Rapporto semestrale sullo stato dei prigionieri arabi e palestinesi nelle
carceri israeliane
I prigionieri palestinesi e arabi nelle carceri israeliane rimangono
pessimisti per quanto riguarda il loro rilascio e continuano ad elencare le
difficili condizioni psicologiche, di salute e di vita nelle quali vivono.
Le autorità delle carceri israeliane continuano a violare i loro diritti e
ad umiliarli, ordinando alla polizia israeliana di fare il possibile per
privarli della loro più profonda determinazione ed umanità.
Riducendoli a poco più che numeri in un sistema cercano di farli rinunciare
ai loro diritti primari.
Noi nell'associazione Addameer osserviamo questi vecchi, nuovi e riproposti
tentativi come un costante pericolo per la vita di tutti i prigionieri e i
detenuti nelle carceri israeliane in particolarmodo dei detenuti
amministrativi, che sono imprigionati per la loro coscienza. A causa di
questo l'associazione Addameer monitora da vicino tutti gli sviluppi sui
prigionieri, con la speranza di dar loro un minimo di respiro per la loro
difficile condizione.
Nei primi mesi del '97, l'associazione ha continuato la sua pratica di
monitoraggio delle condizioni nelle quali i prigionieri arabi e palestinesi
si trovano in tutte le carceri israeliane, che siano detenuti
amministrativi, prigionieri che scontano pene definitive o detenuti nei
centri per gli interrogatori.
Durante le nostre visite a tutte le carceri israeliane, siamo stati in grado
di valutare le condizioni di arresto e di incarcerazione dei prigionieri
arabi e palestinesi, che riporteremo in questa relazione suddividendoli in
quattro categorie:
1) Detenuti amministrativi e estensione dei termini di detenzione (che è una
violazione dei loro diritti da parte delle forze di sicurezza israeliane) e
problemi legati all'arbitraria estensione del periodo di detenzione da parte
della Polizia.
2) Condizioni di salute dei prigionieri arabi e palestinesi nelle carceri
israeliane.
3) Ampie campagne di arresti da parte delle autorità israeliane e
irrigidimento dei sistemi usati durante gli interrogatori ai palestinesi.
4) Condizioni di vita dei prigionieri e difficoltà a cui sono sottoposte le
famiglie desiderose di visitare i prigionieri, a causa dei trasferimenti in
zone lontane da parte delle autorità carcerarie.
DETENUTI AMMINISTRATIVI
Le forze di sicurezza israeliane hanno trasformato numerosi arresti in
arresti amministrativi.
A livello internazionale gli arresti amministrativi sono considerati
legalmente ingiustificabili. Tutte le organizzazioni legali hanno rifiutato
questo tipo di detenzione, ritenendolo ingiusto e oppressivo nei confronti
di chi lo subisce.
Ci sono approssimativamente 800 prigionieri in detenzione amministrativa
tenuti nelle carceri israeliane, dei quali più di 180 hanno avuto rinnovato
il tempo di detenzione. Alcuni di loro hanno visto rinnovarsi i loro periodi
di detenzione fino a nove volte. Ogni periodo di detenzione è di sei mesi.
E' importante notare che i detenuti amministrativi hanno deciso di iniziare
una protesta contro la politica della detenzione amministrativa e contro il
suo uso da parte delle forze di sicurezza israeliane.
Le proteste sono iniziate nell'agosto del '96 con il boicottaggio delle
Corti d'Appello per la detenzione amministrativa e della Corte suprema di
giustizia. Tutti i prigionieri si sono rifiutati di apparire davanti a
queste corti, e non hanno accettato le loro sentenze, (né per il rilascio,
né per la conferma della pena). Questo boicottaggio è diretto contro lo Shin
Bet, che controlla il rinnovo dei periodi di detenzione utilizzando archivi
segreti ai quali agli avvocati dei prigionieri non è permesso l'accesso.
Queste proteste vanno aggiunte al rifiuto di svolgere il lavoro interno alle
carceri e agli scioperi della fame oltre a marce di protesta e sit-in che i
prigionieri hanno organizzato dentro le carceri.
In una di queste proteste i prigionieri raggruppati nei pressi del filo
spinato che circonda il carcere hanno urlato slogan chiedendo la fine della
politica delle detenzioni amministrative, e denunciandone l'uso arbitrario.
