DA OLTRE 15 ANNI PRIGIONIERI DELLO STATO SPAGNOLO

Tre sono le date principali che caratterizzano la politica penitenziaria dello Stato spagnolo nei confronti del Collettivo delle Prigioniere e e dei Prigionieri Politici Baschi. Per iniziare è necessario partire dall'indulto del 1977 che svuotò parzialmente le carceri spagnole. Morto Franco divenne impossibile mantenere la facciata dittatoriale che aveva retto lo Stato per diversi decenni. Suarez con la U C.D. si fece carico di cambiare l'immagine dello Stato, dandole - a partire da allora - un'immagine democratica. La seconda fase si apre nel 1982 con l'arrivo al potere del P.S.O.E. la cui tradizione anti-fascista faceva nascere speranze di una rottura definitiva con il passato. La realtà ha dimostrato il contrario. Proprio con l'arrivo di questo partito alle alte sfere del potere ha avuto inizio l'epoca più dura attraverso la quale è passato il Collettivo delle Prigioniere e dei Prigionieri Politici Baschi. Il Colpo di Stato del 23 febbraio del l981 aveva posto in evidenza lo steccato di dove potesse arrivare la "democrazia spagnola" e, senza dubbio, sarà una data importante per comprendere il successivo sviluppo degli avvenimenti.

La terza data chiave è rappresentata dal 1986. Risale a quell'epoca il primo patto tra P.N V. e P.S.O.E. - tuttora in vigore - che ha convertito il partito di Arzallus nel migliore alleato dello Stato spagnolo nello steminio dei prigionieri politici baschi. La dispersione concepita come arma politica di frazionamento del Collettivo sarà utilizzata in maniera sistematica ed ininterrotta senza pur tuttavia riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati: pentimento dei prigionieri e abbandono di quelle stesse idee che ne causarono l'arresto.

Dire che la politica condotta dallo Stato in questi quindici mesi sul tema del carcere non abbia comportato un indebolimento sarebbe illusorio. Ci sono stati e ci saranno casi concreti di prigionieri che abbandonano il Collettivo. Tuttavia l'importante è che l'insieme delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi continui fennamente ad essere unito di fronte alla strategia steminatrice dei governanti spagnoli. Questi quindici anni hanno comportato, inoltre, per i familiari e per gli amici dei prigionieri la spesa di migliaia di milioni di pesetas. Alcuni si sono arresi durante il cammino. Altri hanno ormai lasciato la prigione e continuano la lotta per la liberazione di Euskal Herria. Negli ultimi tempi poi bisogna aggiungere alla lista dei reclusi i numerosi ciftadini baschi che sono stati rinchiusi nelle prigioni spagnole ed in quelle francesi, ed ancora gli "insumisos" ( insubordinati al servizio militare di leva), che lottano contro l'imposizione militarista degli Stati spagnolo e francese. Jose Miguel Azurmendi, Mitxel Sarasketa, Jose Manuel Olaizola, Joseba Eizagirre Jose Antonio Torre sono rinchiusi in carcere da piu' di 15 anni. Essi e gli altri 600 cittadini baschi incarcerati negli Stati spagnoli e francesi, Belgio e Uruguay sono il fedele riflesso della mancanza di libertà democratiche in Euskal Herria.

