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un contributo al DIBATTITO

La redazione di infodiret(t)e

Le immagini della porta della chiesa di Saint-Bernard, abbattuta a colpi di ascia dalle forze dell'ordine hanno fatto il giro del mondo. Simboli, a detta del governo francese, della sua inflessibilità di fronte al pericolo pubblico numero uno, l'immigrazione! Questo "segnale forte", espressione preferita di Chirac, Juppé, Debré e compagnia, avrebbe dunque lo scopo secondo loro, di scoraggiare gli eventuali candidati di viaggi verso la Francia e di rassicurare una certa maggioranza di Francesi, sempre più inclini a rifiutare gli stranieri.

La lotta dei sans-papiers assume quindi due dimensioni, peraltro inscindibili: la politica dell'immigrazione in Francia e il rapporto Nord-Sud.

Dal 1973 la Francia, in nome della "immigrazione zero" non ha smesso di rinforzare i suoi dispositivi legislativi in materia di immigrazione. Le scellerate leggi Pasqua del 1993, oltre al fatto di interdire la quasi totalità delle nuove popolazioni immigrate sul territorio nazionale, ha come effetto diretto la creazione di nuovi clandestini.

La maggior parte degli occupanti di Saint-Bernard, come confermato dalle diverse testimonianze proposte nel video "La ballade des sans papiers", erano in possesso di un permesso di soggiorno già da prima dell'applicazione delle leggi Pasqua.

La società francese, dagli anni '70 e ancor di più al giorno d'oggi, è costretta a confrontarsi con le trasformazioni del sistema capitalista (globalizzazione e mondializzazione dell'economia, esordio e primato dei concetti di produttività e di qualità totale, ipertecnologizzazione degli strumenti di produzione, ...) che si traducono soprattutto nella precarizzazione e nella flessibilizzazione del lavoro, la cui espressione più forte diventa la disoccupazione strutturale.

Di fronte all'angoscia di un avvenire incerto, la società francese, certamente influenzata dai discorsi fascisti e razzisti di Le Pen ripresi dalla quasi totalità della classe politica, individua un capro espiatorio: l'immigrato! Se il sistema di protezione sociale non funziona più, se la disoccupazione cresce quotidianamente, se la violenza si espande, ... il colpevole: l'immigrato!

Un certo pessimismo sulla natura umana e una lettura della storia, ci ricordano la facilità con cui lo straniero o il più debole sono sempre stati colpevolizzati, e quando le due figure coincidono, come in questo caso... Il consenso popolare è talmente grande che durante la manifestazione contro l'applicazione delle leggi Pasqua, nel 1993, ci siamo ritrovati in meno di 10.000. I charter della vergogna che rimpatriano gli immigrati diventano una banalità. La caccia sistematica ai clandestini si intensifica e cominciano a nascere pratiche delatorie verso le persone in situazioni di irregolarità (a scuola, negli ospedali, nei servizi sociali,...).

In un panorama che ricorda sempre più i tempi oscuri della Francia di Vichy, la questione dell'immigrazione si unisce all'efficacia della repressione!!!

E' in questo contesto che nasce la lotta dei sans-papiers.

La prima grande forza di questo movimento sta nella sua composizione. Di fatto, fermi nel loro proposito di non nascondersi più e al contrario di rendere visibili le loro esistenze e le loro situazioni, 300 immigrati irregolari decidono di occupare la chiesa di Saint-Ambroise.

Con questa azione, il discorso sull'immigrazione nella società francese va lentamente modificandosi. Non sarà più soltanto una questione di cifre sull'immigrazione clandestina né di misure repressive, bensì di scoprire denunciare e modifiare le condizioni di vita di esseri umani, condizioni inaccettabili, prodotti dell'applicazione di leggi razziste.

Così, nel corso dei mesi - questa lotta è nata in marzo e prosegue tutt'oggi - e con il succedersi di occupazioni e sgomberi, la questione dei sans-papiers si impone all'interno della società francese rompendo il consenso creato intorno alle leggi Pasqua. Preferiamo tacere a proposito delle critiche strumentali e demagogiche provenienti dai partiti della sinistra e soprattutto dal Partito Socialista - che durante i suoi mandati si è tanto adoperato per la chiusura delle frontiere, che ha preso posizione sulla questione dei sans-papiers soltanto alla vigilia dell'intervento poliziesco nella chiesa di Saint-Bernard e che, attualmente, propone come soluzione al problema dell'immigrazione l'introduzione di una quota annua di ingressi per paese - e dalle diverse associazioni cosiddette antirazziste legate a questi stessi partiti. Preferiamo riferirci alla società civile, anche se non sempre riusciamo a comprendere bene il significato di questo termine, a quanti sono stati presenti alle manifestazioni o davanti alla chiesa di Saint-Bernard, venuti a portare il loro sostegno ai sans-papiers e a gridare il loro disgusto per la Francia razzista governata da Chirac e Juppé. Queste persone attraverso la lotta dei sans- papiers si sono pronunciate in favore della solidarietà, del diritto di cittadinanza per tutti, contro la repressione poliziesca e la chiusura delle frontiere.

