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Cari compagni e compagne di Senza Censura
vi inviamo 2 volantini dei disoccupati organizzati di Napoli e
Pozzuoli, ed il comunicato del Comando Unificato del FPLP-FDLP
diffuso in occasione della "Giornata della terra".
Si tratta di un piccolo contributo che va nella direzione della
comunicazione delle varie esperienze di lotta.
La campagna a sostegno di Mumia Abu Jamal ha infatti dimostrato
che è possibile sviluppare dibattito ed iniziative che
attraverso la comunicazione si rafforzino vicendevolmente.
Si tratta di un'esperienza da sviluppare ed arricchire fino a far
diventare la dimensione comunicativa una dimensione stabile del
movimento comunista internazionale.
Rilanciamo l'internazionalismo attraverso la comunicazione
internazionale.
Per l'unità del proletariato internazionale
Centro di documentazione comunista
Barbara Kistler
Via E. De Marinis, 10 - 80134 Napoli - Tel e Fax +39 81 5511548 - E-mail: infocom@synapsis.it
Sabato 22 marzo, alla 6 del mattino la Polizia, al servizio del Sindacato Confederale, carica brutalmente una nutrita rappresentanza di corsisti e di disoccupati del Movimento di Lotta per il Lavoro di Napoli e Pozzuoli, mentre si stava portando a Roma insieme ai lavoratori per manifestare il più totale dissenso verso le politiche per il lavoro che fondano su flessibilità e precarietà.
Da subito erano apparse pretestuose e fasulle le argomentazioni con cui la Polizia del Sindacato tentava di impedire ai corsisti e ai disoccupati di salire sul treno: un treno pieno, dicevano, mentre numerose erano le carrozze vuote.
La verità, misera ed agghiacciante al tempo stesso, è che i vertici sindacali avevano predisposto già tutto perché con ogni mezzo, manganelli compresi, ci venisse impedito di raggiungere Roma in tempo utile per manifestare legittimamente contro flessibilità e precarietà e per il diritto di tutti a salario pieno.
La blindatura di tutta la stazione centrale di Napoli, i cui varchi di accesso erano stati chiusi, le cariche ripetute ed i tentativi di intimidazione e di isolamento, che sono proseguiti anche a Roma, da parte della Polizia di Stato e di quella del Sindacato, non hanno fermato la determinazione dei corsisti e dei disoccupati.
E' evidente che a quella manifestazione il sindacato non gradiva nessuna presenza critica, né in fondo che vi fossero tanti lavoratori, vista l'ora della manifestazione.
L'obiettivo dei Sindacati confederali non era certamente quello di disturbare o di far disturbare il manovratore, ossia il Governo, quanto piuttosto quello di imprimergli una marcia in più... verso la precarietà e l'ulteriore flessibilità per il lavoratori e i disoccupati tutti.
Continueremo la lotta con tenacia e determinazione, per il lavoro per tutti, per il salario pieno, accanto ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati, contro la logica padronale delle compatibilità e la politica dei sacrifici che il governo e i sindacati ancora ci chiedono di sopportare.
Napoli, 23 marzo 1997
I Corsisti organizzati del Movimento di Lotta per il Lavoro
Settembre '96: CGIL, CISL e UIL prestano il loro consenso al Governo e alla Confindustria all'introduzione e generalizzazione di una serie di misure relative al mercato del lavoro. Nuovi strumenti come i contratti d'area, ovvero contratti di lavoro a salario ridotto, insieme all'estensione dei contratti part-time, ossia del lavoro a tempo determinato, costituiscono la nuova ricetta di quello che sarà chiamato il patto per il lavoro.
La filosofia che ne sorregge gli accordi non è affatto nuova: si concede ai padroni condizioni di lavoro sempre meno garantito e flessibile per i lavoratori, in cambio, si dice, di lavoro e di sviluppo. Una tesi che non convince nemmeno il padronato che non tarderà a chiedere di più, sostenendo tra l'altro che tali misure da sole non bastano a promuovere nuovi investimenti e, quindi, sviluppo e lavoro.
