud-europeo, uscito da 45 anni di regime comunista e che si trova a combattere con tutti i problemi economici ereditati e acquisiti del mondo contemporaneo e del suo "nuovo ordine", ignora semplicemente tutti i suoi problemi e dà priorità unicamente all'adesione a un'alleanza militare. Un tale zelo politico lo si è visto in Romania solo ai tempi della dittatura di Ceausescu. Ma c'è un cambiamento evidente. Lo slogan di Ceausescu "Tutto per il partito!" viene sostituito oggi con lo slogan di Costantinescu "Tutto per la NATO". Non è un'esagerazione. "Tutto per la NATO" è precisamente la frase con cui il nuovo presidente della Romania si rivolge a un paese i cui abitanti stanno perdendo il loro posto di lavoro e si stanno impoverendo a un ritmo drammatico, il tutto sotto il suo "governo riformista". Questi sono il suo motto e la sua esortazione. In realtà, dopo soli sei mesi di governo di Costantinescu e della sua Convenzione democratica l'inflazione è aumentata a un ritmo drammatico, la crescita del PNL, in precedenza stabile e attestata sul 6 per cento, è scesa fino al -3 per cento, i costi dei trasporti, della sanità e del cibo sono quadruplicati. Il nuovo governo dichiara con orgoglio che si prevedono centinaia di migliaia di licenziamenti. Nei prossimi mesi, secondo il "programma di riforme forzate" del FMI, le grandi imprese non riceveranno più i sussidi statali e di conseguenza verranno chiuse. Ciò porterà alla distruzione dell'industria romena. La Romania, che l'anno scorso esportava grano, verrà probabilmente costretta nel giro di 6 mesi a importarlo sotto il nuovo governo: l'agricoltura ha già "risposto al nuovo sistema fiscale abbassando la produzione. Sono bastati solo alcuni mesi, al "governo riformista" di Costantinescu, per rompere la fragile spina dorsale dell'economia romena, mentre stava lentamente, ma progressivamente, riprendendosi. In soli pochi mesi, il governo di Costantinescu ha "riformato" la Romania facendola diventare un duplicato classico di un'"economia delle banane", con tutte le tragiche conseguenze per il suo popolo. Oggi la gente è già scesa nelle strade protestando contro il deterioramento delle condizioni di vita. Per il momento è ancora possibile calmarla con la solita propaganda, che dà tutta la colpa dell'attuale catastrofe al precedente governo di I. Iliescu. Ma non durerà a lungo. Costantinescu ha bisogno di entrare a far parte della NATO, perché ciò gli tornerà utile quando un giorno gli verrà ricordato il suo fallito "Contratto con una Nazione" e gli verrà chiesto di dimettersi. Potrà giocare la carta dello "scenario albanese" e chiedere che un "intervento umanitario riporti l'ordine costituzionale". Si tratta del principale motivo della corsa isterica senza precedenti dell'attuale governo romeno nelle braccia della NATO. Costantinescu ha scommesso sulla NATO come condizione indispensabile per la sua stessa sopravvivenza. E' proprio questo che lodano i fautori della NATO negli Stati Uniti. Il capo della Helsinki Commission degli Stati Uniti, il membro del Congresso C. Smith, si è spinto così in là nell'esprimere il suo entusiasmo per la performance di Costantinescu, da chiamare la sua elezione come il frutto delle "prime delezioni democratiche e pacifiche dal 1937". Ciò da una prova molto chiara di quanto sia profondo il "rispetto" della volontà dei popoli di altri paesi da parte dei professionisti americani in diritti umani. Definendo le leggitime elezioni svoltesi in Romania nel 1992 come "non democratiche" e illegittime, e proclamando Costantinescu il "primo presidente eletto democraticamente", i fautori della NATO negli Stati Uniti cercano del tutto spudoratamente di manipolare il passato del paese nel tentativo di controllarne il futuro. Il rispetto dei diritti umani è in realtà così ideale, nella Romania di oggi? Chiamare Ion Iliescu e il suo Partito Social-Democratico "neocomunisti" è diventato una cosa comune nei media. Ma nella Romania di Iliescu nessuno veniva etichettato come "nemico del popolo" sulla base delle differenze ideologiche. Al contrario, l'incitamente a una caccia contro i "nemici ideologici" viene oggi direttamente dal presidente-democratico Costantinescu. Dato che il nuovo governo romeno ha dichiarato l'entrata nella NATO un'ideologia di stato, il presidente Costantinescu ha pubblicato personalmente una dichiarazione in cui "tutti i romeni che non appoggiano attivamente l'adesione alla NATO" sono dichiarati "non romeni". In altre parole, "nemici della nazione". Chiunque nella Romania di oggi è contro la NATO viene dichiarato come minimo... un "agente del KGB" e un "agente di Mosca". La cosa è facilmente spiegabile. Per Costantinescu, l'opposizione alla NATO è altrettanto pericolosa dell'opposizione al regime che egli incarna. E' per questo che la "caccia alle