Claude Guillon, scrittore, Parigi, 25 febbraio 1997.
Prima di essere vittime delle seccature poliziesche e del razzismo, gli immigrati - clandestini e non - sono vittime del mito economico. I politicanti di ogni tipo, e molti oppositori alla legge Debré, concordano sull'esistenza di un "vero problema dell'immigrazione clandestina". Una volta fatta questa concessione, le anime buone parlano di solidarietà, accoglienza e tradizione.
Vuol dire non capire niente del funzionamento capitalistico che include deliberatamente una manodopera immigrata, regolare e clandestina, alla manodopera nazionale.
È inchinarsi davanti il mito delle "leggi economiche", che si presuppone partecipino ad un ordine naturale immutabile. Orbene l'economia non è null'altro che una visione del mondo, quella del capitalismo. Se esistono leggi dell'economia non hanno niente di diverso da quelle del Monòpoli! A cosa serve chiedere periodicamente la loro revisione ad un personale politico i cui privilegi materiali e il narcisismo gerarchico esigono che non si muova nulla? La vita è breve ed esistono giochi più accattivanti!
Ma, questi "clandestini" non vi ricordano niente? Per definizione impossibili da quantificare, si suppone che siano però tanto più numerosi e nascosti di quanto appaia; queste persone arrivate dall'estero sono accusate di rovinare il paese, questi rappresentanti di presupposte "razze" differenti, per non dire inferiori, sono accusati dal neo-nazi Le Pen di essere portatori dell'epidemia di AIDS e di "mettere in pericolo la nostra sostanza biologica" (parole di Le Pen...). Ci siete adesso! Questi clandestini hanno le stesse caratteristiche attribuite gli Ebrei nel discorso antisemita. Non che la figura dell'Ebreo cessi di essere centrale nell'immaginario, nei sottintesi e nella strategia di Le Pen, anzi: l'immigrato clandestino, contro il quale si possono muovere tutte le accuse - non fondate, ma che non sono illegali perché non considerate razziste - in materia di salute pubblica e di economia, è una metafora dell'Ebreo. L'elettorato tradizionale di estrema destra non ha dubbi; gli altri elettori del F.N. l'accettano senza problemi.
Se vogliamo bloccare la "Vitr(i)olisation" del paese (N.d.T. questo gioco di parola non fa tanto effetto in italiano... Vitroles è l'ultima città conquistata dal F.N., Vitriol è il vetriolo...), di fronte ad un partito che sa giocare abilmente sulle molle psicologiche profonde (paranoia, angosce e inibizioni sessuali) il minimo è di procedere ad una critica dei miti dominanti (razze, economia) senza nessuna concessione, neanche sulla forma. Cominciamo ad affermare che il "problema dell'immigrazione clandestina" non esiste da nessuna parte se non negli incubi del Ministro degli Interni e nella propaganda del F.N..
Benvenuti i clandestini cinesi, che crepino il macellaio Li Peng e tutti coloro che l'hanno ricevuto inchinandosi.
Per quanto necessaria e simpatica possa essere, la protesta morale non basta (ancora meno quando essa prende la forma di una sfilata per lo più silenziosa, come quella del 22 febbraio a Parigi, nella quale i partecipanti sembravano non aver nulla da dirsi e nulla da dire agli altri). Le manifestazioni di dicembre '95, e quelle dopo lo sgombero di S.Bernard, nell'agosto '96, avevano un'altro colore, dato dalla rabbia e dalla speranza.
È solo in un movimento sociale che si afferma internazionalista, e riscopre l'utopia concreta di un mondo da costruire, senza economia né frontiere, che troveremo il piacere, la certezza e la determinazione necessaria per vivere insieme.
P.S.: PROCESSO
Jean-Louis Debré, l'uomo che vorrebbe farvi credere alla trasmissione genetica
dell'intelligenza (N.d.T. Occorre ricordare che suo padre ha occupato per anni
diversi posti ministeriali importanti sotto la presidenza di De Gaulle...),
ha dichiarato che perseguirà "sistematicamente coloro che criticano la
polizia". Comunque, sollecitando i miei amici a denunciare la polizia , vi
invito ad assistere al processo in appello che mi oppone agli sbirri della Brigata
anticriminalità del 19° distretto di Parigi. Arrestato durante la spedizione punitiva degli sbirri a Belleville in seguito alla
manifestazione in favore dei sans papiers del 28 Agosto 1996, sono stato picchiato
alla testa e al fegato in maniera tanto "efficace" da soffrire di un'emorragia
interna. Accusato di aver danneggiato automobili (?!) e aggredito due sbirri motociclisti
(nessuno dei due, rassicuratevi, è stato ferito), sono stato condannato in
prima istanza a 15 giorni di carcere con la condizionale e a 1 Franco francese di
risarcimento, "condanna di innocente" che traduce l'imbarazzo dei magistrati.
Partecipare
ad una manifestazione equivale ormai a rischiare la vita?
La polizia è
libera di infliggere punizioni corporali che la giustizia si incarica di coprire
successivamente?
Se queste domande vi interessano, appuntamento:
Martedì 25 marzo 1997, ore 13.30 - Palazzo di Giustizia, 75 001 Parigi.
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