Le autorità carcerarie e le rappresentanze dei prigionieri hanno in seguito
raggiunto un accordo che stabiliva che le decisioni sui rinnovi dei periodi
di detenzione sarebbero avvenute il primo e il sedicesimo giorno di ogni mese.
Questo accordo era stato fatto per risolvere la crisi dei prigionieri che
stavano per essere rilasciati o che dovevano scontare ancora un breve
periodo e che si vedevano ulteriormente prolungato il periodo di detenzione.
Le autorità del carcere non rispettarono questo accordo e a dimostrazione di
questo ordinarono il 19/03/97 il prolungamentio della pena a 5 prigionieri .
Questa ultima azione portò di detenuti amministrativi a protestare con
cortei e ripetute grida di slogan per far terminare la detenzione
amministrativa. Appiccarono anche il fuoco ai materassi del blocco n. 4 e
nella prigione di Majiddo, che sono reparti di detenzione amministrativa.
In risposta a questa forma di protesta, le autorità carcerarie, utilizzarono
contro i detenuti gas e getti di acqua calda che spinsero i prigionieri del
resto del blocco di celle a ribellarsi alle autorità carcerarie e ad unirsi
alla protesta dei detenuti amministrativi. Queste proteste si conclusero con
dozzine di prigionieri feriti a causa del gas e del propagarsi del fuoco,
nel quale tutto ciò che era nel blocco di celle n. 5, incluse tende,
materassi, la mensa e altri articoli, venne bruciato.
Un altro scioccante incidente avvenne il 15/05/97 dopo il prolungamento
della pena a 15
prigionieri, avvenuta il giorno prima e ad altri 5 prigionieri avvenuta il
15/05. Questi prolungamenti di pena furono la risposta ad un incontro tra
rappresentanti dei prigionieri e i capi del gruppo Hertzel Haitch,
un'organizzazione all'interno dell'esercito israeliano favorevole alla pace
con i palestinesi, che aveva promesso che la questione delle detenzioni
amministrative sarebbe stata portata ai vertici politici governativi del
paese, per porvi una fine.
Le autorità carcerarie risposero a queste proteste investendo il blocco di
celle con gas, acqua bollente e granate esplosive, che ferirono un gran
numero di prigionieri. Tre prigionieri Ibrahim Ibraghith, Akram Abu Hashhash
e Muhammed Abu 'Aishah furono portati in infermeria, inoltre il 90% dei
prigionieri svenne per l'uso del gas.
E' importante ricordare che i prigionieri si rifiutarono di andare
nell'infermeria della prigione, temendo abusi da parte dei soldati
israeliani con i quali si erano scontrati nell'incidente sopra menzionato
poiché i soldati avevano colpito diversi prigionieri durante il
trasferimento in infermeria.
Nel maggio 1997, 57 detenuti amministrativi dovevano essere rilasciati, ma
le autorità carcerarie prolungarono il tempo di detenzione a 33 di loro e ne
trasferirono 3 per ulteriori interrogatori; essi sono: Ahmad Taqatqah, Ahmad
Diriah e Shukri al-Khawaja. Anche 4 prigionieri le cui pene erano terminate
furono trasferiti agli arresti amministrativi.
Essi sono Anis' Abdal Al-Aziz, che aveva scontato 28 mesi, Ibrahim Abd
Al-Qadir, che aveva scontato 12 mesi, Aqd Sadiq, che aveva scontato 20 mesi,
Basman Fahl, che aveva scontato 24 mesi.
Nel giugno 1997, molti altri prigionieri furono trasferiti agli arresti
amministrativi dopo aver terminato la pena inflitta. Tra questi Ahmad Fathi,
che è stato posto agli arresti amministrativi dopo aver scontato 12 anni,
come anche Abd Al Basit Al Hajj, Abd Al-Qadir Idris e Ma'mun Badarin.
Tutto questo è da aggiungere a 15 nuovi arresti amministrativi in Maggio e
circa 20 in giugno.
