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Centro sociale occupato e autogestito Gabrio
Via Revello, 3 - TORINO
 
STUDENTI SCREDITATI
Studenti Screditati
 
MA NOI CI SAREMO?
 

Questo caldo inverno 97/98 sta portando non poche simpatiche novità anche per noi studenti universitari. Il mese scorso è stato infatti presentato il documento prodotto dal gruppo di studio sulla riforma universitaria promosso dal ministro Berlinguer e capitanato da due eroi del nostro tempo: Martinotti e Tranfaglia (si, proprio lui, l’amato preside torinese di Lettere e Filosofia).
Adattando il famoso adagio di Agnelli, dopo aver letto la bozza di lavoro, non si può che esclamare: “Ci vuole un gruppo di professori di sinistra per fare una riforma universitaria di destra”.
Infatti questo documento, dietro ad una fraseologia che occhieggia insistentemente a slogan e richieste proprie degli studenti in questi ultimi anni (formazione permanente, flessibilità curriculare, etc...) disegna un Università costruita sulla base delle necessità delle imprese senza alcuna attenzione a quelle degli studenti.
In pratica la domanda che si sono posti i fin troppo noti redattori di questo documento è stata: “Come possiamo inscatolare al meglio gli studenti in modo che siano più utilizzabili dalle imprese che li vorranno comprare?”.
E si sono risposti: “Flessibilizzandoli, per Dio!”. Così scompare il fuori-corso, il valore legale del titolo di laurea, la relativa uguaglianza di condizione per chi esce dall’Università, per lasciare il posto all’Università flessibile dove ognuno dovrà contrattare individualmente e in posizione di netto svantaggio il proprio corso formativo, dove vigerà una vertiginosa stratificazione tra livelli differenti di diplomi, dove si passerà la vita a reiscriversi a corsi particolari per soddisfare le mutate esigenze del mercato del lavoro. Un’Università dove, in una parola, si dovrà studiare a cottimo con l’unico scopo di raccogliere il maggior numero di punti (i famosi “crediti”) per vendersi meglio sul mercato del lavoro.
Molti di voi diranno: “Ben venga un’Università così, avvicinando studio e lavoro, ci garantirà di non restare disoccupati!”. Toglietevelo dalla testa: il mercato del lavoro oggi non garantisce nessuno, la precarietà è la condizione normale di vita. La flessibilità, tanto dello studio quanto del lavoro, garantisce solo le imprese, che potranno sempre più disporre di una forza lavoro qualificata, disponibile a svolgere i lavori e le mansioni più diverse, senza doverle assicurare alcunché.
QUESTA RIFORMA DELL’UNIVERSITA’ PREPARA SOLO UN ENORME BACINO DI PRECARIETA’ LAVORATIVA E DI VITA!
Insomma abbiamo davanti a noi un luminoso futuro fatto di corsi di studio precotti (è prevista la possibilità di scelta di non più del 10% degli esami),stravolgibile a piacere dai professori e un compenso finale di precarietà lavorativa e di continue reiscrizioni a corsi specifici fatte all’unico scopo di inseguire disperatamente i desideri delle imprese.
In più tutto ciò lo pagheremo salato! Gli aumenti delle tasse tra il ’92 e il ’96 non sono stati che l’inizio. Sintomatica in questo senso è la vicenda delle scuole di specializzazione per l’insegnamento: non basterà più la Laurea per provare ad insegnare, ci vorrà il diploma ottenuto in queste scuole, a rigorosissimo numero chiuso, a pagamento e a frequenza obbligatoria (1500 ore).
Ma, direte voi, questo è il nostro tempo e così va il mondo; voi cosa proponete per uscire dal clima stagnante di questa Università-parcheggio che garantirà anche il valore legale del titolo di studio, ma nulla più?
L’università che noi vogliamo, in uno slogan, è un’Università pubblica, a libero accesso, gratuita e aperta ai più diversi percorsi formativi.
PUBBLICA perché formazione e sapere sono bene di tutti, e non devono essere piegati alle esigenze di una parte sola della società, cioè le imprese.
A LIBERO ACCESSO perché rifiutiamo la logica della competizione individuale, che vede nel fottere il proprio vicino il miglior viatico per il successo nella vita.
GRATUITA perché la formazione non è un regalo che ci viene fatto, ma una necessità dell’intera società. Nessuna formazione sociale può infatti sopravvivere senza la continua crescita culturale dei propri membri.
APERTA AI PIÙ DIVERSI PERCORSI FORMATIVI perché la formazione di un individuo non deve essere l’imposizione dei saperi più utili a chi dovrà poi comprare quell’individuo (cioè le imprese), ma una libera scelta di costruzione di un proprio bagaglio di sapere e conoscenza.
Inoltre pensiamo ad una vera formazione permanente, ossia ad un’Università dove chiunque, senza dover pagare pesi monetari, possa decidere liberamente di frequentare corsi e seminari, quando e come vuole.
Contro l’Università dei Tranfaglia-Berlinguer, e per la nostra diversa Università, noi stiamo iniziando a mobilitarci. Ci sarete anche voi?

ASSEMBLEA MERCOLEDI’ 28/1 ORE 17 AULA 37
STUDENTI  S-CREDITATI

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