RISPOSTA ALLA REPLICA AZIENDALE
Sul "Messaggero Veneto" il direttore dell'Agenzia compartimentale dell'Ente poste, Gurrisi, replicava pubblicamente all' U.S.I. accusando la nostra organizzazione di non rispettare le regole, di non essere firmataria del contratto e "... di voler stravolgere quanto disposto nei limiti delle norme e delle competenze in vigore in tema di gestione del personale".
Sempre a mezzo stampa rispondeva a questo nuovo attacco il segretario dell' U.S.I. con la seguente puntualizzazione: A seguito della "dura replica" del dirigente P.T. Antonio Gurrisi di Cervignano, inerente il comunicato inoltrato da codesta O.S. precedentemente, con la presente si vuol precisare quanto segue: premesso che l' U.S.I., sindacato storico e di matrice anarcosindacalista nato nel 1912, ha rappresentato un momento di rinascita unitaria del movimento dei Lavoratori nel dopoguerra attraverso la confluenza dei suoi militanti, sopravvissuti al fascismo, alla guerra, ai campi di sterminio, al piombo stalinista e alla resistenza, nel sindacato unitario della CGIL (che poi si frantumò, a causa di alcuni partiti politici ormai egemoni nel panorama politico italiano, nella CISL e nella UIL. L'ambigua figura di Giuseppe Di Vittorio, di cui le "icone votive" tappezzano le stanze di molte segreterie sindacali, tra alterne vicende fu attiva nell' Unione Sindacale Italiana fino all'avvento del fascismo), attualmente non è firmatario di contratti nazionali perché in una fase difficile di riorganizzazione storica, soffocata una prima volta nel 1969 con la morte di Giuseppe Pinelli attivo riorganizzatore dell' U.S.I. La impossibilità di accesso alla contrattazione, non significa la preclusione all'azione sindacale e al diritto di critica (il vero problema per certa dirigenza postelegrafonica), costituzionalmente garantita, nei luoghi di lavoro ove l' U.S.I. è presente. Se regole vi sono per i portalettere, regole da rispettare vi sono anche per l' Ente poste e per certi dirigenti che continuamente le calpestano. La mancata assunzione di personale di scorta, non solo presso l'ufficio di Cervignano, sono un autentico esempio di violazione contrattuale, che avviene con il tacito consenso delle organizzazioni sindacali stipulanti i contratti collettivi e tra le cui fila annoverano il fior fiore della dirigenza azienda. I portalettere di Cervignano solo nel Gennaio '98, su 26 giorni lavorativi hanno ricevuto 25 richieste di straordinario, oltre 50 (documentabili) nel '97. Questo rappresenta un'autentica politica di tornaconto aziendale (lo straordinario a un postino è pagato 11.000 lire lorde, molto meno di un'ora di lavoro di una qualsiasi scorta), che si scontra contro quello che è un sacrosanto diritto a una vita post-lavorativa incondizionata, peraltro inserita nel contratto che prevede l'utilizzo dello straordinario in casi eccezionali e non preventivabili. Nello specifico esso è routine. Per quanto riguarda la "movimentazione" del collega Caruzzi, avvenuta il giorno in cui lo stesso consegnava al dirigente Gurrisi la proclamazione dello sciopero, anch'essa avviene attraverso un comportamento anomalo rispetto ai dettami contrattuali, che prevedono, dato che la stessa, a detta dello stesso, era stata programmata da tempo, perlomeno l'avviso preventivo all'interessato e comunque avviene in una situazione non giustificabile da alcuna esigenza di servizio se non da una discrezionalità alquanto ambigua del funzionario (i Lavoratori non sono birilli). Il degrado sindacale menzionato è poi riferito alla circostanza già citata, per cui i dirigenti aziendali sono anche e spesso dirigenti sindacali o affini, in una commistione di interessi anche di carattere personale che certamente non consente l'instaurarsi nel posto di lavoro di un clima propriamente democratico.
per l' U.S.I. (Coord. Lavoratori Postel): Ariis Dino