Sullo scorso numero di Senza Censura abbiamo pubblicato
la traduzione di un articolo di Angehorigen Info del
marzo 1996 sull'arresto a Roma di Christa Frölich
da parte dei ROS dei carabinieri su richiesta del governo
francese.
Mentre i mass-media continuano nel loro vergognoso silenzio
su questo sequestro di persona, le uniche informazioni
su questa vicenda sono quelle diffuse dalla sinistra
rivoluzionaria.
In particolare è da segnalare una "lettera
aperta" scritta da Sandro Padula, prigioniero
a Rebibbia e marito di Christa, che ricostruisce attentamente
la vicenda giudiziaria di questa compagna. La fotocopia
di questo documento (10 pagine) può essere richiesta
al Centro di Documentazione 'Krupskaja' di Bologna.
Da un'altro materiale intitolato "I fatti e le
interpretazioni - la vicenda di Christa Margot Fröhlich"
(Roma, marzo 1996) riportiamo qui di seguito la parte
riguardante la dinamica dell'arresto - richiesta di
estradizione.
Sabato 28 ottobre 1995 i carabinieri dei Ros hanno arrestato
a Roma la cittadina tedesca Christa Margot Fröhlich.
Secondo le prime informazioni diffuse dai mass-media
italiani, il motivo di tale arresto sarebbe stato un
mandato di cattura internazionale, emesso dalla magistratura
francese, che indica nella donna l'autrice di un attentato
avvenuto a Parigi il 22 aprile del 1982.
A dire il vero molte bugie e molti intrighi hanno fatto
da corollario e da precondizione all'arresto della
donna. Ad esempio, è falsa la notizia secondo
cui la Fröhlich sarebbe stata ricercata dal 1982
al 1995 per quell'attentato. La verità è
che dal giugno 1982 all'autunno del 1988 la Fröhlich
si trovava in carcere in Italia, essendo stata arrestata
e condannata per porto abusivo di armi, e da quell'autunno
fino al 26 ottobre 1995 ha vissuto normalmente ad Hannover.
Nell'autunno del 1988, conclusa la pena detentiva, ed
essendo persona straniera che aveva subito una condanna
superiore ai cinque anni, la Fröhlich fu espulsa
dall'Italia e tornò in Germania. Successivamente,
nel novembre del 1990, si sposò per procura
con Sandro Padula, un detenuto condannato all'ergastolo
al processo "Moro-ter", e dal 1991 al 1995,
tramite l'avvocatessa Rosalba Valori che svolgeva il
ruolo di sua procuratrice speciale, la Fröhlich
ha sempre inoltrato regolare istanza per ottenere i
permessi di ingresso in Italia. In altre parole, ha
potuto effettuare i colloqui col marito soltanto dopo
che il Ministero degli Interni le aveva dato il permesso
di entrare nel territorio italiano.
Anche venerdì 27 ottobre 1995, avendo già
ricevuto l'autorizzazione dalle autorità competenti,
la Fröhlich è giunta in Italia. In questo
caso, nei pressi della frontiera ferroviaria, è
stata perfino identificata e perquisita da alcuni poliziotti
che poi l'hanno lasciata passare.
Sabato 28 ottobre, infine, la cittadina tedesca ha svolto
un colloquio con il marito all'interno del carcere
di Rebibbia Nuovo Complesso ed in seguito, verso le
ore 13,30, è stata arrestata dal Ros nelle vicinanze
della stazione Subaugusta della metropolitana.
Una circostanza a dir poco eloquente è che, mentre
il verbale del fermo della cittadina tedesca da parte
del Ros è delle ore 14,30, il fax inviato dalla
polizia giudiziaria francese all'Interpol con la richiesta
di cattura è delle 14,51.
Insomma, prima di una formale richiesta francese di
catturare la Fröhlich, quest'ultima era già
stata arrestata e tale illegalità può
avere il solo significato che l'operazione era stata
preparata nelle settimane precedenti per aggirare le
norme che in Germania tutelano i cittadini contro l'estradizione.
(...)
La Francia di Chirac ha quindi orchestrato un autentico
intrigo internazionale per trovare un capro espiatorio
da offrire in pasto alla propria opinione pubblica.
Ha proditoriamente atteso che la donna fosse in Italia
e che qui venisse arrestata prima di spiccare un mandato
di cattura contro di lei. Ha calpestato inoltre i più
elementari criteri del diritto internazionale quando,
il 28 ottobre 1995, ha spiccato un mandato di cattura
così "internazionale" da comunicarlo
soltanto all'Italia.
Tutto lascia perciò presagire che, nel caso in
cui venga concessa l'estradizione, la Francia sottoporrà
la Fröhlich ad atti persecutori e discriminatori
per motivi politici, in particolare a trattamenti che,
sul piano processuale, su quello detentivo e su quello
dell'informazione di massa, configurano violazione
dei diritti fondamentali della persona.