Alle ed ai partecipanti all'incontro internazionale
per una società umana e contro il neoliberismo.
Chiapas - Messico - dal 27/7 al 3/8/96
Care compagne e compagni che venite da vicino e da lontano,
dalle montagne o dalle città, dai paesi poveri
o da quelli ricchi, noi siamo dell'iniziativa "Libertad!"
. Salutiamo tutti quelli che hanno potuto partecipare
a questo incontro così come quelli che non hanno
potuto venire perché privi di mezzi o di opportunità
o perché i potenti glielo hanno impedito con
la violenza. Tra questi ultimi ci riferiamo in particolare
alle compagne e ai compagni che sono nelle mani del
nemico - le prigioniere e i prigionieri politici di
tutto il mondo!
Perché siamo venuti qui, nella Selva Lacandona?
Per annusare l'aria di insurrezione o per acquistare
una qualche spilletta originale zapatista di Marcos?
Non abbiamo abbastanza da fare nel nostro paese d'origine
- qualunque esso sia - nella lotta e nello scontro
contro il potere delle sanguisughe imperialiste?
Giustamente, noi che veniamo dalla Germania possiamo
dire che raramente negli ultimi anni c'è stata
una lotta che sia riuscita ad entrare così rapidamente
e diffusamente nei diversi mezzi di comunicazione della
sinistra del nostro paese come quella degli zapatisti.
E così anche standosene in Germania si può
leggere e discutere quasi immediatamente di ogni più
piccola notizia e di ogni nuovo comunicato dell'EZLN.
E allora, perché siamo venuti? La ragione è
allo stesso tempo semplice e complicata. Abbiamo bisogno
di un accordo internazionale riguardo a come si possa
combattere nel modo migliore possibile contro il nemico:
le imprese multinazionali, gli apparati statali, i
burocrati e gli sfruttatori. Che dobbiamo raggiungere
questo accordo è una constatazione semplice,
però come lo si possa fare concretamente è
molto complicato. E questo è vero soprattutto
per noi che veniamo dalla metropoli imperialista. Però
senza dubbio abbiamo bisogno di una internazionale
dei ribelli delle montagne e delle città, delle
partigiane e dei partigiani che lavorano nelle diverse
organizzazioni e comitati, nei movimenti politici di
base e nelle organizzazioni di guerriglia.
Così diventa fruttuoso il tempo che passiamo
qui. Ci sono troppo poche opportunità come questa
per una discussione internazionale, ancor meno opportunità
di svolgerla nel luogo stesso di un'insurrezione e
di una rivolta. Per questo non vogliamo sciuparlo
con lunghe introduzioni.
Noi viviamo e lavoriamo in Germania: dopo 50 anni nuovamente
lo Stato più potente d'Europa. Noi lottiamo
e ridiamo in faccia a questo potere imperialista. Non
sempre riusciamo a tenere alto il livello della lotta,
ma lo facciamo comunque con continuità. La nostra
iniziativa "Libertad!" è stata costruita
per andare oltre i confini del nostro paese, per creare
relazioni internazionali e organizzare la solidarietà
con le prigioniere e i prigionieri politici.
"Libertad!" è un'associazione di forze
della sinistra in Germania, anche se oggi è
più un comitato che un'organizzazione vera e
propria. Per noi è assolutamente necessaria
una collaborazione sempre più ampia per combattere
lo sfruttamento capitalista e l'oppressione imperialista.
Uno dei nostri obiettivi concreti è quello di
organizzare una giornata di lotta internazionale per
la libertà di tutte le prigioniere e i prigionieri
politici.
Questa idea nacque in un incontro internazionale del
1992: il convegno contro il summit economico internazionale
(G7) che si tenne nella città tedesca di Monaco.
In quella occasione si incontrarono i rappresentanti
di diversi movimenti di liberazione e di base di tutto
il mondo. Un punto di partenza fu la constatazione
che in tutti i luoghi in cui si lotta contro l'oppressione
si viene attaccati con la repressione. Un altro punto
fu che la solidarietà, l'appoggio e la lotta
comune con le nostre compegne e compagni prigionieri
non può essere limitata ad un livello locale
o nazionale.
Così come il governo messicano tenta di indebolire
l'insurrezione con l'arresto di oppositori, in tutto
il mondo ci sono militanti dei movimenti di base e
di liberazione che sono prigioniere e prigionieri politici
e che sono parte della lotta internazionale "per
una società umana e contro il neoliberismo".
Per evitare una confusione di concetti, vogliamo definirne
brevemente alcuni, ma senza un'analisi esaustiva.
