Nel 1991, è stata creata nel Paese Basco-Euskal
Herria l'associazione dei familiari dei prigionieri,
rifugiati e deportati politici baschi, SENIDEAK. Dal
1992, tale associazione è scritta presso il
registro della Comunità Autonoma Basca e della
Comunità Autonoma Navarra.
Obiettivi di SENIDEAK sono: l'assistenza giuridica,
sanitaria e morale ai prigionieri, agli esiliati e
ai loro familiari; l'informazione e la denuncia della
situazione nella quale versano queste persone; l'attività
legale volta al conseguimento del rispetto dei Diritti
Umani e delle libertà dei prigionieri, degli
esiliati e dei loro familiari; la denuncia delle violazioni
degli stessi e delle leggi fondamentali riconosciute
dalla legislazione spagnola e dai diversi trattati
internazionali ratificati o dalle norme sul trattamento
dei prigionieri elaborate come raccomandazioni da diversi
organismi internazionali.
SENIDEAK è un'associazione umanitaria, nata per
far fronte alle diverse violazioni dei Diritti Umani
registrate nei confronti di detenuti politici baschi
nelle carceri francesi e spagnole. I membri di questa
associazione sono accomunati unicamente dalla relazione
familiare con i detenuti politici baschi, esistendo,
all'interno della stessa associazione, ideologie differenti
tra i diversi componenti e talvolta anche contrapposte.
Il lavoro di SENIDEAK consiste nel denunciare queste
siruazioni tramite l'azione legale e la mobilitazione
sociale, allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica
e le istituzioni sulla situazione della violazione
dei Diritti Umani dei prigionieri ed esiliati politici
baschi.
SENIDEAK elenca alcune delle violazioni ricorrenti nelle
carceri spagnole quali: pestaggi, isolamenti prolungati,
vessazioni, lontananza dalla famiglia e dal proprio
ambiente sociale ed affettivo, censura e controllo
delle comunicazioni orali e scritte, morte di due prigionieri
per mancanza di assistenza medica, strumentalizzazione
delle malattie come forma di pressione...
Contro questa situazione i familiari dei prigionieri
politici baschi hanno attuato uno sciopero della fame
a staffetta e ad oltranza -della durata di una settimana
per ciascun gruppo- dal 18 dicembre del 1995 nella
cattedrale del Buon Pastore di San Sebastian.
Anche i prigionieri, dopo numerose lotte nel corso di
lunghi anni di carcere e repressione, hanno dato vita
nel gennaio del 1996 a una protesta ad oltranza con
scioperi della fame e "txapeos" (rifiuto
dei colloqui e rifiuto di sottomissione al regime carcerario).
Il 9 settembre è iniziata una nuova fase di
lotta nelle carceri: 20 prigionieri politici baschi
hanno nuovamente iniziato uno sciopero della fame a
tempo indeterminato.
La società basca -i sindacati maggioritari, diversi
Comuni e istituzioni, gli organismi di difesa dei Diritti
Umani, comprese numerose associazioni cittadine- hanno
detto NO alla dispersione dei prigionieri baschi. Ciò
nonostante il Governo spagnolo e quello francese continuano
con la loro politica di dispersione, violando la legalità
statale e le norme di diritto internazionale.
La situazione di cui sono oggetto i prigionieri politici
baschi è la seguente:
1) DISPERSIONE
Attualmente (sebbene la situazione cambi quotidianamente)
ci sono 543 prigionieri politici baschi disseminati
in 62 carceri dello Stato spagnolo (464 prigionieri)
e in 14 carceri dello Stato francese (59 prigionieri).
Obiettivo della dispersione è sottoporre i prigionieri
a una condizione limite di isolamento, aggressione
e mancanza di qualunque difesa per ottenere che crollino
sia umanamente che politicamente. La strategia della
dispersione è diretta anche contro i familiari,
il cui obiettivo è quello di trasformarci, toccando
i limiti della crudeltà e della disumanità,
attraverso elementi di ricatto e pressione messi in
atto contro i nostri congiunti. Per questo sosteniamo
che la dispersione è all'origine di gravi violazioni
dei diritti fondamentali.
Sebbene la Costituzione spagnola e la Legge Generale
Penitenziaria (che regola gli istituti di prevenzione
e pena) stabiliscono per i prigionieri obiettivi di
rieducazione sociale, accesso alla cultura, sviluppo
integrale della personalità e integrazione nella
società, tutto ciò resta lettera morta
per i prigionieri politici baschi.
Le regole penitenziarie adottate dal Consiglio d'Europa
stabiliscono il diritto a comunicare con i propri familiari
e l'obbligo di mantenere e rafforzare i vincoli con
la famiglia ed il mondo esterno (regole 43 e 65).
La violazione di Diritti Umani, insita nella dispersione,
ha portato molti organismi internazionali a raccomandare
allo Stato spagnolo il trasferimento dei prigionieri
politici nelle carceri più vicine ai luoghi
di origine: Rapporto del Human Rights Watch (aprile
1992), Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura
(rapporti sulle inchieste 1991 e 1994), Rapporto 1994
e 1995 dell'Osservatorio Internazionali delle Prigioni.
