SOPRA LE NOSTRE TESTE
I 20 morti della strage di Cavalese, in Trentino, causati da
un aereo americano della NATO, ci riportano ad altre stragi
passate: quella di Casalecchio di Reno nel '93, di Ramstein nel
'88, di Ustica nel 1980. Ci fa alzare il naso verso l'alto per
vedere cosa vola sopra le nostre teste. Un gesto che è stato
ripetuto molte volte in questi ultimi anni, specie da parte di
chi abita sul versante adriatico, che ha visto con la guerra
della ex-Yugoslavia intensificarsi la militarizzazione del
territorio. Aumentano i voli militari, si allargano e potenziano
le basi, grandi e piccole: quella di Aviano, che ha visto il suo
personale raddoppiare in poco tempo, e quella di Falconara M.ma
(AN), che da base NATO di terz'ordine vede oggi ospitare 80
elementi della RAF trasferiti da Palermo.
Ma i morti di Cavalese non sono solo le vittime dell'imperizia di
un pilota, rappresentano il primo tributo di sangue versato per
l'escalation militare con cui è stata preparata la terza guerra
del Golfo, di cui le vittime non saranno certamente Saddam
Hussein e la sua cricca di militari, ma un popolo piegato ormai
da anni di dittatura e di embargo.
E' il nuovo ordine mondiale che continua a creare lutti e
tragedie, in Iraq, nei cieli italiani o nella guerra civile
algerina, nei morti affogati, kurdi o albanesi, davanti alle
nostre coste, nei salari e nei diritti dei lavoratori, nelle
condizioni sempre più di emarginazione sociale per milioni di
giovani, di disoccupati, di anziani.
Il pensiero unico neoliberista sopra le nostre teste non fa
passare solo strumenti di morte, ma la mercificazione ed il
controllo di tutta la società: dal dominio economico dell'euro,
ai nuovi scenari istituzionali delineati da riforme varie (leggi
bicamerale, bipolarismo, ecc.), dal controllo sempre più totale
dei mezzi d'informazione (vedi l'ultima elezione dei quadri della
RAI) alle libertà sindacali nell'annunciato sindacatone unico,
CIL, che dovrebbe nascere dalla fusione dei tre confederali e che
ancora trova qualche difficoltà, più che di ordine politico, di
semplice natura burocratica: non è facile ridimensionare il
ruolo e ricollocare 60.000 burocrati sindacali.
A qualcuno sembrerà un po' esagerato mescolare temi
antimilitaristi con altri di ordine politico, sindacale e
sociale. ad altri sembrerà scontato tanto, che non c'è bisogno
di fare l'elenco della spesa ogni volta che il dominio
neoliberista mostra una delle sue tante facce. Probabilmente è
vero, ma di interessante da sottolineare è che le questioni
antimilitariste hanno sempre avuto la capacità di mostrare, in
modo traumatico, l'aspetto più vero della società del dominio
che ci circonda. E non è un caso, che proprio sette anni fa,
durante la Guerra del Golfo, il variegato arcipelago del
sindacalismo di base si manifestò in forza nello sciopero
generale contro la guerra. Come non è un caso che, sulla lotta
alla militarizzazione del territorio, contro ogni tipo di
servitù militare, tornino ad esprimersi oggi comitati di base,
è il caso di Aviano 2000, che rappresentano uno dei pochi
livelli di opposizione vera rimasta nel paese. Con questo non si
vuole certo settorializzare il terreno di lotta, quello
antimilitarista, o anti-NATO, affatto, ma si vuole cogliere un
momento importante di un'opposizione di classe che deve
continuare ad esprimersi e radicarsi ulteriormente. Allargando
più che restringendo gli ambiti della denuncia, consapevoli che
la questione, in particolare, non è mandare via le forze NATO
dall'Italia, ma la chiusura stessa delle basi militari, per non
ritrovarsi magari domani, al posto degli americani, ad avere i
militari tedeschi in casa in nome dell'Unione Europea.
Il rombo di un aereo che ci fa alzare il naso al cielo deve
ricordarci che sopra le nostre teste passa molto di più di uno
strumento di morte.
Giordano Cotichelli