Curato e tradotto da: Comitato di Solidarietà con i popoli del Latino America "Carlos Fonseca"
CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DELLA BASE NAVALE DEL CALLAO
In questo carcere di massima sicurezza sono rinchiusi come ostaggi del governo il compagno Victor Polay Campos, membro della direzione del MRTA e comandante generale dell'Esercito Popolare Tupacamarista (EPT) Maria Lucero Cumpa Miranda, della Direzione Nazionale e Comandante Guerrigliera e Peter Cardenas Schulte, membro della Direzione Nazionale.
Tutti loro sono stati condannati all'ergastolo, dopo un processo sommario in tribunali militari incappucciati, accusati di delitti di terrorismo e tradimento alla patria, che il regime fujimorista ha creato con l'obiettivo di legalizzare le sue continue violazioni dei patti e convenzioni internazionali, firmati dal Perù e dal Congresso della Repubblica, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Dichiarazione Americana dei Diritti e Doveri dell'Uomo, il Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici e la Convenzione Contro la Tortura, per non parlare della stessa Costituzione peruviana.
Condizioni di incarceramento nella base navale
Terminata di costruire nel marzo 1993, è la maggiore
dimostrazione di irrazionalità e mancanza di rispetto alla
dignità umana.
E' situata all'interno delle installazioni militari della Marina
Militare del Perù, nella base navale del porto del Callao, a
Lima.
Per le sue caratteristiche - è stata denominata 'tomba per
esseri viventi' - ha come obiettivo la distruzione fisica, psichica e
morale dei nostri prigionieri, e soprattutto quella di terrorizzare
chiunque, uomini e donne, che abbia intenzione di ribellarsi al
regime di Fujimori.
Obbedisce ad un programma ideato dalla parte più reazionaria
dell'Esercito e dei suoi Servizi Segreti, destinato a impedire - con
l'uso del terrore - la possibilità di un indirizzo
rivoluzionario del popolo peruviano, ed è accompagnata da un
insieme di misure di controllo, coercizione e repressione che vengono
denominate 'campagna psicosociale'.
Questo ignominioso carcere - tomba, è composto da 8 celle
di cemento armato e barre di ferro rinforzato costruite otto metri
sotto terra, per garantire la riuscita del suo obiettivo di
annichilimento: isolamento fisico, auditivo, visuale; ristrettezza di
spazio, oscurità e massimo controllo permanente.
E' dotata di detector acustici di movimento, sistemi di allarme, mine
in diversi livelli del sottosuolo e telecamere in permanente
funzionamento, monitorate da un centro di vigilanza elettronica, e
torrette di vigilanza controllate dal personale della marina, armato
con fucili a lungo raggio.
Le celle
Le celle, fatte come casse di base rettangolare, misurano tre
metri per due.
In uno dei lati c'è una pesante porta metallica blindata,
assicurata con chiavistelli chiusi da lucchetti le cui chiavi sono in
possesso di persone diverse, tutti ufficiali di marina dei corpi di
sicurezza.
Nella parte media inferiore di queste porte, c'è una piccola
finestra di forma rettangolare, che serve per passare gli alimenti;
è stata fatta in modo da evitare qualsiasi contatto fisico tra
i nostri compagni e i loro custodi.
Dentro ogni cella, vicino alla porta metallica, c'è un piccolo
lavabo e una tazza, ma l'acqua è dispensata dall'esterno con
periodicità determinata e tempo limitato.
Non c'è luce artificiale, nella totale oscurità
è solo possibile distinguere le ombre.
Sopra la porta di ogni cella, approssimativamente a due metri di
altezza, c'è una fessura di 15 centimetri che permette, alcuni
minuti al giorno, l'entrata della luce naturale diretta.
Le celle, addossate l'una all'altra, sono disposte una di fronte
all'altra, quattro in ogni lato, con in mezzo un piccolo cortile.
Tutto ciò è stato costruito, come dicevamo prima, in un
buco scavato nella terra a 8 metri di profondità.
Quando i nostri compagni sono stati trasferiti in questo carcere -
tomba, sono stati addormentati con sedativi, per far loro perdere la
nozione del tempo e non farli rendere conto dell'ubicazione
esatta.
Ognuno di loro ha subito l'isolamento totale, la proibizione delle
visite e dell'aria per tutto il primo anno.
Trenta minuti di aria
Dopo questo periodo di isolamento totale, gli è stato
permesso di uscire nel cortile - uno a uno, per evitare contatti tra
loro - solo per mezz'ora al giorno.
Questo brevissimo tempo possono impiegarlo per fare una passeggiata
nel piccolo cortile, per leggere la Bibbia (fornitagli dalle guardie)
o per vedere, in una stanza, video preparati e controllati
direttamente dal centro elettronico di sorveglianza.
Corrispondenza e accesso all'informazione: tutta la corrispondenza,
tanto quella diretta ai nostri compagni, quanto quella scritta da
loro, è minuziosamente studiata da esperti in sicurezza, che
determinano quali lettere possono entrare e uscire e quando devono
essere consegnate.
