Chi siamo?
La Agrupaciòn è un'organizzazione "anti-sistema"
che dalla particolarità della lotta dei e a
favore dei Prigionieri Politici, assume la globalità
del conflitto di tutto il popolo e della sua organizzazione
per la costruzione di una nuova società.
I nostri obiettivi sono: contribuire alla costruzione
di un movimento grande, forte, sociale e popolare partendo
dalla base come "potere" (forza), di movimento
e di rottura, capace di creare gli spazi e i frammenti
della nuova Patria.
L'Agrupaciòn è un'organizzazione aperta
a tutti coloro che, essendo familiari di Prigionieri
Politici, amici ed ex-Prigionieri Politici, oltre a
mantenere dei legami affettivi con i Prigionieri Politici,
sono disposti ad assumere il valore che lottare per
la libertà e la dignità dei Prigionieri
Politici, significa lottare per la dignità e
per la liberazione nazionale.
L'Agrupaciòn non concepisce la lotta dei Prigionieri
Politici come una parte della lotta per i Diritti Umani,
ma come parte attiva nella lotta per i diritti del
popolo, considerando il fatto che essi sono parte integrante
del popolo stesso, dato lo stretto legame tra i loro
obiettivi e la lotta per il diritto al lavoro, allo
studio, al riposo, all'amore, che sono valori di tutto
il popolo.
L'Agrupaciòn è un'organizzazione orizzontale,
data la sua caratteristica di essere inserita e presente
in differenti scenari. Pur mantenendo autonomia decisionale
e d'azione, nei confronti di altre organizzazioni di
Prigionieri Politici, svolge un ruolo di coordinamento
e d'integrazione con queste, cercando di rappresentare
un'espressione unitaria ed onesta nella lotta dei e
a favore dei Prigionieri Politici e delle loro organizzazioni,
ma fondamentalmente nel conflitto del mondo sociale
e popolare che si muove e cresce attorno alla lotta
anti-sistema dei Prigionieri Politici.
All'interno dell'organizzazione esiste un collettivo
esecutivo di direzione che ha la funzione di coordinare
e definire le linee e i progetti. Questo collettivo
è uno spazio per la discussione, lo scambio
di idee e di proposte attinenti alle caratteristiche
della lotta per i diritti dei popoli e non per qualificare
e dare importanza all'Agrupaciòn. Oggi si sta
lavorando per: creare alleanze, programmare propaganda,
per il finanziamento e per coordinare i rapporti con
i carceri nazionali e internazionali, ecc.
L'Agrupaciòn manterrà comunicazioni e
relazioni con tutte le prigioni di Santiago, una volta
ogni quindici giorni e con quelle delle regioni ogni
due mesi.
L'Agrupaciòn è un'organizzazione senza
fini di lucro e non riceve nessun tipo di finanziamento
e così diventano necessari gli sforzi per l'autofinanziamento.
I fondi sono gestiti da un membro responsabile ed
il loro utilizzo è deciso da un collettivo.
Fondamentalmente i fondi sono destinati agli spostamenti,
alle attività di propaganda, alla realizzazione
di azioni ed eventi particolari, quali necessità
alimentari, malattie, ecc. dei Prigionieri Politici
e dei loro familiari.
Il cammino percorso
La realtà dei Prigionieri Politici è sempre
drammatica, l'angoscia dell'isolamento brutale dai
loro cari, l'incertezza, l'impotenza e la disperazione,
che produce la condizione di prigionia dei combattenti
e l'impunità dei criminali.
Oggi nel nostro paese esistono 183 Prigionieri Politici,
di cui tre sono stati arrestati negli ultimi anni della
dittatura militare e gli altri 180 sono stati arrestati
durante il cosiddetto "processo di democratizzazione".
La maggior parte di loro è rinchiusa nel carcere
di massima sicurezza "Carcel de Alta Seguridad
- C.A.S.", un moderno campo di concentramento,
ubicato in un'ala del Penitenziario di Santiago.