streghe" viene promossa con tutti i mezzi dai media romeni, "ripuliti" a fondo dopo le elezioni, con la cacciata di tutti coloro che non esprimevano un entusiastico appoggio del nuovo governo. Questo atteggiamento, il cui obiettivo è quello di mettere a tacere ogni possibile opposizione alla principale corrente politica, viene chiamato "liberazione dell'informazione". La realtà orwelliana ha fatto il suo ritorno in Romania. L'era dei processi politici sta di nuovo tornando con la campagna totalitaria nota come "lotta contro la corruzione". L'attuale processo contro il leader dei minatori Miron Cosma per gli eventi verificatisi a Bucarest sette anni fa, quando i minatori hanno impedito un colpo di stato da parte della Conventia attualmente al potere, non è altro che pura vendetta politica - e allo stesso tempo anche uno strumento per impaurire e mettere a tacere l'opposizione. I media stranieri hanno notato che lo zelo di Costantinescu è simile a quello dei "bolscevichi". Si tratta di un'osservazione azzeccata. Lo zelo con cui si distrugge in nome di un "futuro nuovo e splendente" è in effetti un'ossessione dei bolscevichi che oggi viene fatta propria dal nuovo governo romeno. Il "futuro splendente" di Costantinescu promette come ricompensa per l'attuale catastrofe... l'adesione alla NATO. L'adesione alla NATO costerà alla Romania $10 miliardi. Ma, soverchiato dallo slogan "Tutto per la NATO!", questo argomento non è stato nemmeno oggetto di discussione. Costantinescu e il suo governo sono davvero dei non tradizionalisti, sotto tutti gli aspetti. La diplomazia romena era nota per il suo equilibrio e la sua saggezza - abilità altamente sviluppate che hanno consentito a questa cultura unica nel suo genere di sopravvivere lungo secoli di guerre e invasioni. Il fatto che la Romania sia il solo paese ortodosso di un mondo latino, la ha sempre posta in una posizione speciale che i diplomatici romeni sono stati capaci di sfruttare a vantaggio del paese e della sua pace. I "riformisti" di oggi non si peccano di bruciare tutti i ponti, offrendo in cambio dell'ammissione nella NATO, un corridoio per trasferire il petrolio del Mar Caspio verso l'Est" - uno dei punti più delicati per Mosca, che quest'ultima non dimenticherà, né perdonerà. Ma l'ultima preoccupazione dei bolscevichi di Costantinescu è quella di preoccuparsi per il domani. Vedono il domani sotto un ombrello NATO che risolverà tutti i loro problemi personali, da un'eventuale sollevazione popolare - alla politica estera. Lo slogan "Tutto per la NATO!" deve essere preso alla parola. Il famoso patto Molotov-Ribbentrop, che ha concesso territori romeni a quella che oggi è l'Ucraina, non è mai stato riconosciuto da alcun governo romeno. Un tentativo di I. Iliescu di firmare un accordo con la Russia menzionando il patto Molotov-Ribbentrop in un protocollo separato è stato immediatamente accusato di essere un "tradimento degli interessi nazionali". Tuttavia, dal punto di vista dei riformisti, quello che non va bene per la politica di un paese indipendente, va bene per un paese che viene considerato come il cortile di casa della NATO. La fretta di Costantinescu per giungere a un accordo con l'Ucraina, molto meno favorevole per la Romania di quanto non lo sia stata la sua versione russa, non lascia infatti alcuno spazio per negoziati futuri. La ragione della fretta è la stessa: l'entrata nella NATO. Non vi è nulla che i riformatori non sacrificherebbero per l'ammissione nella NATO. Nel momento in cui i propagandisti della NATO lodano il popolo romeno per il suo "supporto unilaterale" all'adesione alla NATO, che secondo le statistiche ufficiali romene raggiungerebbe il 92 per cento, è molto interessante rilevare che il 45 per cento dei romeni, secondo le inchieste, non sappia tuttavia cosa sia la NATO. E non si tratta di una sorpresa. La Romania è un paese rurale. La maggior parte della popolazione è costituita da contadini. Sono preoccupati per problemi che, per loro, sono lontani dai folli giochi politici della capitale. Sono sopravvissuti ad anni di regime comunista. sopravviveranno al breve governo dei "riformisti", così come sono sopravvissuti a tutte le invasioni e le devastazioni. Non hanno permesso la creazione di basi militari straniere in Romania nel passato e non la consentiranno in futuro. Il governo "riformista" romeno ha una possibilità di "riformare" la mentalità di queste persone pari a quella che avevano i comunisti. Le inchieste che parlano di un "92 per cento dei romeni favorevoli all'adesione alla NATO", che assomigliano così tanto alle inchieste del passato secondo cui "il 99 per cento è con il nostro Partito", sono troppo ottimistiche per l'attuale governo. I veri "bolscevichi" devono essere ottimisti, ma il loro secondo governo in Romania potrebbe non durare a lungo. |