22 Marzo '97: CGIL, CISL e UIL chiamano alla mobilitazione perché quel patto scellerato venga rispettato appieno, dopo che è già costato la perdita di tanti altri posti di lavoro nonché una pesantissima ipoteca per le nuove generazioni a cui si prospetta un lavoro sempre più lontano, precario e sottopagato. Le confederazioni sindacali chiamano anche il governo a far presto, ad attuare quelle stesse misure di flessibilità che gli consentano il rigore nei conti pubblici per poter entrare in Europa. Non è un caso che il pacchetto per il lavoro del ministro Treu, con il suo carico di nuove misure che alimentano la precarietà e la flessibilità del lavoro, abbia ricevuto in questi giorni un'accelerazione.
I Corsisti e i Disoccupati del Movimento di Lotta per il Lavoro di Napoli e di Pozzuoli oggi sono a Roma per far sentire forte il loro dissenso verso queste politiche e per denunciarne la doppiezza. Il Sindacato da un lato e il Governo dall'altro non possono parlare di lavoro e di sviluppo mentre si svendono conquiste decennali e si precarizzano ed immiseriscono le condizioni di vita e di lavoro di milioni di lavoratori.
Tocca a noi, dunque oggi, a noi lavoratori, disoccupati, studenti presenti in questa piazza manifestare tutta la nostra rabbia e rappresentare netto il rifiuto delle compatibilità e della precarietà.
I Corsisti del Movimento di Lotta per il Lavoro di
Napoli
I Corsisti del Movimento di Lotta per il Lavoro di Pozzuoli
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Il I° marzo Nicola Pasian, un rivoluzionario da sempre in prima fila nelle lotte del movimento di classe di Padova, muore in un incidente d'auto. Il suo coraggio e la sua determinazione sono stati e saranno d'esempio per tutti i compagni.
I compagni della Redazione
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Mercoledì 19 marzo 1997
Si è aperta stamane nell'aula bunker del carcere di Rebibbia l'udienza preliminare dell'inchiesta del giudice Marini contro 68 anarchici accusati di banda armata, associazione sovversiva, attentati e possesso di armi ed esplosivi (questi solo i reati associativi).
Rinviata già due volte, l'udienza è stata spostata ancora una volta, al 6, 8 e 10 maggio 1997, ancora una volta a causa di un ennesimo arresto avvenuto venerdì scorso (13 marzo) in Francia a Parigi, dove è stato arrestato Massimo Passamani di Rovereto.
La persona che lo ospitava è stata trattenuta 24 ore e poi rilasciata. Su di lui non ci sono accuse specifiche, ma era nella lista dei ricercati dal 17 settembre. Ora si trova nel carcere della Santé di Parigi e presumibilmente sarà interrogato dai magistrati.
Salgono così a 21 gli anarchici arrestati il 17/9/96 e nel periodo seguente: Jean Weir, Antonio Budini, Carlo Tesseri, Christos Stadigopulos, Marco Camenisch, Orlando Campo, Antonio Gizzo, Gregorian Garagin, Alfredo Bonanno, Pippo Stasi, Paolo Ruberto, Emma Sassosi, Francesco Porcu, più quelli che hanno ottenuto gli arresti domiciliari: Giuseppina Riccobono, Salvatore Gugliara, Cristina Lo Forte, Tiziano Andreozzi, più quelli arrestati nel periodo settembre - marzo: Michele Pontolillo, Giovanni Barcia, Salvatore Condrò ed infine Passamani.
Ricordiamo anche che tre persone sono in carcere a Foggia da venerdì scorso dopo alcuni scontri con la polizia seguiti ad un volantinaggio degli occupanti anarchici dell'ex CIM, e a Bologna è tutt'ora detenuto Andrea Poli, anarchico bolognese arrestato per rapina in merito all'esproprio alla libreria Feltrinelli dopo il corteo sul '77.
Chi necessita i maggiori informazioni ci contatti.