Il 5 giugno 1997 le autorità carcerarie hanno dato inizio al trasferimento
di 50 detenuti amministrativi alla prigione di Telmond. Il 9 giugno 1997,
più di 90 prigionieri sono stati trasferiti alla prigione di Damoun. Il loro
trasferimento in più prigioni è stato fatto per spezzare l'unità dei
detenuti amministrativi e per mettere fine alle loro dimostrazioni, che
erano ormai un peso(scomodo) per l'amministrazione della prigione di Majiddo
e per gli organi aventi istituito gli arresti amministrativi.
Condizioni di salute dei prigionieri
Fra i 3000 prigionieri nelle carceri israeliane, più di 400 sono affetti da
gravi malattie e necessitano di costanti e intensive cure mediche. Come se
non bastasse, le autorità carcerarie israeliane non si interessano affatto
della situazione, il che contribuisce ad un deterioramento delle condizioni
mediche dei prigionieri.
Vi è inoltre un intenzionale disinteresse da parte delle autorità
carcerarie, che è come una condanna a morte per quei prigionieri afflitti da
malattie di cuore, pressione alta, disturbi di stomaco, problemi agli occhi,
ai reni e alle ossa.
I detenuti della prigione di Asqalan raccontano che l'infermeria della
prigione non può fornire i minimi servizi medici, nonostante un gran numero
dei 650 prigionieri trattenuti necessiti di un ricovero ospedaliero. I loro
problemi medici sono esasperati anche dalle condizioni di salute e di vita
delle celle nelle quali vivono, che sono totalmente inadatte per gli esseri
umani.
Se la situazione lo richiede e le condizioni di salute di un prigioniero
sono senza speranza, le autorità carcerarie lo trasferiscono all'ospedale
della prigione di Ramlah. Il viaggio dalla prigione all'ospedale è come una
tortura per il prigioniero malato e contribuisce al peggioramento delle sue
condizioni, considerando anche che le guardie carcerarie che lo
trasferiscono non si danno pena per la sua sopravvivenza e il più delle
volte fanno la strada più lunga (nonostante le distanze siano sempre
relativamente brevi). A causa dei ritardi fatti dalle guardie la condizione
del prigioniero malato spesso peggiora. Quando poi il prigioniero raggiunge
l'ospedale, il dottore lo cura e lo
rimanda all'infermeria della prigione, senza che il prigioniero sappia cosa
sia successo.
L'Associazione Addameer cerca di fornire l'assistenza medica necessaria a
quei prigionieri che ne hanno maggior bisogno mandando medici a visitarli.
Ad esempio, l'associazione ha preso contatti con il Comitato di medici
israelo-palestinesi per far visitare dal dottor Safah il prigioniero Hatim
Nasser, il quale ha bisogno di un'operazione. Ogni volta che l'Associazione
ha cercato di intervenire in questo senso, l'amministrazione carceraria ha
trasferito il prigioniero, in modo da far passare molti mesi dovendo avviare
di nuovo la procedura burocratica. L'associazione ha inoltre seguito il caso
di Ribhi Qatamish e lo ha aiutato mandandogli un medico per visitarlo,
curarlo e somministrargli le medicine adeguate. Ha inoltre
seguito il caso di Musa Musariqah che ha un problema ad un occhio.
L'associazione ha fatto pressione sull'amministrazione della prigione
affinché fosse fatto trasferire in un ospedale per ricevere le cure mediche
appropriate. Nonostante questa pressione, il prigioniero soffre ancora per
questa malattia, poiché l'amministrazione della prigione non ha permesso che
venisse visitato da un medico o trasferito in un altro ospedale senza
l'autorizzazione della Corte Suprema di Giustizia o di un altro organismo
governativo.
VASTA CAMPAGNA DI ARRESTI
DA PARTE DELLE AUTORITÀ ISRAELIANE
Le autorità israeliane continuano a portare avanti una vasta campagna di
arresti bersagliando tutta la Palestina, nonostante gli accordi presi tra
Israele e Palestina riguardo all'immediato rilascio dei prigionieri.
Nonostante questi accordi, le autorità israeliane hanno incrementato le
campagne di arresti in tutte le località, anche se le persone arrestate sono
residenti nell'area sotto la giurisdizione palestinese.
