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Centro sociale occupato e autogestito Gabrio
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STUDENTI SCREDITATI
Studenti Screditati
 
L’UNIVERSITA’ A PUNTI PUNTO PER PUNTO.
 

Cerchiamo con queste poche e scarne righe di riassumere i principi ordinatori generali dell’ormai famigerato documento di riforma universitaria, tentando, al contempo, di farne una sistematica critica.
Vi auguriamo una buona lettura.
 

1)  CONTRATTUALITA’ DEL RAPPORTO STUDENTI-ATENEO

 “Il principio di contrattualità rivaluta il ruolo di studentesse e studenti quali soggetti attivi adulti”

Cosa significa soggetti attivi adulti? Secondo noi soggetti adulti in quanto firmatari di un contratto con precise responsabilità e doveri, per di più attivi visto che oltre a pagare ingenti somme in tasse, dovranno anche dimostrarsi “produttivi” (come da contratto), a prescindere dalle molte problematiche personali; altrimenti si verrà “licenziati”.
 

2)  DIVERSIFICAZIONE COMPETITIVA FRA GLI ATENEI

 “...è necessario specificare che “competitività” in questo contesto non può avere il medesimo significato che gli si attribuisce nel linguaggio economico che regola i rapporti tra imprese. Indipendentemente da ogni altra considerazione, nel sistema italiano non è possibile, allo stato attuale, pensare ad un sistema di atenei in competizione tra loro, per la buona ragione che mancano le condizioni al contorno per un vero e proprio mercato accademico, sia per gli studenti, sia per i docenti”.

Questo punto la dice lunga sui principi su cui si basa questa riforma, che auspica un libero mercato della “cultura” (possibilmente in un libero mercato generale, magari sull’esempio statunitense) dove i principi universali, quali il sapere per tutti, sono banditi.
 

3)  PLURALITA’ DELL’OFFERTA FORMATIVA

 “Il sistema italiano di istruzione superiore (...) deve creare le condizioni perché questo percorso si svolga con la massima regolarità possibile inserendo nel contratto formativo le condizioni necessarie per il regolare completamento degli studi per le studentesse e per gli studenti a tempo pieno e i doveri che essi sottoscrivono. Al tempo stesso deve svilupparsi sempre più una risposta alla articolata domanda proveniente dal altri soggetti (...) perlopiù inseriti nel mondo del lavoro (...). Questo principio deve portare alla eliminazione dello status del FUORI CORSO”.

Abbiamo molti dubbi sulla presunta tutela di quella che è la maggioranza degli studenti, oltre al fatto che ci sembra che, già in fase di progettazione, questa riforma ponga gli studenti (e quindi le lauree) a tempo pieno in un piano superiore, con valore superiore e con valutazioni (crediti) superiori.
 

4)  FLESSIBILITA’ CURRICULARE

 “La flessibilità curriculare facilita l’adeguamento dell’offerta formativa ai cambiamenti nel mondo del lavoro e delle condizioni di vita che sono particolarmente rapidi in questo torno di anni (...). La flessibilità curriculare si ottiene facilitando le procedure di approvazione di nuovi corsi di studi, e la loro chiusura una volta che se ne rilevi esaurita l’utilità”.

Come si vede tutti i cambiamenti vanno sempre e solo nella direzione di una formazione culturale quanto più compatibile e assoggettata agli umori del mercato, verso una specializzazione sfrenata e una plasmatura vera e propria dei luoghi della cultura sotto ogni profilo, senza il controllo e la partecipazione di alcun studente.

5)  MOBILITA’ DELLE RISORSE UMANE

 “(...) eliminazione della rigida corrispondenza tra docente e cattedra/materia che del resto è una peculiarità del sistema italiano e che sotto il pretesto della libertà di insegnamento ha mascherato il più perverso intreccio di nicchie, privilegi e cattiva distribuzione delle risorse che abbia mai dominato un sistema organizzato”.