Comitato Difesa Anarchici
Di seguito alcuni indirizzi (non tutti) dei compagni
arrestati:
Antonio Budini - via Prati Nuovi 7, 38067 Voghera (PV);
Christos Stadigopulos, Marco Camenisch - via Sforzesca 49,
28100 Novara;
Jean Weir - via G. Leopardi 2, 61034 Fossombrone (PS);
Horst Fantazzini, Franco Fiorina - Carcere S. Michele, 15040
Alessandria;
Orlando Campo - via delle Macchie 9, 57100 Livorno;
Gregorian Garagin - Carcere di Rebibbia via Majetti 165, 00156
Roma;
Francesco Porcu - via della Montagna, Ponte della Togaia,
50047 Prato
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Abbiamo deciso di occupare un appartamento non avendo altra scelta.
Tra noi c'è chi tra poche settimane, senza prospettive credibili di un'altra sistemazione, dovrà lasciare con una bambina un appartamento della "casa delle Donne per non subire violenza". La "Casa delle Donne" ha la possibilità di mettere a disposizione di chi ha subito violenze e non ha più un posto dove andare, un solo appartamento in tutta Bologna, per un breve periodo.
Le istituzioni esibiscono un sostegno esclusivamente ideologico alle famiglie attraverso presunte politiche familiari che non hanno nessun riscontro concreto; alle donne non viene riservata nemmeno questa pelosa attenzione e i loro diritti e bisogni non vengono riconosciuti neanche a livello teorico. Le donne immigrate sono spesso costrette ad accettare condizioni di lavoro di maggiore sfruttamento e vengono a volte violentate nella case dove vanno a lavorare. Se sono costrette a vivere nelle case dove lavorano, anche le loro bambine sono esposte alle molestie ed alla violenza dei datori di lavoro. Una donna sola ed immigrata è, nell'ottica occidentale di molti italiani e bolognesi ben pensanti, 'a disposizione' e molti datori di lavoro si credono in diritto di molestarla, certi dell'impunità garantita dal razzismo, dalla paura e dal bisogno (perdere il lavoro significa perdere la casa ed il rinnovo del permesso di soggiorno).
La politica delle istituzioni non riconosce un diritto ad una vita autonoma delle donne sole, ma pretende di farne un problema sociale, con creazione di centri d'accoglienza, tendendo così a perpetuare una condizione di ghettizzazione ed inferiorità. Le mantiene sotto il controllo e la tutela di operatori sociali per la gestione dei bambini.
Se la casa è un bisogno di tutti, per le donne lo è ancora di più, perché senza casa una donna è in maggiore pericolo. Il Comune è complice di tutte le violenze, sessuali e non, che si compiono sul corpo delle donne, immigrate e non. Invitiamo le donne che lavorano all'interno delle istituzioni e non fungere da controllo istituzionale su quelle meno garantite di loro.
Bologna 22/3/97
Comitato delle occupanti
Covo delle Guerriere (via Tanari Vecchia, 2)
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Il gioco è vecchio, risale a prima del '77.
Un movimento, un'idea, una persona... sono scomodi? Li fagocito, li folclorizzo, ne assumo i leader, impongo loro le buone, vecchie regole democratiche, et voilà anche la rivolta diventa esaltazione della bontà di questo sistema.
Un ragazzo è morto ucciso da un carabiniere?
Be', pazienza... un errore... una corona di fiori... avanti, dentro c'è posto per tutto e per il suo contrario...
E che dire del carrarmato rosa... che peccato... quei cattivoni...
Strano che i gipponi carichi di sgherri arrivino in piazza Verdi con incredibile facilità, proprio come allora... e poi... strano... le irruzioni nei CPA con le armi spianate, strano yhanno sparato a una ragazza per aver rubato una «500»... gli sgomberi... i pestaggi... strano... Ma chi è che manda le «forze dell'ordine»? ... il comune??? Nooo!!?! Ha mandato la corona di fiori... ma Tramontani dov'è... strano...
Povero Francesco, povera Giorgiana, povero Pedro, siete morti per sbaglio. Ma non vi preoccupate le vostre idee sono in mostra al Livello 57... Ah, come eravamo mattacchioni nel '77...
