Internazionale - Ulrike Meinhof: vent'anni fa.

(Da Egin del 9 maggio 1996)

Memoria di una lotta
di un rappresentante del Collettivo Libertad

Lo scorso fine settimana (il 3 maggio) all'università tecnica si è tenuta un'assemblea pubblica per ricordare il 20o anniversario della morte di Ulrike Meinhof.
Ulrike, nata nel 1934, partecipò negli anni '50 alle mobilitazioni contro il riarmo delle Repubblica Federale Tedesca. Dopo la seconda guerra mondiale fece parte del Partito Comunista Clandestino, messo fuori legge nella RFT - la frontiera anticomunista durante la guerra fredda - è diventò famosa e popolare per i suoi articoli e saggi puibblicati soprattutto sulla rivista di sinistra Konkret. Nei suoi articoli espresse la critica al sistema capitalista, all'oppressione, alla guerra in Vietnam, alla sottomissione dei popoli del cosiddetto Terzo Mondo, all'alienazione nella società capitalista e alla continuità personale e politica del fascismo tedesco nel sistema "democratico" degli anni del "miracolo economico tedesco".
Con i sui articoli Ulrike Meinhof espresse ciò che in quegli anni sentivano molti giovani e la sua sensibilità nella denuncia delle forme di oppressione e sottomissione le guadagnarono il rispetto di molti.
Quando le grandi mobilitazioni degli anni 68-69 contro la guerra del Vietnam, contro il regime dello Shah in Iran e altre ancora, arrivarono al culmine, divenne una dei fondatori della RAF, insieme ad Andrea Baader, Gudrun Ensslin, e alcuni altri.
Fu il primo gruppo che mise in pratica l'ampio dibattito sulla lotta armata e diede origine alla prima guerriglia urbana della Germania Occidentale. Una delle più famose azioni fu quella contro il quartier generale dell'esercito yankee ad Heidelberg, in cui fu distrutto il centro informatico attraverso il quale si coordinavano i voli degli areoplani che bombardavano il Vietnam.
Ulrike Meinhof fu arrestata nel 1972 lo stesso anno in cui furono arrestati anche tutti gli altri membri della prima RAF. Lo stato tedesco intendeva presentarli come dei pazzi e pericolosi criminali, contandando sull'appoggio della stampa asservita.
Si tentò di imporre ad Ulrike una lobotomia, solo le mobilitazioni in suo favore lo impedirono. Il suo processo fu prolungato. I prigionieri e le prigioniere lo utilizzarono per cercare di smascherare il carattere politico di tutta una serie di leggi per la sicurezza dello Stato tedesco, promulgate contro il "terrorismo", per denunciare la tortura dell'isolamento, che in quel momento era un "fatto" nuovo, ma che più tarsi venne esportata, come si sa, in altri Paesi.
La mattina del 9 maggio 1976, il giorno dopo l'anniversario della liberazione della Germania dal Fascismo, Ulrike Meinhof fu trovata impiccata nella sua cella. Le autorità affermarono, senza svolgere nessun tipo di inchiesta, che si trattava di suicidio, mentre la quiasi totalità della sinistra radicale, tanto dentro che fuori la Germania, si dichiarava convinta che Ulrike fosse stata assassinata per ordine dello Stato. Così si dimostrava che l'obiettivo di una società più giusta ed umana si poteva raggiungere solo attraverso una trasformazione rivoluzionaria delle relazioni sociali, proseguendo il giusto cammino e ponendo per il futuro l'obiettivo comune di creare le basi perché la sinistra risorga un'altra volta come forza politica viva.