Qualche anno fa scrissi della resistenza sull'isola di Bougainville, geograficamente delle isole Salomone, nel sud Pacifico, fin dal '75 amministrata dall'Australia, poi incorporata al nuovo Stato Papua-Nuova Guinea (PNG).
Una filiale australiana della più grande multinazionale mineraria a livello internazionale, la Rio Tinto Zinc, aprì la miniera di rame in superficie di Panguna, sulle montagne dell'isola.
L'inquinamento delle acque e dell'aria, l'erosione e le inondazioni, lo sfruttamento e la distruzione del tessuto sociale, annientarono parte delle basi esistenziali degli abitanti dell'isola, 180.000 persone distribuite in oltre 12 tribù di lingue diverse, e portarono ad un movimento di protesta che poi divenne separatista.
Prima furono chiesti adeguati risarcimenti ma, si sa, il progresso
non paga mai ... poi si passò al sabotaggio delle
infrastrutture dell'occupante, tralicci ecc., e successivamente
nacque la "Bougainville Revolutionary Army" e fu proclamata la
Repubblica "Bougainville Interim Government" (BRA e BIG).
Nell'89 chiusero la miniera.
Come nel Vietnam la popolazione venne internata nei lager e nei "villaggi di autodifesa" e furono applicate le misure della "terra bruciata" da parte della Defense Forces (DF), l'esercito del PNG, con l'appoggio logistico e materiale australiano. Venne infatti abrogata la legge "Foreign Incursion and Recruitment Crime Act" - che vietava ogni attività bellica ai cittadini australiani all'estero - e approvata un'apposita ordinanza che permetteva ai piloti australiani di pilotare elicotteri da combattimento antiguerriglia "Iroquois" nella guerra su Bougainville.
Dopo l'89 fu disposto il blocco navale totale dell'isola, con
conseguenze drammatiche per la popolazione.
Il conflitto era stato taciuto persino in Australia, finché
alcuni giornalisti ed altre persone impegnate contro il genocidio in
atto riuscirono a sollevare la questione.
Se precedentemente la BRA era stata definita "terrorista", ora si
parlava di combattenti per la libertà.
Per quanto male equipaggiata, la BRA é rimasta imbattuta per
ben 8 anni. Come contro il PKK, o in Perù, o in altre zone
controllate da movimenti di liberazione, anche le DF hanno parlato
spesso di "offensiva finale". L'ultima volta all'inizio del giugno
1996.
L'8 giugno la DF sbarca con dei battelli di pattuglia e parte
dalla testa di ponte di Arosa - faticosamente conquistata nel '92,
situata a sud di Arawa, capitale dell'isola - per penetrare
nell'interno e "liberare" la cava di rame. La BRA, modificando la
tattica guerrigliera, inizia i combattimenti già in pianura e
dopo otto giorni ricaccia in mare l'aggressore, che deve abbandonare
a gambe levate anche la testa di ponte.
Gli otto anni di vittoriosa resistenza sono costellati anche di
tregue e trattative, tutte fallite per il non riconoscimento della
BRA e del BIG come uguale controparte.
Attualmente il governo di Canberra, al potere da marzo dopo 13
anni di regime laburista, sembra non credere più alla
possibilità di una "soluzione militare" e non é
più disposto a sostenere massicciamente questo "conflitto a
bassa intensità".
Ma un regime della catena internazionale terroristica del capitalismo
neoliberista potrà mai accettare che una guerriglia indigena
si prenda il diritto di fermare un'impresa di miliardi di dollari?
Dice un prete cattolico attivo nel rifornimento clandestino dell'isola: "L'Australia non si fa scrupoli ad ammazzare 50.000 persone di Bougainville se serve per riaprire la cava. Ma se così non va, ricorrerà ad altri metodi".
Notizie tratte da vari articoli apparsi sul sett. "Woz", CH, scritti da corrispondenti australiani.
carcere di Novara, 15/8/1996
Marco Camenisch