Caro Benecchi, caro Vitali, caro PDS, non vi possiamo consentire di riscrivere per noi la nostra storia prima di tutto perché non è finita e non ci va di giocare alle tre carte con voi, si sa chi vincerebbe; vorremmo solo darvi un consiglio: l'anno prossimo risparmiate la corona¿ le corone si portano ai morti, mentre Francesco è vivo e lotta insieme a noi.
Bologna, marzo 97
Lazzareto Occupato
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Chi spia?
Sabato 1 febbraio, all'interno del Centro di Documentazione Senza
Pazienza, abbiamo trovato, dopo accurate ricerche, una sofisticata
microspia dotata di trasmettitore e microfono, professionalmente
saldata ai cavi elettrici di un lampadario, situato a circa 3
metri.
Tale collocazione induce a pensare che "le intelligences" che l'hanno
installata si siano introdotte "nottetempo e furtivamente" nel
centro. Ci chiediamo chi l'abbia installata, in proposito abbiamo
alcune idee: C.C. o Digos, C.C. o Digos...
Sfogliata la margherita, è venuto fuori, guarda un po', che la
frequenza usata era quella della Questura...
Non ci stupirebbe nemmeno un po', quindi, che la Digos, in mancanza
di meglio da fare, abbia forzato la serratura d'ingresso per
installare impunemente tale microspia.
Riteniamo che si tratti di un grave fatto, che attacca la libertà d'azione e d'organizzazione di un Centro che da anni svolge attività politica in città, a fianco di C.S.A., studenti e immigrati, organizzando seminari a carattere locale e nazionale.
Torino, 3/2/97
Centro di Documentazione Senza Pazienza
via S.Anselmo, 13 Torino tel. 6695024
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Milano, 20 marzo 1997
Un secolo di carcere per i 73 imputati nel maxiprocesso al Centro Sociale Leoncavallo e agli altri centri sociali milanesi, è stata la sentenza emessa oggi dalla Seconda Sezione del Tribunale di Milano.
Una sentenza tutta politica, che accoglie in pieno le tesi dell'accusa, le altissime richieste del Pm, l'incriminazione per una responsabilità di appartenenza ai luoghi dell'autogestione, che diventa di per sé immediatamente prova dei reati, e tutta la costruzione teorica dell'accusa, basata esclusivamente su dichiarazioni della Digos della Questura di Milano.
Una sentenza gravissima, che non potrà non avere ripercussioni sull'ordine pubblico, e che penalizza fortemente decine di imputati, colpevoli esclusivamente di avere dato vita a manifestazioni politiche nelle vie della città.
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Dopo solo due giorni di occupazione l'ex albergo in via Strambio
20, sfitto da 12 anni, è stato sgomberato con l'intervento
violento delle forze dell'ordine.
Dalle ore 10.00 la via veniva presidiata da agenti della polizia e
della digos. Senza la disponibilità ad alcun dialogo, alle ore
11.00 irrompevano nella strada 3 camionette della polizia, svariate
macchine della digos e dei carabinieri.
A quel punto gli occupanti si sono barricati all'interno dello stabile, mentre un dirigente di polizia intimava un perentorio ultimatum ad abbandonare l'edificio entro cinque minuti. Subito dopo gli agenti, non riuscendo a sfondare il portone, entravano rompendo i vetri di una finestra a pianterreno e distuggendo con violenza le barricate preparate dai compagni.
Sette occupanti si sono asserragliati sul bancone, urlando slogan
per il diritto alla casa, sono stati raggiunti da una quarantina di
celerini, un dirigente ha "consigliato" di uscire entro due minuti
senza opporre resistenza, minacciando altrimenti di sguinzagliare i
celerini inferociti.
Gli occupanti sono usciti incordonati, continuando a scandire slogan,
una volta fuori costretti con le spalle al muro dello stabile e
identificati. Subito dopo sono stati scortati mentre raccoglievano le
loro cose, il tutto sotto gli occhi e l'impotenza dei pochi
compagni/e fuori.
Per la sera è stata convocata una assemblea cittadina al C.A. Garibaldi.
Milano, 23/1/97
Comitato di lotta per il diritto alla casa
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Questa mattina un nutrito gruppo di celerini ha sgomberato violentemente la ex scuola C. Abba, occupata da circa un mese.