La caduta del regime franchista diviene insostenibile dopo la morte del dittatore e data la situazione di destabilizzazione e delegittimazione politica esistente nello Stato spagnolo. Lo Stato spagnolo cerca un'immagine che gli consenta di presentarsi davanti alle autorità internazionali. Per questo adotta l'economia di mercato e la "demcocrazia parlamentare" come sistema politico-economico che gli permetta di ostentare una facciata democratica. Ma per quanto riguarda le Nazioni che vivono sotto il suo giogo e che cercano di conquistare le proprie libertà, lo Stato continua con la sua strategia di sempre, cercando di eliminare coloro che lottano, in particolar modo il punto centrale della resistenza basca. A tale proposito lo Stato spagnolo manterrà intatto il suo apparato repressivo. L'esercito non sarà epurato. All'interno della Guardia Civil, Policia Nacional e Cuerpo Superior de Policia rimarranno tutti i torturatori. Sarà quindi la stessa oligarchia franchista quella incaricata di portare avanti il cambio di facciata, sebbene la stessa delegherà la Rifonna Politica ad un uomo del regime, Adolfo Suarez e alla sua formazione politica, la Union de Centro Democratico. Inoltre, la monarchia borbonica sara' posta a capo della "Jefatura" di Stato. La "Riforma Suarez" che sarà il nome utilizzato per il compimento di questa manovra, disegnerà una struttura di " Stato delle Autonomie" con la quale si cercherà di omogenizzare e annullare il fattore differenziale dei popoli che compongono lo Stato spagnolo. P.S.O.E. e P.C.E., partiti politici di opposizione durante la dittatura, abbandonano le posizioni di Rottura Democratica per associarsi a quelle della Riforma, per una possibile legalizzazione e partecipazione all'elaborazione del progetto costituzionale, certamente in cambio di molto meno di quello che fino ad allora si era inteso come reale progetto democratico.

L'indulto che nel 1977 aveva svuotato parzialmente le carceri spagnole cercava di spacciare l'inesistenza dei prigionieri politici e quindi presupponeva una reale democrazia. Ma 1' "Apertura Democratica", come sarà conosciuta, non riconobbe quelle formazioni che si dichiararono apertamente indipendentiste e di conseguenza non furono riconosciute le idee di coloro che scarcerarono.

Forse Eukadi Sud è il riflesso più chiaro della mancanza di libertà democratiche da parte dello Stato spagnolo. La Riforma intrapresa dallo Stato non lascia possibilità, tantomeno riconosce le aspirazioni nazionali dei baschi. In tal modo lo Stato spagnolo continua a non riconoscere la sovranità basca. Partito Socialista e partito Comunista hanno appoggiato sin dall'inizio la via riformista del resto dello Stato. Altri, di formazione nazionalista e "abertzale", P.N.V. e E.E., hanno finito per appoggiare più tardi lo stesso progetto riformista, riconoscendo come valida la cornice statutaria imposta dallo Stato. Da questo momento e in seguito ambedue i partiti si convertiranno nell' amministrazione vascongada dello Stato. Uno statuto di Autonomia approvato con poco più del 53,1% dei voti favorevoli, che esclude la Navarra. Statuto emananato dalla Costituzione spagnola, la stessa che fu rifiutata dalla maggioranza dei baschi. Le proposte di "Estatutoarekin presoak etlera" e simili non riusciranno a disattivare la risposte di rottura -che s'inquadrano nell' Alternativa K.A.S. - e che si propongono il riconoscimento dei diritti e delle libertà di Euskal Herria.

Questa situazione di rottura porterà centinaia di cittadini baschi nuovamente in carcere, dove alcuni di essi si trovano tuttora, nonostante siano passati più 18 anni. Costoro hanno provato per la prima volta i tribunali speciali creati appositamente per la persecuzione degli "abertzal" prima del 1977. Conosciuto come Audencia Nacional, questo tribunale speciale sarà dotato - non avrebbe potuto essere altrimenti - da una legislazione anch'essa straordinaria: la Legge Antiterrorismo.

Questa legge, a partire dal 1980, renderà impossibile la comunicazione con coloro che si trovano in stato di fermo nei commissariati anche per un periodo sino a dieci giorni, senza alcuna possibilità di assistenza legale, ed inoltre permetterà la perquisizione di domicilio senza la disposizione di alcun mandato giudiziario. Queste particolarità ed altre, come ad esempio la differenziazione di trattamento con i detenuti comuni, vigendo un regime speciale nelle prigioni, sono una chiara dimostrazione del carattere politico del Collettivo delle Prigioniere e dei Prigionieri Politici Baschi. Fino a questo momento l'unica via che è stata offerta a questo collettivo è stata, e continua ad essere quella del pentimento politico e dell' accettazione del quadro giuridico-politico imposto dagli spagnoli ad Euskal Herria.