Circa 500 arresti sono stati eseguiti nei primi 6 mesi del 1997 in tutte le
zone della West Bank, con la più alta concentrazione nella regione di
Hebron. Le forze di sicurezza israeliane trasferirono un grande numero di
questi arrestati nei centri per gli interrogatori e violarono i loro diritti
usando i metodi peggiori. Ciò include anche la tattica "Phantom"
(l'interrogato viene incappucciato e costretto a stare in posizioni
dolorose e contorte), sottoposto a violente scosse, viene privato del sonno
per 10-15 giorni, qualche volta gli vengono negati il cibo e l'acqua, viene
minacciato continuamente di trasferimento e di morte, torturato, maltrattato
e sottoposto all'annientamento dei sensi utilizzando musica ad altissimo
volume.
Tutti questi metodi hanno provocato sofferenze fra i prigionieri esantema
della pelle, emicranie, problemi allo stomaco, dolore alle articolazioni e
alla schiena, depressione, vertigini e attacchi epilettici. È importante
notare che questi metodi disumani sono portati avanti con l'approvazione
della magistratura israeliana, che ha dato il via libera ai servizi segreti
israeliani ad usare torture contro i detenuti.
La cosa più scoraggiante di questo aspetto è che la tortura è stata
legalizzata da uno stato che si definisce democratico e per il rispetto dei
diritti umani.
Ci sono circa 3000 prigionieri politici palestinesi e arabi nelle carceri
israeliane, nonostante questo numero sia molto variabile.
I prigionieri sono distribuiti in più prigioni, a causa dei costanti
trasferimenti.
La seguente tabella è una descrizione approssimativa della distribuzione dei
prigionieri nelle carceri israeliane
Carcere di Ayalon
n. prig. 18
Libanesi che hanno scontato la pena ma che restano in carcere in detenzione
amministrativa
Centro per gli interrogatori Moscova
n. prig. 20
Il numero cambia costantemente
Ospedale del carcere di Ramlah
n. prig. 22
Il numero cambia costantemente
Centro per gli interrogatori Jalamah
n. prig. 80
Il numero cambia costantemente
Carcere di Talmond
n. prig. 99
29 prig. sono minorenni, 5 scontano condanne definitive, il resto sono
detenuti amministrativi
Carcere di Damoun
n. prig. 96
Tutti in detenzione amministrativa
Carcere di Shattah
n. prig. 223
I prig. sono separati in due blocchi di celle
Carcere di Be'er Sab'a
n. prig. 57
Detenuti in blocchi di isolamento
Carcere Nafhah
n. prig. 640
Carcere di Asqalan
n. prig. 752
Carcere di Majiddo
n. prig. 755
I prig. sono separati in due blocchi di celle, 105 in detenzione
amministrativa, 650 scontano condanne definitive
Blocco per gli interrogatori di Majiddo
n. prig. ---
Il numero cambia costantemente o è sconosciuto
Blocco per gli interrogatori di Asqalan
n. prig. ---
Il numero cambia costantemente o è sconosciuto
Dati demografici sui prigionieri
Prigionieri arabi originari
delle zone all'interno
della linea verde
180
Prigionieri arabi
delle altre zone
59
Prigionieri minorenni
120
Tutti sotto i 18 anni
Detenuti amministrativi
281
Il numero cambia costantemente
Prigionieri originari
di Gerusalemme
200
Prigionieri malati
o anziani
400
Prigionieri della
striscia di Gaza
381
Donne
4
Le donne imprigionate sono: Suha Hamdan di Gerusalemme, Fatimah Taqtqah di
Beit Fajjar, Suna al-Ra'i di Qalqiliah e Malihah Khalil Ka'abnah che è una
Jahilin Bedouin.
I seguenti prigionieri sono morti in custodia nei primi mesi del '97.
Riyadh Muhammad Mahmoud 'Udwan, 42 anni, di Shabourah è morto l'11 gennaio
1997 nel carcere Be'er Sab'a.
Omar Ibrahim Musa Farah, 22 anni, di Silwan è morto il 6 febbraio '97, in
seguito ad un accoltellamento e a percosse nella prigione di Ramlah.
Khalid Ali' Ayish Abu Diyah di Betlemme è morto il 21 maggio '97 nel Centro
per gli interrogatori Moscova dopo il trasferimento dall'ospedale Sha'ar
Shedzc.