Per noi il neoliberismo è una forma di capitalismo
e in gran parte del mondo è la sua forma attuale.
La "libertà di mercato" determina/domina
tutto questo, significa la sottomissione totale dell'uomo
e della natura al processo di sfruttamento capitalista.
Da qui deriva l'annientamento e l'esclusione di parti
del popolo. A questo primato del profitto si oppongono
naturalmente tutte le relazioni sociali che hanno differenti
scale di valori. L'offensiva neoliberale in Germania
rapina chi è già povero e intacca lo
stato sociale. E' il percorso dallo stato sociale allo
stato di polizia: il potere dei manganelli della polizia
e di leggi che sono sempre esistite e senza le quali
non funzionerebbe la richiesta brutale di "stringere
la cinghia". Ci pongono in evidenza la crisi dell'economia
capitalista. Ma era differente 10 o 20 anni fa?
L'attacco neoliberista all'esistenza deve garantire
lo stesso risultato di altre strategie di accumulazione
capitalistica: assicurare il dominio di pochi sopra
la maggioranza dell'umanità. Alla stessa maniera,
in questo senso, di quanti anni ha ormai la coscienza
che questo dominio si può combattere solo insieme,
cioè a livello internazionale.
E' chiaro che il progetto di liberazione in cui siamo
tutti impegnati deve svilupparsi nuovamente. Almeno
nel nostro paese, esso oggi non esiste concretamente
e non ha prospettive visibili. Però sarebbero
venuti in così tanti in Chiapas se la situazione
fosse molto differente negli altri paesi? O forse qualcuno
di voi ha in tasca un programma che dobbiamo soltanto
portare a termine in un quadro chiaramente determinato?
Se sì, confessiamo che siamo scettici come in
genere lo siamo verso le "soluzioni facili".
In un mondo il cui volto cambia quotidianamente dobbiamo
esaminare ogni giorno nuovamente la nostra tattica,
gli obiettivi strategici e le loro relazioni, imparare
dalle nostre esperienze e da quelle degli altri.
Nemmeno l'insurrezione zapatista incominciò all'improvviso
il 1o gennaio 1994, ma si basò tanto sulle lotte
delle guerriglie latinoamericane come sulla lotta d'indipendenza
di Emiliano Zapata e contiene le esperienze di lotta
di tutto il mondo, di ogni epoca.
Compagne e compagni, come abbiamo già detto uno
degli obiettivi di Libertad! è principalmente
quello di lavorare per la solidarietà e la lotta
comune con le prigioniere e i prigionieri delle nostre
lotte. Per questo motivo in questo incontro vogliamo
discutere con voi quali possibilità vediamo
e che passi che possiamo fare.
Primo: la lotta per la libertà delle nostre prigioniere
e prigionieri deve essere una lotta internazionale.
Il fatto che essi hanno fatto parte delle nostre lotte
e continuano a farne parte li rende prigioniere e prigionieri
politici. La lotta per la loro salvezza e libertà
è una lotta per i diritti umani fondamentali.
E' urgente perchè con essa si tratta di dare
protezione e sostegno immediato. Questa lotta è
rivoluzionaria quando va al di là di semplici
richieste al potere, ma invece lo attacca.
Solidarietà e mutuo appoggio superando tutte
le differenze: questa è un importante pietra
angolare. Per le prigioniere ed i prigionieri politici
nella Germania capitalista questa è sempre stata
un'esperienza significativa.
La storia recente delle lotte rivoluzionarie nel nostro
paese ha quasi 30 anni ed è legata alla questione
della vita e della libertà delle prigioniere
e dei prigionieri. Questa storia è segnata da
troppo poche evasioni, troppo poche azioni di forza
per la liberazione e campagne vittoriose. E' però
segnata dalla lotta decennale delle prigioniere e dei
prigionieri dietro le mura di acciaio e cemento, da
numerosi scioperi della fame e mobilitazioni contro
la tortura dell'isolamento e le condizioni di detenzione
disumane.
Il "modello tedesco", instaurato dopo la seconda
guerra mondiale e riformato socialdemocraticamente
a partire dagli anni 60, non è mai stato un
paradiso democratico, come è stato spacciato
tranquillamente all'estero, ma è, invece, di
più un apparato repressivo super-armato che
naturalmente - come impareggiabile stato costituzionale
- si è attrezzato con numerose leggi speciali.
Per prima cosa diede la caccia ai comunisti che erano
sopravvissuti al fascismo per combattere poi, a partire
dagli anni 60, il nuovo movimento di opposizione radicale.
Continuando la vecchia tradizione, sta eliminando tutti
gli ostacoli nel cammino verso una nuova ascesa al
potere imperialista mondiale. Contro di esso devono
opporsi anche le prigioniere e i prigionieri politici.