Non c'è nessun diritto all'intimità nemmeno nelle
comunicazioni personali.
Non hanno neanche il diritto di accedere a libri, giornali o riviste
e non possono ascoltare la radio e la televisione.
Le visite
Hanno una durata di 30 minuti e si realizzano una volta al mese,
solo per i familiari diretti (genitori, figli o coniuge).
Durante queste visite i familiari non possono avere nessun contatto
fisico con i nostri compagni, le conversazioni si realizzano
attraverso un vetro blindato e con il citofono, il che tra l'altro
permette agli apparati di sicurezza di registrare tutte le
conversazioni che si producono nelle visite e di poterle
analizzare.
In queste visite, i familiari possono portare ai prigionieri solo
cose di uso personale e alimenti inscatolati.
Queste poche cose passeranno al controllo del personale del carcere,
che determinerà cosa e quando si dovrà consegnare ai
detenuti.
I familiari sono portati al parlatorio in veicoli ermeticamente
chiusi che impediscono loro di vedere o sentire fino a quando
arrivano.
Tentativo di obbligare ad un "accordo di pace"
Dopo aver mantenuto i prigionieri in totale isolamento, il
governo, mediante il suo assessore alla 'campagna psicosociale'
Vladimiro Montesinos, offrì ai nostri compagni di migliorare
le proprie condizioni carcerarie firmando un 'accordo di pace' che
includeva il dialogo con il governo e la rinuncia alla lotta
armata.
Questa proposta di 'accordo di pace' non era seria, perché
rispondeva all'esigenza di una resa incondizionata e vergognosa, e
includeva una firma di un documento di 'pentimento' per essersi
sollevati in armi.
Questa offerta, fatta personalmente da Montesinos al compagno Victor
Polay Campos, è stata subito respinta.
Questa decisione ha scatenato le ire dell'emissario del governo, che
ha minacciato di fucilazione il compagno.
Più tardi il rifiuto della proposta del governo è stata
condivisa da tutti i nostri compagni carcerati lì.
Come rappresaglia le condizioni carcerarie sono state peggiorate,
diventando ancora più restrittive.
Al contrario, coloro che si sono prestati alla campagna del governo,
Abimael Guzman e la dirigenza del PCP Sendero Luminoso, hanno
ottenuto benefici personali.
CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DI YANAMAYO
Destinata a carcere di massima sicurezza nel 1990, sta nel
Dipartimento di Puno, nell'estremo sud del Perù in pieno
altipiano andino, a 3800 metri sopra il livello del mare.
Il clima è freddo con temperature che oscillano tra i 15 gradi
nei due mesi d'estate e i 10 gradi sotto zero in inverno, cioè
tutto il resto dell'anno.
Questo carcere è stato costruito al centro di una valle delle
alte Ande, in modo da costituire una specie di isola nel mezzo della
solitudine dell'altipiano.
Occupa approssimativamente un'area di 10000 metri quadrati.
All'esterno è custodito da un centinaio di 'baschi neri'
dell'esercito e da un dispiego di truppe in trincee, veicoli
blindati, camion, camionette, due elicotteri e un campo di mine.
La sicurezza interna è affidata a 300 militari dei corpi
speciali della Polizia Nazionale.
Il carcere è costruito in cemento armato, consta di vari
bracci, ognuno con il suo cortile indipendente.
I compagni del MRTA occupano due sezioni, una maschile e una
femminile.
Tra loro ci sono Jaime Castillo Peruzzi, Lautaro Mellado e Maria
Concepcion Pincheira di nazionalità cilena, e la giornalista
nordamericana Lorie Berenson, condannati all'ergastolo per
'tradimento alla patria', commettendo l'aberrazione giuridica di
condannare per tradimento alla patria dei cittadini stranieri.
Nelle stesse condizioni stanno i compagni peruviani Nancy Gilvonio,
Jaime Ramirez, e Americo Gilvonio Conde e Miguel Rincon della
Direzione Nazionale.
Le celle di tre metri per tre alloggiano due persone ciascuna.
C'è il bagno, però non è permesso l'uso di
elettrodomestici (come radio o tv) e nemmeno di cucinare.
Le finestre non hanno vetri e la porta è una pesante rete
metallica, il che espone permanentemente i prigionieri al forte vento
e al freddo.
Come conseguenza sono frequentissime le affezioni
broncopolmonari.
Per disposizione del governo, tutti i compagni che entrano in carcere
devono stare un anno in competo isolamento.
Dopo questo periodo di tempo, la permanenza obbligata all'interno
delle celle è di 23 ore e mezzo al giorno, e si può
uscire solo per mezz'ora al giorno per fare esercizio fisico e
prendere un po' di sole nel piccolo cortile, dove non possono
accedere più di 14 prigionieri alla volta.