A rinforzare la connotazione politica che contraddistingue
questo governo, si insiste a considerare i Prigionieri
Politici come "delinquenti sovversivi", a
prescindere della qualità politica di questi
combattenti.
La costruzione del carcere è durata quasi un
anno e a questo progetto sono stati destinati milioni
di dollari. Cifre allarmanti e sproporzionate in un
paese che conta su una popolazione totale di 13 milioni
di abitanti, e con quasi 5 milioni di poveri.
L'allora Ministro della Giustizia, Francisco Cumplido,
sotto il andato del Presidente Patrizio Alywin, commissionò
il disegno, la costruzione e l'avvio del carcere all'architetto
socialista Claudio Martinez, che in seguito assunse
pure l'incarico di Direttore generale della polizia,
succedendo all'avvocato Isidro Solis, che occupa ancora
oggi un ruolo molto importante nell'Ufficio Nazionale
di Sicurezza (Oficina Nacional de Seguridad, la ex-CNI),
creato all'insegna della legalità durante la
precedente amministrazione.
Il 20 febbraio 1994 avvenne il primo spostamento di
45 Prigionieri Politici in questo reparto, con quella
che fu definita "Operaciòn Canario",
inaugurando così il tenebroso ed ambizioso progetto
del governo democratico.
In risposta a questo fatto, i Prigionieri Politici attuarono
uno sciopero della fame a tempo indefinito (46 giorni),
innalzando la bandiera della lotta per la dignità
umana, lotta basata pure sul rifiuto a ricevere visite
nei nuovi parlatoi perfettamente equipaggiati con telecamere
e vetri blindati.
La già delicata situazione degli scioperanti
diventò critica quando, violando ancora una
volta tutte le condizioni dei Diritti Umani, vennero
nuovamente attaccati con i gas lacrimogeni (ilharantes),
a colpi di bastone, a calci e pugni dal sinistro gruppo
anti-sommossa della polizia (Cobras), la cui missione
fu quella di risistemare i compagni nelle celle d'isolamento.
Forti lesioni con conseguenze persistenti a tutt'oggi,
sono il risultato di quest'azione bestiale a cui i
compagni risposero rifiutandosi d'ingerire cibo per
36 giorni. Parallelamente un gruppo di familiari incominciò
il digiuno con l'intenzione di solidarizzare con i
Prigionieri Politici e protestare per questa drammatica
situazione.
Molte organizzazioni di Diritti Umani hanno alzalo la
voce in aperta dissidenza con il carcere di massima
sicurezza e col suo tristemente famoso "Regimen
Interno".
Ogni giorno si verificano occupazioni di ambasciate,
manifestazioni presso sedi di partiti, di organismi
internazionali e governativi, nonchè di fronte
allo stesso carcere, con l'unico obiettivo di esigere
la chiusura immediata e definitiva del Campo di Concentramento.
Tuttavia, facendo uso nuovamente del potere indiscriminato
conferito dal governo, domenica 23 ottobre la polizia
dispose un secondo trasferimento di altri 37 Prigionieri
Politici, denominandolo "Operaciòn Canario
2", dalla carcere di San Miguel e dal Penitenziario
al C.A.S.
Nuovamente ci troviamo di fronte alla minaccia dell'annientamento
lanciata dal Governo contro i Prigionieri Politici
e le loro famiglie.
Attualmente continuiamo con la inclaudicabile lotta
per la Vita e la Dignità. Cinque dei nostri
familiari sono condannati alla pena di morte ed un
numero superiore all'ergastolo, più di 80 casi
ancora non hanno subito un processo e sono in attesa
da più di due anni.
D'altra parte esiste una numerosa quantità di
prigioniere politiche che vivono con i figli neonati
in condizioni deplorevoli nel carcere di San Miguel,
di fronte al loro trasferimento al Campo di concentramento
ed ai pericoli che corrono insieme ai loro bambini,
la polizia cilena non ha fatto uso di lacrimogeni e
di violenza quando l'ha ritenuto necessario.