Sono state adottate nuove forme di tortura, la cd.
"tortura bianca": la detenzione in isolamento
per parecchi anni. Ed è stato creato uno stato
di polizia extra-legale.
Nella linea di questo sviluppo è necessario definire
nuovamente la nozione di fascismo. Il fascismo in Europa
proviene dagli apparati statali e da qui conquista
la società, non il contrario. E' stato creato
un sistema di "controrivoluzione preventiva"
per evitare che una scintilla incendi la prateria.
Questo miscuglio di riforme e repressione continua
deciso anche durante l'attuale smantellamento dello
stato sociale. Ancor più, senza l'esperienza
della reazione ad ogni tentativo di resistenza, introiettata
nella coscienza collettiva della società, questo
smantellamento sociale non funzionerebbe tanto facilmente
come funziona adesso.
Si è dichiarato e si continua a dichiarare, prendendo
come esempio le prigioniere ed i prigionieri politici,
che è inutile ribellarsi contro ilpotere esistente
in un paese come la RFT e lottare - come si dice -
nel cuore della bestia. Però la lunga resistenza
delle prigioniere e prigionieri della Frazione dell'Armata
Rossa (RAF), come di altri gruppi di resistenza, ha
dimostrato che anche loro fanno parte di un processo
rivoluzionario più che per se stessi come prigioniere
e prigionieri. Con la loro resistenza dal carcere hanno
potuto iniziare campagne politiche. In queste lotte
le prigioniere e i prigionieri hanno sperimentato una
forte solidarietà. Però manca molto al
raggiungimento dell'obiettivo: la loro liberazione
incondizionata.
Fino ad oggi il prezzo è stato molto alto: molte
compagne e compagni prigionieri non sono sopravvisuti
agli scioperi della fame prolungati per mesi e all'isolamento.
Alcuni di loro erano incarcerati da più di 20
anni. Secondo la volontà del potere, chi ha
lottato in un gruppo di guerriglia urbana non può
uscire prima di questo limite.
Noi partecipammo alla fine di maggio all'incontro europeo
a Berlino in preparazione di questo incontro intercontinentale.
La nostra iniziativa Libertad! organizzò lì
un gruppo di lavoro sul tema: Prigioniere e prigionieri
politici, diritti umani, internazionalismo.
In questo gruppo di lavoro erano presenti compagne e
compagni di diversi paesi europei, latinoamericani,
asiatici e statunitensi.
Lì ascoltammo relazioni sulla situazione delle
prigioniere e prigionieri politici di alcuni di questi
paesi e potemmo constatare molte coincidenze con la
situazione tedesca.
Discutemmo diverse questioni rispetto al tema proposto;
come per esempio: chi intendiamo come prigionieri politici?
la necessità di agire contro ogni intento di
amnistiare i torturatori. Inoltre elaborammo una risoluzione
che riassumeva i nostri risultati e proposte per questo
incontro in Chiapas.
Le proposte andiamo a presentarle ora; però prima
alcune frasi per riassumere il nostro dibattito:
in Germania era e continua ad essere in vigore la direttiva
governativa : "non ci sono prigioniere e prigionieri
politici". Lo stato tedesco si sforza di negare
il carattere sociale e politico delle lotte rivoluzionarie
iniziate dagli anni 60. Però anche dalla nostra
parte della barricata questa nozione non è indiscussa.
Alcuni escludono le prigioniere e i prigionieri che
finiscono in carcere a causa della miseria sociale,
altri includono i nazi e altri ancora esercitano tra
loro una divisione poichè accettano solo le
prigioniere e prigionieri che non hanno agito con la
violenza.
Noi diciamo questo: la solidarietà non si lascia
dividere e condizionare dai mezzi e le forme con cui
le compagne e i compagni prigionieri si sono incorporati
alla lotta contro l'oppressione e lo sfruttamento.
Solidarietà con tutti i prigionieri dei movimenti
di resistenza, di liberazione e di base! Loro sono
le prigioniere e i prigionieri delle lotte di classe
per l'abolizione della società classista.
La solidarietà deve orientarsi secondo l'obiettivo
di ogni combattente, a favore della liberazione del
popolo o contro il popolo, a favore o contro l'obiettivo
di abolire il sitema di oppressione e del carcere in
generale. La repressione statale non riguarda solo
le prigioniere e i prigionieri e i loro familiari.
Si dirige contro la società nel suo insieme.