Questo stabile comunale ormai in completo degrado ed abbandonati era stato rimesso su dall'occupazione operata da circa 60 famiglie di senza casa che in questo modo avevano trovato una soluzione al loro problema abitativo ed alla politica del degrado degli immobili del comune di Roma.
Denunciamo il violento e provocatorio atteggiamento delle cosiddette forze dell'ordine che durante lo sgombero hanno usato violenza anche nei confronti dei bambini operando con spinte e calci in un contesto di resistenza passiva e non-violenta.
La cosa più grave è stato il fatto che un commando di agenti travestiti da idraulici ed elettricisti sono entrati dentro la scuola alle 5 del mattino, hanno oscurato tutto lo stabile togliendo l'energia elettrica, ed al buoi hanno fatto irrompere i celerini dentro le stanze dove dormivano ignari donne, vecchi e bambini: nel trambusto provocato da questo modo terroristico di condurre l'operazione un bambino ed una persona sono state ferite.
L'amministrazione comunale che ha richiesto lo sgombero non pensi che in questo modo potrà risolvere i drammatici problemi della casa con una emergenza abitativa pregressa di circa 5000 famiglie che vivono in ex-scuole, in residence piccoli e fatiscenti ed in occupazioni consolidate da anni di inadempienza delle giunte comunali che si sono succedute.
Basta ricordare che allo stato attuale gli unici bandi ufficiali "validi" per la casa popolare sono quelli del '88 e del '89, entrambi dichiarati ormai nulli ed obsoleti dalla regione.
Per questo motivo mentre aumenta il dramma casa fatto di sfratti, di gente che vive in grotte, roulotte, in macchine o in alloggi impropri o in situazioni di sovraffollamento, riteniamo che sia uno scandalo che si tengano nel più completo degrado ed abbandono gli stabili comunali.
La nostra lotta continuerà per far sì che le famiglie abbiano la possibilità di rimanere in quegli stabili auto-recuperati alla città a proprie spese per dare così una risposta concreta al problema della casa.
Coordinamento Cittadino di lotta per la casa
Comitato occupanti ex-scuola C. Abba
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Il 5.5.97 è fissata l'udienza preliminare del processo contro gli e le ex-occupanti della Casa okkupata di via degli Angeli a Roma. Il processo vede imputate 17 persone con pesanti accuse, quali rapina aggravata e sequestro di persona. Ancora un volta i tenta di reprimere le lotte sociali volte alla riappropriazione dei bisogni e dei diritti negati con l'invenzione di un teorema costruito senza prove da un giudice (il PM Ionta, noto per il suo storico accanimento contro settori del movimento).
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Comunicato stampa
Questa mattina, alle ore 8 circa, le forze dell'ordine hanno sgomberato il Centro Sociale autogestito KondominioOkkupato. Lo stabile di via Scarlatti era stato occupato il 27 settembre, dopo 6 anni di inutilizzo, per dare continuità alle attività politico-sociali iniziate tre anni fa con l'occupazione dell'ex Cim (a sua volta sgomberato lo scorso luglio).
L'edificio è di proprietà dell'INPDAP, già pubblicamente denunciata in quanto proprietaria di numerosi immobili abitativi non utilizzati.
Il gioco è sempre lo stesso: tenere gli appartamenti sfitti per far lievitare il prezzo degli affitti e la rendita urbana. All'interno non sono state trovate persone, ma tutto il materiale indispensabile per le attività sociali del valore di decine di milioni è stato sequestrato, così come tutto ciò che si trovava all'interno dell'ex Cim.
Questa azione repressiva, che si somma alle tante, non è altro che la logica conseguenza di una amministrazione pubblica attenta esclusivamente alla salvaguardia degli interessi privati: politicanti, questurini, magistrati non sono altro che il "governo tecnico" delle lobbies massonico-affaristiche che spadroneggiano in questa città.
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Cari compagni e care compagne,
il nostro lavoro per il momento consiste nel cercare di costruire una
rete stabile di comunicazione tra le varie esperienze comuniste nel
mondo.
