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PATTO FEDERATIVO NELLA SANITÀ'

Il 26 novembre 1997 i lavoratori del Comparto Sanità aderenti all'Unione Sindacale Italiana, al Sindacato di base e al Coordinamento Nazionale COBAS hanno siglato un patto federativo che li impegna da subito a dar vita, nei luoghi in cui sono già presenti, le rappresentanze sindacali comuni, convocando unitariamente sia le assemblee che la formazione delle delegazioni trattanti , nonché la promozione delle piattaforme contrattuali e la proclamazione degli scioperi e delle mobilitazioni. nessuna alchimia politica ma l'inizio della ricomposizione delle forze autorganizzate per costruire uno strumento efficace per la tutela dei diritti dei lavoratori. Questa esperienza non è la scorciatoia meno dolorosa per tentare di sottrarsi alla legge sulla rappresentanza sindacale partorita da CGILCISLeUIL e M. Bassanini perché in realtà tale patto non avrebbe alcun effetto pratico se non quello di garantire la rappresentatività in qualche realtà a livello locale. semplicemente gli standard della Bassanini potrebbero suggerire a qualche Direttore Generale di liquidare aggregazioni scomode negando il diritto di agibilità sindacale. Se è pur vero che per fare le lotte non è necessario tale diritto è altrettanto vero però che oggi non esistono materialmente le condizioni esistenti negli anni '70. Oggi è difficile organizzare anche una vertenza banale se non si riesce neanche ad indire una assemblea durante l'orario di lavoro. E' possibile fare un uso intelligente degli spazi di agibilità sindacale a favore delle lotte e non per sostituirsi ad esse. Difendere l'autorganizzazione significa difendere i lavoratori e i loro diritti. Crediamo che sia il tempo di esprimere in modo concreto un percorso di visibilità spendibile in tutti luoghi di lavoro a partire da quello che sarà il prossimo rinnovo contrattuale del comparto della Sanità. Vogliamo costruire, a partire dalle assemblee, una vera e propria piattaforma contrattuale alternativa da presentare in tutti i luoghi di lavoro in cui siamo presenti e in quelli in cui matureranno le condizioni per questo progetto: non ci basta più solo contestare l'ultimo e peggiore contratto di settore, ostaggio ancora dell'accordo sul costo del lavoro del 1993 che prevede aumenti salariali non superiori al tetto dell'inflazione (1,8%).il fallimento del modello sanitario aziendalizzato (D.lgs 502/92) che ha riportato per certi versi il Servizio Sanitario Nazionale alle condizioni in cui si trovava prima della riforma sanitaria è cosa oramai evidente. In alcune Regioni ed i particolare in Lombardia l'aspetto più evidente di questa 'riforma' è lo scorporo di tutti gli Ospedali dalle USL e il loro afferimento alle Aziende ospedaliere, trasformando i piccoli e medi ospedali in satelliti delle stesse, sradicati dal territorio e dai bisogni di quest'ultimo. Non è difficile immaginare come così gli ospedali si trasformeranno in veri e propri supermercati della salute, privilegiando le prestazioni più redditizie e non necessariamente utili alla popolazione del territorio. inoltre le dimensioni gigantesche delle Aziende incentiveranno la lentezza burocratica e svantaggerà gli anziani ed i portatori di handicap che hanno difficoltà di spostamento. L'afferimento degli ospedali territoriali alle Aziende Osp. in molti casi è stato fatto contro ogni logica geografica e questo ci fa supporre che si intenda procedere a soppressioni ed accorpamenti di reparto a scapito degli ospedali più periferici per far posto alle strutture di ricovero private. La legge di riordino della Lombardia, per citare alcuni aspetti perversi, prevede l'accorpamento alle aziende osp. delle strutture che erogano prestazioni ambulatoriali e/o domiciliari integrate. Questo comporta il serio rischio che le nuove aziende osp. possano considerare non economicamente conveniente mantenere in funzione i poli ambulatori territoriali essendo il ricovero pagato meglio di un day hospital o di un trattamento ambulatoriale o domiciliare. Inoltre saranno inevitabilmente penalizzati i pazienti psichiatrici da questo riordino che prevede la separazione tra ospedalità e assistenza territoriale perché queste persone necessitano di interventi non solo di natura medica ma anche psicologica e socio assistenziale che fino ad oggi venivano garantite globalmente dal Dipartimento di salute mentale. Con questo riordino e il generale riassetto del P.A. molte nubi si addensano anche sugli operatori: sulla nuova tariffazione ospedaliera, il DRG, si ritagliano carichi di lavoro, piante organiche, budget, qualità dell'assistenza e - perché no? - esuberi. la mobilità del personale rischia di diventare un problema serio tale da sconvolgere gli assetti familiari: pensate a quanto può cambiare l'esistenza di un lavoratore costretto a nuova sede distante decine di kilometri dalla attuale, forse anche cambiano mansione? In questa ottica intendiamo promuovere a Milano per SABATO 28 FEBBRAIO 1998 ore 9.300 ASSEMBLEA NAZIONALE all Ospedale Maggiore -Policlinico di MILANO Aula Borghi Ingressi: Via Francesco Sforza 35 Via Commenda 15 MM3 Linea Gialla: fermata Crocetta - Autobus 96-97 - a piedi vicino piazza Duomo

Per info e adesioni: 02 - 8184354 USI Sanità; 02 - 2625 7634 COBAS Sanità; 02 - 7492485 SdB Sanità