Il sistema di tortura, il far sparire persone o le
lunghe pene detentive creano un clima di paura, di
terrore. Nessuno dovrebbe arrischiarsi a mettere in
questione la forma fondamentale delle relazioni di
potere esistenti e ribellarsi radicalmente contro esse.
La lotta per uno sviluppo umano e giusto esige pertanto
l'appoggio a coloro che vengono colpiti dalla repressione.
Nella linea di un passaggio dalle dittature alle democrazie
formali, come si è data in america latina o
in sud-africa, si è posta una rivendicazione
centrale: no all'amnistia per i torturatori e nemmeno
per i mandanti.
Non è solo una rivendicazione di giustizia e
nemmeno deve intendersi in maniera moralistica. Si
tratta di combatte l'ulcera che la tortura significa
per una società ed evitare in tal modo che si
ripeta. E' per questo che tale rivendicazione provoca
tanta resistenza, perchè i potenti non vogliono
lasciare niente del loro potere.
Sappiamo cosa significa porre in pratica questa rivendicazione
per l'esperienza stessa della storia del nostro paese:
se ci fosse stato un dibattito sociale su tale questione
dopo il nazifascismo, se il popolo avesse discusso
con più cognizione, animato da una propria responsabilità,
forse ci sarebbe stata una possibilità di un
reale cambiamento.
Invece fu attivato un meccanismo collettivo di repressione
psichica. Quando ci sono molti colpevoli diventano
alla fine tutti innocenti e gli aguzzini si convertono
in vittime. Alcuni dei più grandi porci fascisti
furono giudicati dai paesi alleati, ma la maggioranza
rimase al potere nei vecchi o in nuovi posti. Le vittime
reali, che ritornarono in Germania dopo anni di sofferenze
nei campi di concentramento o nell'esilio, invece di
rispetto e umanità sperimentarono proprio il
contrario. Turbavano la cantilena dell'oblio. Tuttavia
ancora oggi, 50 anni dopo, ci sono molti che devono
lottare per le indennità, se sono vivi, alcuni
si sono stancati e inoltre devono giustificarsi per
il fatto che hanno resistito. Così si trasforma
una vittima in carnefice. La Germania è un'altra
volta una potenza mondiale.
Ora, vogliamo proporre a questo incontro ciò
che segue.
1. Le organizzazioni, i gruppi e i comitati creino una
rete internazionale di solidarietà con le prigioniere
e i prigionierei politici. Questa rete deve servire
per informarsi nel modo più rapido ed esteso
sulla situazione delle prigioniere e dei prigionieri
politici e agevolare l'aiuto e l'appoggio mutuo. Si
potrebbero iniziare campagne internazionali comuni.
2. Si convoca un giornata internazionale di lotta per
la libertà delle prigionere e prigionieri politici
di tutto il mondo come espressione della nostra vicinanza
alle nostre prigioniere e prigionieri. Per questo si
dovrebbe elaborare e pubblicare una dichiarazione diretta
a tutti gli uomini e donne rivoluzionari, radicali
e democratici per portare a termine in forma collettiva
atti di solidarietà nella giornata internazionale.
Compagne e compagni, noi siamo venuti qui con la speranza
e l'intenzione di stabilire contatti internazionali
e rafforzare la mutua collaborazione. Sicuramente questa
riunione serve anche per questo. Però ci farebbe
molto piacere anche se riuscissimo ad esprimere in
forma avanzata la vicinanza e solidarietà alle
nostre sorelle e fratelli prigionieri in tutto il mondo.
Dovrebbe uscire un segnale da questa riunione: convochiamo
insieme una giornata di lotta internazionale di solidarietà!
fissiamola per l'anno che viene, l'anno 1997. La celebreremo
per la prima volta nel 1997, logicamente considerando
le diverse situazioni locali, con diverse attività,
ma con una rivendicazione comune: PER UNA SOCIETA'
UMANA! LIBERTA' PER TUTTE LE PRIGIONIERE E PRIGIONIERI
POLITICI IN TUTTO IL MONDO!
Vogliamo rivolgere un saluto a coloro che sono detenuti
in celle della morte, di tortura e in carcere.
Non si perdona niente! Non si dimentica niente!
Vogliamo segnalare urgentemente la situazione di Mumia
Abu Jamal: un ex pantera nera detenuto in un braccio
della morte negli USA. Nonostante una raccolta di firme
internazionale e molte attività contro la sua
esecuzione e per l'abolizione della pena di morte,
fino ad ora si è riuscito solo a rinviare l'esecuzione
della sua condanna a morte. La sua situazione è
esemplare di quella di molte altre prigoniere e prigionieri
nei democratici USA. Appoggiamo la lotta contro l'esecuzione
di Mumia con azioni ed attività diverse.