STRANA GENTE
Un noto comico (che io non amo) ebbe a dire che Dio è morto, Marx pure e anche lui non si sentiva per niente bene. Le cose nel mondo vanno però proprio all'opposto. Dio gode ottima salute (sia quello degli islamici che quello dei cristiani) tanto è vero che il suo più stretto collaboratore terreno (detto il "papa") finalmente riesce ad abbracciare pure Castro e si appresta ad iniziare la più straordinaria (e redditizia) fiera di tutti i tempi: il Giubileo del 2000 (tanto a pagarne i costi siamo sempre noi lavoratori e disoccupati). Anche Marx sta proprio bene. I suoi eredi governano saldamente l'Italia e gran parte degli stati dell'Europa occidentale e neoliberista ( spartendosi il potere con vecchi e nuovi democristiani). I figli di Marx stanno proprio bene, sia i "socialdemocratici" del PDS (Cosa 2), che, facendo tesoro degli insegnamenti del craxismo, hanno occupato tutti i posti di potere (pure i più minuscoli) e sia gli "ortodossi" di Rifondazione Comunista che, al di là di un generico massimalismo verbale, rappresentano il più potente strumento posseduto dal governo Prodi per esercitare la sua politica neoliberista ed antipopolare e coprire "a sinistra" le sue continue oscenità sociali ed economiche. Tra i tanti "figli" di Marx chi sta poi meglio dei dirigenti delle Confederazioni sindacali oggi con poteri totali di controllo, repressione e rappresentatività (per grazia ricevuta) sul movimento dei lavoratori e al tempo stesso anelli fondamentale del sistema mafioso e clientelare delle istituzioni?
E noi come stiamo? Bene, se il nostro stato di salute dipende dalla voglia ancora di lottare, dalla nostra capacità conflittuale e di non piegare la testa ad un potere sempre più arrogante e prepotente, allora stiamo bene. Non siamo tanti ma stiamo bene. Noi dell' U.S.I. siamo gente strana. Dal 1912 rompiamo le palle al potere (ammesso che le abbia sempre avute), e ancora non sono riusciti a farci fuori. Le hanno provate tutte: le intimidazioni padronali, i ricatti, i licenziamenti, i tentativi di comprarci e di dividerci, la furia fascista contro i nostri compagni torturati e uccisi, le sedi bruciate, il piombo stalinista sparatoci alla schiena dai sicari di Togliatti, le cariche della celere di Scelba fino al nostro Pinelli buttato giù dal quarto piano di una questura. Ma siamo ancora qui e qui restiamo. Attraversiamo una fase sociale in cui essere vera opposizione sembra tanto difficile (anche la destra si traveste da Masaniello), e le aspettative per un sindacalismo diverso ed alternativo a quello dei Confederali e degli Autonomi stanno naufragando nella stantia riproduzione dei vecchi schemi verticistici e burocratici dove l'identità del lavoratore viene sacrificata nella ricerca affannosa di un numero capace forse di dare nuova rappresentatività ma destinato a clonare spettri corporativi ed autoritari. E' proprio per questo che l' U.S.I., unica struttura sindacale completamente assembleare ed autogestionaria, continua la sua lotta. E' per questo che per noi assume importanza prioritaria ricucire il tessuto di quella conflittualità di classe che ricerchiamo sia nell'azione del gruppo che in quella del singolo lavoratore. Il nostro stato di salute va quindi misurato nelle tante lotte che l' U.S.I. in questi giorni sta conducendo, come quelle tra i portalettere in "rivolta" del Friuli e della Lombardia, tra gli artisti di strada, nei sindacati autogestiti della sanità, nelle sezioni aziendali di piccole e medie aziende, tra i dipendenti delle cooperative, tra chi occupa terre incolte e chi dà vita a Spacci Popolari Autogestiti, tra i lavoratori degli enti locali come tra i disoccupati e i barboni. Non ricerchiamo una rappresentatività ad ogni costo né cerchiamo privilegi per dirigenti che non abbiamo e non avremo mai. Ogni cosa ce la conquistiamo e ce la gestiamo dalla base. La nostra forza sta nella lotta di ogni singolo lavoratore che difende i suoi diritti e si batte contro l'arroganza del potere: sta quindi nell'azione del nostro compagno dell'Azienda Municipalizzata Smaltimento Rifiuti di Pordenone come in quella dei postini di Cervignano e Tolmezzo. Importante è unire, allargare dissenso e conflittualità, Un'unione non certo fatta a tavolino o diretta dall'alto, ma un'UNIONE di gente che si tiene stretta per mano. Una catena con cui, state certi, il potere dovrà fare i conti.
Careri Gianfranco