Siamo convinti della grande importanza che oggi ricopre la
comunicazione delle lotte. Se le lotte non vengono comunicate non
possono vivere come lotte internazionali.
Oggi, dato lo sviluppo del capitalismo, ogni lotta del proletariato,
in qualsiasi parte del mondo si verifichi, si inquadra oggettivamente
nello scontro globale tra borghesia imperialista e proletariato
internazionale. Ma può tradursi in un innalzamento della
coscienza soggettiva dello scontro solo se è comunicata, nella
forma e nei contenuti.
Tutti i comunisti sono oggi chiamati all'impegno per un rilancio
dell'internazionalismo proletario che rompa l'accerchiamento delle
lotte attuato dalla borghesia imperialista e dai suoi organismi
sovranazionali.
Una delle nostre parole d'ordine è infatti: "rilanciare l'impegno internazionalista nelle metropoli europee!", non solo nella forma della solidarietà che da sempre contraddistingue i comunisti, ma anche perché siamo convinti che se non rinasce l'internazionalismo come contenuto strategico, riqualificato alla luce dl processo di globalizzazione del capitalismo, nessun processo di emancipazione reale, in nessuna parte del mondo, potrà mai realizzarsi.
I pesanti attacchi alle condizioni di vita e di lavoro del
proletariato, messi in atto anche in Europa attraverso il continuo
ricatto di spostare la produzione nei paesi dove "il lavoro costa
meno", dimostrano infatti che l'unità del proletariato
internazionale è interesse oggettivo di tutti gli sfruttati
del mondo.
Solo l'unità internazionalista oggi può rafforzare la
prospettiva comunista.
L'unità del proletariato internazionale contro la borghesia
imperialista è l'unica parola d'ordine adeguata allo sviluppo
odierno delle forze produttive del capitalismo, è il contenuto
strategico attorno al quale tutte le lotte, anche le più
locali, possono svilupparsi e rafforzarsi.
Lo sviluppo del capitalismo ha creato le condizioni materiali,
oggettive, per l'unità del proletariato internazionale;
è sul piano soggettivo che questa unità stenta a
realizzarsi, e senza la comunicazione tra i comunisti difficilmente
si realizzerà.
Del resto già Marx disse che il comunismo o sarà
internazionale o non sarà.
Noi abbiamo deciso di impegnarsi su questo terreno in dialettica con
le lotte che il proletariato quotidianamente mette in campo.
Centro di documentazione comunista Barbara
Kistler
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E-mail: infocom@synapsis.it
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Solidarietà internazionalista al fianco del popolo turco in lotta contro il governo fascista e oligarchico
La Turchia è un paese membro della nato, dove il potere
è nelle mani dei militari che con la repressione negano
qualsiasi tentativo di opposizione.
Impegnati in un vero e proprio genocidio nei confronti del popolo
Kurdo, i militari e la borghesia turca impongono le regole.
La storia del Primo Maggio è un a storia di repressione, ma
anche di resistenza e di lotta!
Venti anni fa oltre trecentomila persone manifestarono a Istanbul
rivendicando i loro diritti, la polizia aprì il fuoco
uccidendo 34 compagni.
L'anno scorso oltre centomila persone hanno manifestato seguendo
gli striscioni delle organizzazioni rivoluzionarie dichiarate
illegali dal governo.
Durante il corteo la polizia ha scatenato la sua rabbia contro i
compagni, uccidendone due.
Tra i manifestanti anche trenta europei, nessun italiano.
Quest'anno invitiamo coloro che sentono propria la lotta dei
popoli del mondo contro il fascismo e le barbarie del capitalismo a
partecipare alla delegazione che starà in Turchia dal 30
aprile al 4 maggio.
Oltre alla manifestazione sono in programma una visita ai prigionieri
politici, incontri con i sindacalisti, familiari dei prigionieri
politici, membri del comitato popolare di Gazi/Istanbul.
Per chiunque fosse interessato a far parte della delegazione telefoni presso radio Black Out il mercoledì dalle 11,30 alle 12,30 (tel. 011/6503422)