LE CONDIZIONI DI VITA NELLE CARCERI,
VISITE E VIAGGI DEI FAMILIARI
I prigionieri devono affrontare numerose difficoltà dentro le prigioni e il
modo in cui vivono è una violazione dei loro diritti.
Questo è dovuto all'amministrazione delle carceri il cui obiettivo è quello
di soggiogare e umiliare i prigionieri. Questa politica è evidenziata dalle
costanti provocazioni nei confronti dei prigionieri. Vengono effettuare
perquisizioni continue, a tutte le ore e senza rispettare i momenti di
preghiera o di sonno dei prigionieri. Le sofferenze imposte
dall'amministrazione carceraria alle famiglie dei prigionieri durante i
colloqui, come arbitrarie perquisizioni ai familiari e ai prigionieri prima
e dopo le visite sono una ulteriore conferma di queste politiche.
Uno dei problemi costanti nelle prigioni e quello del cibo.
Il pasto è a malapena sufficiente per soddisfare l'appetito di una persona e
così il detenuto è costretto a completare il pasto comprando cibo allo
spaccio del carcere.
Un'altro problema per i prigionieri è costituito dai continui trasferimenti
attuati dalle autorità carcerarie.
Alcuni prigionieri stanno in una prigione non più di un mese e poi vengono
trasferiti. Lo scopo di questi trasferimenti è quello di far sentire i
prigionieri continuamente disorientati creando in loro effetti psicologici
negativi.
Le autorità carcerarie hanno trasferito circa 200 prigionieri dalla prigione
di Be'ar Sa'ba al carcere di Nafhah, hanno trasferito molti prigionieri da
Ramlah in altre prigioni diverse.
Sono stati trasferiti anche detenuti amministrativi dalla prigione di
Majiddo alla prigione di Talmond e di Damoun. Ci sono continui trasferimenti
dalle carceri di Talmond, Damoun e Shattah. Questo rende difficile per le
famiglie poter visitare i loro parenti visto che per ottenere un colloquio è
necessario uno permesso speciale che scade dopo due settimane, le famiglie
sono quindi costrette a rifare continuamente l'iter
burocratico a causa di questi trasferimenti.
Ci sono inoltre molte famiglie che non sono riuscite ad ottenere i permessi
per visitare i loro parenti per più di un anno e mezzo.
Questa è una cosciente politica, mirata ad isolare i prigionieri dai loro
amici e dalle loro famiglie impedendo alle mogli di visitare i mariti, ai
figli di visitare i padri e ai fratelli di visitare i fratelli.
In molti casi alle persone sopra i 60 anni o sotto i 13 o alle mogli è stata
negata la possibilità di visitare i loro parenti.
Le visite durano 30 minuti e si possono fare ogni due settimane.
L'amministrazione carceraria sottopone le famiglie ad ogni sorta di
maltrattamento come perquisizioni, insulti o lunghe attese per le visite.
Va menzionato anche l'episodio avvenuto nella prigione di Damoun dove sono
stati trasferiti altri detenuti amministrativi, senza nessun rispetto per i
loro diritti. A causa delle proteste e delle ribellioni di questi
prigionieri le autorità hanno tolto loro i giornali, le sigarette, i
bicchieri, i cucchiai, l'acqua calda e altri basilari beni.
SOMMARIO
Addameer continua a denunciare le condizioni difficili che i prigionieri
arabi e palestinesi subiscono nelle carceri israeliane. Ci interessiamo
delle condizioni di salute dei prigionieri e cerchiamo di fornire loro cure
mediche.
Inoltre Addameer vorrebbe fare una scheda informativa per elencare le
difficili condizioni psicologiche affrontate dai prigionieri, in
particolarmodo i detenuti amministrativi che vivono costantemente senza
sapere quando potranno uscire.
Osserviamo anche le difficili condizioni delle famiglie dei prigionieri.
Il nostro primo scopo è di migliorare le condizioni di vita nelle carceri,
per arrivare alla definitiva eliminazione delle detenzioni amministrative e
al rapido rilascio di tutti i prigionieri palestinesi e arabi nelle carceri
israeliane in accordo con le decisioni prese all'interno del processo di pace.