In questa prima fase sarà la situazione politica del momento quella che caratterizzerà la futura politica penitenziaria. Così dopo il risultato negativo del referendum del 6 dicembre sulla Costituzione, il giorno 27 dello stesso mese, 97 prigionieri politici vengono trasferiti al carcere di Soria. La custodia di questi prigionieri non sarà quella abituale affidata al personale del carcere, bensì se ne occuperanno direttamente le Forze di Sicurezza. Tale situazione produrrà un clima costante di scontro.

Durante questa prima fase, i prigionieri politici hanno diretto i loro sforzi sia attraverso un contributo politico al processo di liberazione nazionale che nella definizione del carattere dello stesso Collettivo dei prigionieri politici. Su questo fronte, all'interno delle carceri si sono generalizzate le azioni di protesta quali scioperi della fame o i numerosi "tagli delle vene" come nel giorno del 2 marzo 1979. Ci troviamo a questo punto in una fase in cui lo Stato ha come obiettivo il "pentimento", questo sarà motivo dell'apertura di un nuovo fronte di lotta tra Euskal Herria e Stato spagnolo.

IL PSOE PUNTA SULLA REPRESSIONE

Il 28 ottobre del 1982, con l' arrivo del Partito Socialista alla Presidenza del Governo spagnolo, sarà una data molto importante per l'assestamento della Riforma dello Stato spagnolo. Tale avvenimento suppone, teoricamente, la rottura definitiba con il passato franchista. Tuttavia, il 23 febbraio di quello stesso anno, giorno del Colpo di Stato, sarà dato l'impulso definitivo al Processo di Riforma, liquidando tutte le eventuali possibilità di miglioramento progressista che dovevano essere proposte. Un Colpo di Stato orchestrato da elementi dell'estrema destra disseminati anche all'interno della Casa Reale, che tagliava alle radici qualunque possibilità di miglioramento con la scusa adi non dare piede ad una nuova involuzione politica. Con tale operazione e con l' approvazione della Legge Organica e di Armonizzazione per le Autonomie, cosiddetta "LOAPA", insieme all' accettazione da parte dei diversi partiti della struttura costituzionale, si vara la "Riforma". Naturalmente da questo momento si smetterà di parlare di "Riforma e periodo di transizione" a favore di "Stato democratico e di diritto".

In Euskal Herria la LOAPA sarà inizialmente oggetto di scontro tfa Partito Nazionalista e quello Socialista. Tuttavia la situazione sarà superata con l'adesione del P.N.V. (Partido Nacionalista Vasco) al Patto di Difesa Nazionale, che pone tra i suoi obiettivi alcune misure politiche tese al disconoscimento di E.T.A. Tale processo avrà culmine nel patto legislativo che il 19 gennaio 1985 firmeranno il Partito Nazionalista ed il PSOE. Poco tempo prima, nel dicembre '84, era avvenuta la scissione del pnv con l' uscita dal Partito di Garaikoetxea che darà vita ad un' altra corrente. La "Izquierda Abertzale" sperimenterà invece un forte successo con la sua strutturazione all'interno della società basca, configurando un modello di direzione politica nell'Unità Popolore e una progettualità di negoziazione politica, coniugando la lotta istituzionale con quella delle masse.