L'altra conseguenza diretta di questo movimento è la creazione in tutta la Francia di collettivi di sans-papiers. Altri immigrati in situazione irregolare hanno deciso di seguire l'esempio di quelli di Saint-Ambroise. Attualmente sono migliaia i sans-papiers che si sono uniti per far valere illoro diritto di esistenza nella società francese. Quasi tutte le comunità sono rappresentate e, per la prima volta nella storia delle lotte degli immigrati in Francia, anche dei membri della comunità cinese si sono uniti al movimento (in un collettivo parigino di sans-papiers sono più di 300).

La volontà di manifestarsi pubblicamente è una novità ed implica l'obbligo di proseguire la lotta ad oltranza, vale a dire fino all'ottenimento di un permesso di soggiorno, non per un atteggiamento oltranzista, ma perché non ci sono alternative. Una volta dichiarata pubblicamente la propria situazione "irregolare", i sans-papiers si espongono al rischio di espulsione; alcuni del gruppo di Saint-Ambroise e di Saint-Bernard sono già stati rispediti manu militari ai loro paesi di origine.

Un'altra caratteristica di questo movimento sta nella sua unità.

Nei primi mesi di lotta, il governo francese ha tentato di dividere il movimento concedendo, ad esempio, il permesso di soggiorno a qualcuno e cercando di trattare il problema in maniera individuale. La risposta dei sans-papiers è sempre stata e resta la seguente: "Abbiamo intrapreso questa lotta insieme, quindi dobbiamo essere tutti regolarizzati o tutti espulsi", "Quello dei sans- papiers non è un problema individuale ma scaturito da un problema legislativo e quindi collettivo". Questa esemplare solidarietà ha permesso al movimento di allargarsi e di assumere un'identità forte che ha impedito di inquadrare questa situazione sotto l'angolazione umanitario-caritativa, conferendole un proprio terreno politico rapportato al dibattito sul diritto di cittadinanza e la libera circolazione degli uomini e delle donne.

La questione della libera circolazione degli uomini e delle donne, alla quale aggiungiamo quella delle idee, è uno dei problemi cruciali di questo fine millennio. Di fatto la situazione francese dell'immigrazione, malgrado le sue particolarità - la Francia è stata uno dei più grandi paesi colonizzatori e possiede, in materia di politica sull'immigrazione, una delle legislazioni più repressive - rientra nel più vasto quadro del controllo dei flussi migratori.

L'Unione Europea, con gli accordi di Schengen, ha delimitato uno spazio geo-economico- politico in cui hanno il diritto di circolare "liberamente" soltanto i detentori di una delle nazionalità che lo compongono. Bisogna aggiungere per amor di precisione, che questa libertà è però limitata al soggiorno turistico per un periodo inferiore a tre mesi nello stesso paese, mentre per un periodo più lungo è necessario richiedere un permesso di soggiorno, concesso solo dietro presentazione di un contratto di lavoro o per motivazioni di tipo scolastico o universitario. Malgrado queste restrizioni in base alle quali non è l'individuo in se stesso ad essere "libero" di circolare, ma il suo valore merce, i "felici cittadini" dell'Unione Europea godono di questo diritto, sempre più negato alle popolazioni del Sud e dell'Est.

L'attuazione dell'"Europa fortezza" (controllo intensivo delle frontiere, instaurazione di legislazioni repressive nella maggior parti dei paesi membri) è la risposta data alla necessità di cercare un rifugio vissuta da numerose popolazioni. Le cause dell'esodo sono molteplici - guerre, fame, malnutrizione, povertà, dittature, ecc. - ma tutte trovano origine nei rapporti di sottomissione instaurati dal mondo occidentale a spese dei paesi poveri.

Le ditatture sono sostenute economicamente e militarmente. La firma degli accordi del GATT, che ratificano i cambiamenti economici mondiali, è stata un simbolo esemplare della considerazione dimostrata dai paesi ricchi nei riguardi dei paesi poveri: "ecco le nuove regole che abbiamo deciso e che dovete rispettare!" La "rivoluzione verde" lanciata dalla FAO che avrebbe dovuto estirpare la fame nel mondo non ha provocato che ulteriori disastri e miserie.

Ora i grandi responsabili delle catastrofi umane ed ecologiche si riuniscono a Roma per un nuovo vertice sulla sicurezza alimentare, identificando nella logica di mercato la sola soluzione per la lotta contro la malnutrizione, la stessa logica di mercato che nei nostri territori opulenti, non solo in Europa ma anche in America del Nord, ha affossato vaste fasce di popolazione nella povertà.

Di fronte all'enormità della proposta, che purtroppo costituirà sempre di più la logica di decisione delle sorti dell'umanità, non ci resta che reinventare concetti e pratiche di solidarietà che, secondo noi, devono applicarsi tanto nei confronti delle popolazioni residenti nei loro paesi di origine, quanto in quelli delle popolazioni immigrate nei nostri paesi.

Per questo, la lotta dei sans-papiers può diventare un patrimonio comune a tutti, nella misura in cui si propone come quadro di riflessione e di pratiche concrete suscettibili di vincere le logiche di chiusura delle frontiere e di esclusione della maggior parte della popolazione mondiale da parte dei ricchi, e di introdurre un reale diritto di cittadinanza per tutti.


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