Mai parole più veritiere sono state scritte a proposito delle “caste baronali” formatesi all’interno delle Università; ma, ci chiediamo, questo “rivoluzione” dall’alto colpirà veramente i privilegiati oppure permetterà di trasformare dottorandi, ricercatori e professori associati in precari con i contratti sempre in dubbio e dirottabili su qualsiasi corso che trovi rispondenze nel mercato locale di appartenenza degli atenei.
 

6)  ACCREDITAMENTO DEI CORSI DI STUDIO

 “(...) mira alla graduale sostituzione di un valore formale del titolo di studio (...) con un sistema di certificazioni a posteriori o accreditamento basato su tre criteri, valore culturale del titolo proposto, sua rispondenza ad esigenze sociali o economiche e adeguatezza delle risorse messe a disposizione dagli atenei. L’accreditamento nazionale è necessario nella misura in cui il sistema dell’istruzione superiore utilizza risorse pubbliche da un lato e si pone come garante della qualità dell’istruzione offerta dall’altro. Tuttavia, nel quadro dell’autonomia è indispensabile che i requisiti comuni siano effettivamente minimi ...”

Siamo in paziente attesa di sapere quali siano questi “requisiti minimi” che dovrebbero assegnare un valore riconosciuto su tutto il territorio nazionale al nostro titolo di studio.

7)  SISTEMA DEI CREDITI EDUCATIVI

 “I crediti sono unità di misura standardizzate dell’esperienza conoscitiva acquisito che possono esser spesi in diversi livelli e ordini di studi.”

Ci chiediamo quale cambiamento porterà il sistema dei crediti se, citiamo un altro passo del documento, “dovrebbe essere sempre la struttura che accoglie (ovvero il nuovo istituto o ateneo) a decidere quali crediti acquisiti siano da riconoscere ed accettare”
 

8)  APPOGGIO ALLA INNOVATIVITA’ BOTTOM UP

 “...è permesso tutto ciò che non è vietato [...]. I necessari indirizzi centrali non devono frenare l’iniziativa locale e si devono piuttosto orientare verso procedure di responsabilizzazione delle risorse locali e nella diffusione dei modelli di best practices.”

Ancora un ottimo principio, ma a chi sarà permesso tutto ciò che non sarà vietato?
Non saranno forse solo i problemi di bilancio, sempre meno coperti dall’intervento statale, a stimolare le iniziative “dal basso” piuttosto che le reali esigenze degli studenti?
 

9)  ADOZIONE DI SISTEMI DI VALUTAZIONE

 “Maggiore è l’autonomia, più stringente deve essere l’obbligo da parte dei soggetti di confrontarsi con una valutazione anche esterna del proprio funzionamento.”

Sicuramente tutti noi avremmo qualcosa da dire a proposito della” valutazione” del funzionamento dell’Università.
D’altro canto crediamo che fino a quando questa “valutazione” si esprimerà attraverso questionarietti da compilare alla fine dei corsi senza alcun risvolto pratico, questo principio rimarrà sulla carta.
 

10)  TRASPARENZA NELL’INDIRIZZAMENTO DEL SISTEMA

 “All’autonomia deve corrispondere un rafforzamento della funzione di governo [...].Governo significa capacità di conoscenza, di indirizzo, di coordinamento e di verifica dei risultati. Tali capacità risultano necessarie per garantire, a livello centrale e locale, il governo dei processi di mutamento in atto e l’utilizzazione delle risorse per incentivare il sistema verso determinati obbiettivi ritenuti primari.”

Quest’ultimo principio smaschera definitivamente i veri intenti dei 18 saggi: invece di una vera riforma “dal basso”, che nasca da una discussione che coinvolga tutti coloro (professori, ricercatori, dottorandi, studenti, impiegati) che vivono l’Università, si richiama in causa l’intervento ministeriale per dirigere il cambiamento sugli obbiettivi ritenuti primari, fino a prova contraria, solo dagli Autori di questa proposta.

STUDENTI S-CREDITATI

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