Se da parte sua la "Izquierda Abertzale" dimostra in tutti gli ambiti un rafforzamento, d'altra parte lo Stato punta sullo scontro e la guerra sporca, desiderando risolvere il " problema basco" attraverso la via repressiva. E' in questo periodo che farà la sua apparizione il G.A.L., il quale cesserà la sua attività criminale quando il Governo francese collaborerà attraverso l' estradizione in massa dei rifugiati e la loro consegna allo Stato spagnolo, o attraverso la carcerazione o il confino. Le suddette misure poliziesche saranno accompagnate da misure politiche, in particolar modo in seguito al patto con il PNV, e avranno come obiettivo quello della spagnolizzazione di Euskal Herria.

Nel 1981 all'interno della società basca è ormai chiaro il carattere politico del collettivo La risposta dello Stato continua a passare per la via più dura: misure di ispezione corporale, carceri di massima sicurezza e collaborazione internazionale. Tutto questo con un obiettivo assai chiaro: portare allo sfinimento fisico e psichico le prigioniere e i prigionieri politici. E' in tal senso che viene effettuato il tasferimento di 119 prigionieri politici (su 435) da Carabanchel a Puerto de Santa Mana, dove saranno sottoposti alla politica dell'isolamento, dell'incomunicabilità, censura e restrizionea delle comunicazioni, divieto di esprimersi in basco... Nell'agosto del 1982, 153 prigionieri del Collettivo vengono trasferiti da Soria ad Alcalà-Mecor. Nel dicembre di quello stesso anno, in seguito a maltrattamenti e percosse, nel suddetto carcere restano feriti numerosi prigionieri politici.

Il controllo delle prigioni in cui essi sono reclusi è costante. La presenza della polizia con la scusa di "garantire la sicurezza" è permanente. Il Ministero di Giustizia e la Direzione generale delle sitituzioni penitenziarie saranno incancati direttamente della supervisione e direzione delle prigioni.

Di fronte a questa situazione la dsposta del Collettivo si aticolerà su due versanti. Da un lato congiungere la propria lotta a quella portata avanti dal Movimento di Liberazione Nazionale Basco - MLNV per l' attuazione dell' Altemativa K.A.S. e ia Negoziazione Politica, dall' altro resistere e cercare di superare le dure condizioni di vita imposte nelle carceri di massima sicurezza. Diversi prigionieri del collettivo moriranno a causa di questa politica.

Tra le forme di lotta maggiormente rilevanti del collettivo rientra lo "sciopero della comunicazione" che vide i prigionieri chiudersi nelle proprie celle e non uscirne per dieci mesi. Il risultato di questa fase si dimostrò desolante: cinque prigionieri politici baschi morirono durante quei mesi. Ciò nostante, parte della strategia dello Stato che puntava al pentimento subì un forte insuccesso dovuto, in gran parte, alla fermezza dimostrata dalle prigioniere e dai prigionieri politici baschi.

IL PNV SI ESALTA PER IL PSOE

Il Partito Socialista, dopo quattro anni di gestione, inizia a conoscere una certa perdita di autorità. Alcuni settori economici inizieranno a porre in dubbio la sua linea di programma di "cambiamento". Il PSOE, insieme con il PNV e CIU, firmerà il cosiddetto "Patto Costituzionale" per assicurare la propria posizoone di fronte al Partito Popolare. Nei Vascongati questo patto si tradurrà nel Patto Legislativo tra nazionalisti e socialisti. Lo Stato spagnolo si viene così a trovare in una situazione politica compromessa - dovendo da un lato stabilizzare la propria economia e, dall'altro risolvere il problema dello scontro Euskadi/Stato - di fronte a compromessi che richiedono la sua entrata alla NATO e alla CEE, al1' Atto Unico e all'Unità Monetaria...

Per ciò che attiene il contenzioso Stato-baschi, questo si tradurrà nella necessità di adottare misure, al margine di quelle puramente politiche, che facciano superare il problema stesso. In base a questa considerazione nascerà il patto antiterrorista che dai nomi dei firmatari sarà detto "Patto di Ajuria Enea" del 12 gennaio del 1988. Anche se contemporaneamente si apriranno canali per una Negoziazione Politica, naturalmente al ribasso, diretta a cosenguire la sconfitta politica del MLNV. Apriranno in tal modo negoziati con l'organizzazione armata E.T.A., per romperli successivamente.