Il Parlamento europeo nella sua Risoluzione B4-0043
e 0065/96 ha mostrato preoccupazione per l'allontanamento
dei prigionieri dalle loro famiglie e ha chiesto agli
Stati della Unione Europea che "vengano applicate
rigorosamente le Norme Minime del Consiglio d'Europa
in tutte le prigioni". E il Parlamento basco con
sede Vitoria-Geistaz ha approvato il 28 dicembre del
1996 una Risoluzione chiedendo che "tutte le persone
di cittadinanza basca private della libertà
scontino le loro pene in Euskal Herria".
2) ISOLAMENTO
I prigionieri politici baschi vengono separati da ogni
contesto sociale e culturale dal quale provengono (isolamento
sociale) ed inoltre sono costretti all'isolamento carcerario
(isolamento dal gruppo).
Gli stessi sono incarcerati in prigioni lontane centinaia
o migliaia di chilometri dalle loro famiglie (sebbene
la legge prescriva di evitare lo sradicamento dei detenuti).
Le visite -in molti casi- sono proibite agli amici
e sono durata breve (alcune unicamente di dieci minuti),
i colloqui sono di applicazione arbitraria, entrambi
si svolgono sotto controllo e sono registrati. La corrispondenza
privata è limitata, la stampa e le pubblicazioni
di tipo politico sono ristrette o addirittura proibite.
I prigionieri sono isolati nelle loro celle, a questo
si aggiunge la privazione continua del sonno, la temperatura
sfavorevole e le cattive condizioni alimentari che
causano angustia e sfinitezza. Tutto questo produce
difficoltà nel prigioniero, soprattutto al suo
equilibrio psicofisico.
3) Diritto alla salute
I prigionieri politici baschi hanno difficoltà
a ricevere un'assistenza sanitaria adeguata da parte
dei medici penitenziari. In particolar modo, sono assai
gravi i casi di prigionieri con infermità psichica.
Inoltre i prigionieri baschi non vengono separati dai
detenuti che presentano malattie infettive e contagiose.
Nè l'amministrazione francese ne quella spagnola
permettono l'assistenza di medici esterni al carcere,
sebbene questo sia un diritto previsto dalla legge.
Attualmente 3 prigionieri baschi presentano malattie
gravi ed incurabili , secondo gli articoli di legge
(art.60 del Reglamento Peninciario) essi dovrebbero
essere scarcerati. Tuttavia, malgradola loro grave
situazione, il Governo Spagnolo rifiuta di applicare
questa legge nei loro confronti.
4) Trasferimento dei prigionieri
I prigionieri sono sottoposti a continui trasferimenti.
Solo nel 1995 sono stati registrati più di 600
trasferimenti da un carcere all'altro, o da cella a
cella senza alcun tipo di motivazione. L'obiettivo
è quello di mantenere il prigioniero costantemente
sotto pressione e di romperne la stabilità e
l'equilibrio. Noi, in quanto familiari, siamo seriamente
preoccupati per i problemi psichici che tutto questo
provoca ai prigionieri.
Inoltre noi familiari non veniamo informati dei trasferimenti,
delle situazioni dei nostri cari, e questo aumenta
i nostri problemi e ci procura una grave tensione.
5) Libertà condizionale
Il codice penale spagnolo prevede che scontati 3/4 della
condanna, il restante quarto sia portato a termine
in regime di libertà vigilata, ciò nonostante
125 prigionieri politici baschi continuano a languire
in prigione sebbene dovrebbero essere in libertà,
seppure vigilata.
6) Diritto alla difesa.
La Costituzio spagnola ed il Codice di Procedura Penale,
così come gli Accordi Internazionali, prevedono
che il diritto alla difesa è un diritto fondamentale.
La dispersione dei nostri familiari provoca la violazione
di fatto di questo diritto fondamentale. In condizione
di dispersione dei prigioieri è impossibile
una strategia comune di difesa. Tra l'altro, tutte
le conversazioni tra avvocati e prigionieri vengono
registrate.
Conclusioni generali
Il Governo spagnolo e quello francese utilizzano la
sofferenza dei nostri familiari per raggiungere i loro
obiettivi politici, usando la violazione dei diritti
fondamentali nei confronti dei prigionieri nel contesto
di una strategia politica.
Non possiamo, come familiari dei prigionieri politici
baschi, accettare questa situazione, rifiutata dalla
stessa società basca.
Il nostro obiettivo è che la legge e i Diritti
Umani siano rispettati, per questo motivo chiediamo:
- trasferimento dei prigionieri nelle carceri basche;
- libertà per i prigionieri colpiti da infermità
gravi e irreversibili, come previsto dalla legge;
- libertà per i 125 prigionieri che, secondo
quanto prevede la legge spagnola, dovrebbero già
essere liberati per scadenza termini;
- rispetto dei Diritti Umani nelle carceri.
SENIDEAK - GUREAK