Non è permesso l'ingresso nella prigione di giornali e
riviste ma solo di libri previamente censurati che, se vengono
portati dai familiari, non rimangono a disposizione dei compagni ma
devono stare nella biblioteca del carcere.
In queste celle si possono realizzare solo attività manuali
che non richiedano l'uso di utensili di ferro, che sono proibiti.
Le punizioni, decise a discrezione dei secondini, vanno dalla
reclusione in celle oscure di un metro per due per un tempo che
può arrivare fino a 48 giorni, alla proibizione delle visite o
della mezz'ora d'aria.
In quanto all'alimentazione, il penitenziario stanzia 60 centesimi di
dollaro per persona al giorno, e la qualità del cibo è
molto scadente.
Siamo a conoscenza di casi di compagni che hanno subito una drastica
riduzione di peso e presentano complicazioni gastrointestinali e
tubercolosi.
Non ci sono restrizioni ai familiari per la consegna di alimenti
ai propri parenti durante la loro visita mensile di 30 minuti,
però le difficoltà di trasporto verso il centro
penitenziario rendono impossibile questa attenzione e molte famiglie,
a causa dell'alto costo del trasporto per una visita, possono farla
solo due volte l'anno.
Durante le visite, autorizzate solo per i familiari diretti
previamente identificati e muniti di permesso, non è
consentito alcun contatto fisico.
I compagni si trovano dietro due reti metalliche distanziate da un
corridoio e durante tutto il tempo della conversazione le guardie
passeggiano permanentemente nel parlatorio.
CARCERE MIGUEL CASTRO CASTRO
Ubicato alla periferia di Lima fu costruito a suo tempo come
carcere modello di massima sicurezza fino a quando un plotone
Tupacamarista riuscì, mediante un tunnel lungo più 315
metri, a liberare i nostri compagni nel 1990.
Con il governo Fujimorista si è incrementata la vigilanza con
la presenza di truppe militari che si incaricano di custodirlo
all'esterno.
All'interno è incaricata del controllo la polizia nazionale, e
molti di loro usano cappucci per non essere identificati.
In questo penale si presentano i maggiori problemi di
sovrappopolazione, giacché in uno spazio di sei metri quadrati
che misura una cella devono convivere durante 23 ore e mezza dalle
tre alle cinque persone, situazione accentuata dall'ubicazione in
questo stesso spazio del servizio sanitario di uso collettivo.
Per queste condizioni la quantità di casi denunciati di
affezioni broncopolmonari e gastrointestinali così come la
presenza di tubercolosi sono maggiori.
I compagni non possono contare sulla dovuta e immediata attenzione
medica e le restrizioni ai familiari ad assisterli con la loro
alimentazione sono totali.
Gli alimenti che portano i familiari ai loro congiunti devono essere
previamente cucinati e da consumarsi immediatamente.
All'interno di questo carcere, come in tutti gli altri, c'è un
recinto dove vengono celebrati i giudizi sommari dei tribunali senza
volto; i prigionieri vengono trasportati in questo recinto
incappucciati e tra maltrattamenti e torture.
CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DI CHORRILLOS
Ubicata a Chorrillos (Lima) è una prigione destinata a
donne accusate di 'delitti di terrorismo'.
Sebbene parte del personale di custodia interna è femminile,
l'apparato di sicurezza della polizia che è in servizio
all'interno di questo centro è formato da maschi.
Questa è la caratteristica che differenzia maggiormente questo
carcere dagli altri, giacché tutte le restrizioni che ci sono
nelle altre carceri ci sono anche in questa.
E' costituita da tre padiglioni con tre piani ciascuno.
Ad ogni piano ad uno dei suoi lati si trovano, una contigua
all'altra, una fila di celle che danno su stretto corridoio dal quale
attraverso piccole finestre si può vedere il cortile interno
del penale.
Le celle di due per tre metri ciascuna hanno al loro interno ad uno
dei lati due pagliericci; proprio di fronte un piccolo lavabo e una
latrina.
"E' proibito avere un pettine, uno specchio, una foto, una lettera,
ascoltare della musica, vedere la televisione, ascoltare la radio;
è proibito parlare di politica ed di attualità;
è proibito leggere, scrivere, fumare....''denuncia una
compagna alla delegazione della Croce Rossa Internazionale in visita
al centro.
Questi casi sono solo la dimostrazione di quello che succede in
altre carceri del Perù come Cajamarca, Ica, Arequipa,
Huancayo, Huancavelica...
Per queste condizioni, per queste trasgressioni dei diritti di base
della persona umana, sollecitiamo le organizzazioni di
solidarietà, Organizzazioni non Governative, le Organizzazioni
politiche...a pronunciarsi contro il mantenimento di questo stato di
cose che ledono la dignità umana.
da "M.R.T.A. homepage di TM Crew" all'indirizzo
http://vivaldi.nexus.it/commerce/tmcrew/news/mrta.html
e-mail tmcrew@mail.nexus.it