Risale a questo periodo la campagna, che tuttora prosegue, di pressione nei confronti del MLNV, mediante la divisione tra "falchi e colombe", "marxisti e nazionalisti"... per il conseguimento dell'isolamento e divisione di E.T.A. Insieme a queste misure ne adotteranno altre, quali gli ammiccamenti al contorno abertzale perchè si assommi alla via riformista e sciolga le organizzazioni ed i movimenti popolari quali: K.A.S., Gestoras, familiari, ecc....

In Euskal Herria il PNV scieglierà definitivamente la via regionalista. La sua firma al Patto Costituzionale ed i compromessi con il PSOE, lasciano chiaramente intravedere le proprie intenzioni politiche, compromettendosi con coloro che negano i diritti storici di Euskal Herria e le aspirazioni della maggioranza della società basca. In tale maniera ottiene di gestire quello che il potere centrale gli permette.

Una delle prime misure adottate da Ardanza, il 5 marzo del 1986, sarà quella di incaricare una Commissione di cinque esperti per l'elaborazione di un documento, che tra le altre questioni, pianifichi la necessità di strumenti politici,istituzionali, sociali e di polizia nella lotta contro E.T.A.

La posizione dei "jelkides" (gli aderenti aI PNV) nel referendum sulla NATO del 12 marzo 1986 è sulla medesima linea, e sebbene in principio si sia lasciata libertà di voto ai propri militanti e affiliati, alcuni dirigenti di partito, incluso Ardanza, rilasciano dichiarazioni pubbliche a favore del sì all' integrazione. Euskadi Sud ritorna a dimostrare la necessità di una sovranità politica rifiutando ampliamente la propria integrazione nell'Organizzazione Atlantica. Unicamente la mancanza di sovranità farà sìa che i baschi, contro la propria volontà, vengano incorporati in questa organizzazione militarista.

Le posizioni del partito di Arzallus comporteranno una regionalizzazione vascongada, ma con gestione al servizio della Spagna. Un chiaro esempio è proprio la Ertzantza (polizia autunoma basca) che vanta negli alti comandi superiori militari spagnoli, coordinata con il delelgato centrale nella C.A.V. (Comunita' Autonoma Basca), composta da numerosi esponenti della Policia Nacionales e dallGuardia Civiles. Il ruolo della Ertzantza risulta giorno dopo giorno più chiaro, basta ricordare l'assassino di Juan Mari Ormazabal, "Turko" o la brutalità portata fino all'estremo come nel caso della morte di Juan Calvo e di Xabier Kalparsoror.

Il ruolo assegnato al]'Ertzantza e altre Inisure adottate portano inevitabilmente ad allargare ù terreno di scontro, il quale suppone un' acutizzazione nell'utilizzazione dei metodi repressivi e, in questo caso, l'applicazione sistematica della dispersione.

Nelle carceri prenderanno quindi piede nuovi meccanismi diretti alI' annientamento politico del Collettivo delle Prigioniere e Prigionieri Politici Baschi e di conseguenza per costringere il MLNV ad una negoziazione al ribasso. Messaggi quali quelli di supposti privilegi ad i prigionieri politici baschi, che altro non sono che il riconoscimento dei diritti minimi, o l'imposizione di criteri di una piccola pane del Collettivo sulla maggioranza ed il ferreo controllo dell' organizzazione armata sui prigionieri, vengono generalizzati. Il P artito Nazionalista appoggierà definitivamente la politica della dispersione quando Enrique Mugica Herzog entrerà nella direzione della Giustizia. Appoggio che pagheranno tutti i familiari dei prigionieri, inclusi quelli che militano o simpatizzano con il PNV.

La politica della dispersione inizierà ad essere impiegata in maniera amplia sin dall'aprile '89, e si caratterizzerà per il totale isolamento a cui saranno soggetti i prigionieri, inclusa la pemanenza nelle rispettive celle. Tra l'altro cercheranno di coinvolgere detenuti comuni nella guerra sporca. Per ciò che riguarda l'esterno del carcere, saranno penalizzati i prigionieri ed i propri familiari riducendo i tempi per le visite.

Gli obiettivi dello Stato attraverso queste misure, saranno quelle di spingere alla divisione del Collettivo e di conseguenza dividere il contorno abertzale: familiari, Herri Batasuna ... Meccanismi multipli e molto semplici: dare alcuni benefici ad alcuni priigionieri escludendone altri, isolare il prigioniero affinche perda il contatto con il resto e la nozione di collettivo, ricatti, logoramenti mediante il cambio continuo delle norme, intrusioni nelle comunicazioni, arbitrarietà nella concessione delle visite, utilizzazione dei problemi personali o sanitari quale meccanismo di pressione inclusa la distmzione della volontà dei prigionjeri.

Teoricamente, la dispersione viene utilizzata come elemento individuale di reinserzione. In realtà si utilizza per conseguire la resa ed il pentimento delle proprie idee politiche. Per combattere questa politica, i prigionieri mettono in pratica misure di solidarietà, accumulazione di forze e si riaffemlano nel proprio carattere collettivo. Stmmenti che saranno loro necessari per combattere la strategia dello Stato portata avanti dalle istituzioni penitenziarie.

Quattro sono i principi cardine su cui si basa il Collettivo dei prigionieri politici nel momento di mettere in pratica la sua linea di azione.

- Unità politica intorno al riconoscimento dei diritti storici dei baschi. Diritti che si riflettono nell' alternativa KAS e nel Diritto alI' Autodeterminazione, e come diretta conseguenza degli stessi la Negoziazione Politica quale stmmento di garanzia, di concretezza e compromesso. Tutto questo tenendo conto dell' assenza di contatto fisico dovuto alla politica penitenziaria.

- Omogenizazione del Collettivo intesa, non come elemento di uniformità - giacche le condizioni nelle quali si muovono i prigionieri la rendono impossibile -, bensì elemento determinante nella caratterizzazione e linea di attuazione politica e penitenziaria che rende inutili le manovre dell'istituzione penitenziaria. Linee che è necessario rimarcare in ogni momento, in sintonia con la globalità del processo del quale il Collettivo ne è parte.

- Coesione interna intesa come l'adozione di una linea comune e solidale, dentrol e differenti realtà nelle quali vivono i prigionieri. Rifiutare la forma di attuazione dello Stato spagnolo rispetto al contenzioso che ha con Euskal Herria e che passa attraverso l' arresto degli abertzales, combattendo l'intento di utilizzazione da parte del Governo dei prigionieri come moneta di scambio, per raggiungere nell' MLNV una svendita dei principi.

- Prese di posizione che garantiscano il miglioramento delle condizioni di resistenza politica. Per il rifiuto di tutte quelle misure penitenziarie che possono funzionare come ipoteca del sul comportamento solidario del collettivo. Mezzi che usano il ricatto come forma di attuazione e che suppongono un resa personale o un'uscita individuale e non politica. Cadere in questa tentazione potrebbe presupporre la possibilità che ilGoverno possa utilizzare queste contraddizioni contro i propri prigionieri o contro il progetto che essi rappresentano.

Durante questa fase il collettivo sviluppa un' alternativa politica che ha ù suo fondamento nell' Altemativa KAS, il Diritto all' Autodetenninazione e la Negoziazione Politica come strumento garante del suo compimento, che si basa sui seguenti punti:

- 1 Raggruppamento dei prigionieri/e politici baschi in Euskadi. -

- 2 Separazione dai detenuti comuni, intesa come il rispetto di una dinamica differente e per 1a caratterizzazione del collettivo.

* Eguaglianza di trattamento, dato che per una lotta collettiva la risposta dovrà essere altrettanto collettiva.

* Rispetto dei diritti umani e miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri.

- 3 Una linea di attuazione ed intervento politico che presupponga contributo del Collettivo al processo di Liberazione Nazionale.

Tuttavia è proprio quest' ultima fase che sta risultando più dura per il Collettivo dei prigionieri. Una forte offensiva a vari livelli che dal fermo in commissariato, ai continui cambiamenti di carcere, arriva alla sistematica somministrazione di percosse durante i trasferimenti. E che a livello psichico suppone continui cambiamenti di carcere, la collocazione di coperture alle finestre, e l'accanimento che i funzionari o carcerieri hanno in particolare con alcuni membri del Collettivo.

Tutto questo non è altro che il riflesso migliore della volontà delle autorità all'annientamento della persona.

In tal senso è evidente l'aumento scandaloso di botte e pressioni nei confronti delle prigioniere e dei pngionieri baschi. Un esempio di questo il caso di Xabier Lasarte, detenuto con Guretze Inatzi e che ha avuto pressioni, mediante chiamate telefoniche di un tale "Iliaki" che altro non era che la Guardia Civil che lo ha torturato in commissariato.

Non si può neppure negare che tutte queste pressioni hanno i loro effetti sul Collettivo. Alcuni di quelli che prima lo formavano, non ci sono più . La politica penitenziaria disegnata ha avuto potere su di essi. Tuttavia sono gli stessi prigionieri che meglio possono dare una lettura di ciò : " ...dalla nostra posizione possiamo capire che qualcuno crolli, barcolli e abbandoni, ma quando ci si lascia utilizzare dal nemico e si collabora con esso, il suo atteggiamento assume tinte di tradimento e sebbene questo suoni duro, dura è la nostra lotta di liberazione e le conseguenze che per noi ed il nostro popolo ha il mantenersi coerenti e conseguenti con questa impostazione". Così come sono chiare le impostazioni del Collettivo delle prigioniere e prigionieri politici baschi che appaiono sul loro organo d'informazione chiamato "Barrutik", dal nome di coloro che o non sono mai stati nel Collettivo, o che sono stati dentro ed oggi lo hanno abbandonato. Secondo questo collettivo, chi si trastulla con le Istituzioni penitenziarie finisce per " collaborare" ... " se deve pagare un alto prezzo, non basta solamente barcollare, quanto piuttosto per ottenere questi "benefici" penitenziari è necessario collaborare, ed è in questo momento che si punta a svuotare e a rompere il Collettivo".

Inoltre si sono avute manovre di tipo politico dentro le prigioni. E' così che bisogna definire la " visita" dei ministri dell'interno e della giustizia ricevuta tempo fa da alcuni prigionieri politici. Visita a varie carceri, e qualora i prigionieri si fossero rifiutati di incontrarli sono stati immediatamente dispersi. Come pure nelle carceri francesi ci sono stati frequenti contatti: con l'invio di messaggeri alle prigioni. Manovre che cercano di confondere il movimento abertzale sia dentro che fuori dal carcere. Solo le risposte date dagli stessi prigionieri sono quelle che hanno sbaragliato questi tentativi...

Sarà fuori di dubbio la mistificazione una delle caratteristiche più importanti degli ultimi tempi. L' apparizione di supposte tendenze e la pubblicazione di lettere in tono di sconfitta ad essere buoni esempi. Ma quando è stato chiesto, dopo molte insistenze, che a questi stessi prigionieri venisse data l' opportunità di spiegare le proprie posizioni, sono state fatte orecchie da mercante di fronte a quest' eventualità. Alcuni mezzi di comunicazione stanno fortemente puntando in tal senso, dando una copertura sfacciata alle azioni contro il Collettivo delle Prigioniere dei Prigionieri Politici Baschi.