DISCORSO D'APERTURA DELL'ICATA 89

   

Tratto da ANTOLOGIA CYBERPUNK
di Lee Felseistein, p.97-98

   
     Lee Felseinstein (Berkeley/USA) è, da lungo tempo, un attivista tecnologico "di base". E' cofondatore del progetto "Memoria comunitaria" a Berkeley. E' attualmente in contatto con il Teleport San Francisco/Mosca, un sistema di rete USA/URSS per costruire in questi due paesi un sistema informatico mirante allo sviluppo dell'informatica. Ha elaborato anche il concetto informatico di "Cyberpunk".

Ad Amsterdam, in sede di apertura del congresso, ha dichiarato:

  1. I tecnologisti operano delle scelte che pongono dei limiti alle azioni politiche. Questo potere implica una responsabilità che dobbiamo assolutamente assumere col fine di includervi tutti i cittadini.
  2. La gerarchia è un mito estremamente potente. Nell'età dell'informazione, il capo è colui che controlla le reti delle informazioni e che esercita quindi la minaccia fisica tramite interposta persona (la polizia). Nessuna organizzazione funziona secondo una stretta gerarchia. Quelle che ben funzionano comportano una messa in moto di reti d'informazione longitudinali e orizzontali attraverso le quali il necessario passaggio informativo si effettua in maniera informale.
  3. Nelle strutture di villaggio, le genti hanno creato dei luoghi centrali di incontro: l'agorà, dove le transazioni politiche, commerciali, culturali si fanno in pubblico, dove esiste un libero campo d'informazione.
  4. L'urbanizzazione ha distrutto la funzione dell'agorà chiudendola, privatizzandola e centralizzando la trasmissione dell'informazione. Cosi' la televisione si diffonde in maniera identica, in grande quantità, in una sola direzione. Bisogna opporvi una diffusione non televisizzata: da uno ad uno, nei due sensi, senza gerarchia di controllo e agire al fine di restaurare una vita in comune: occupazione degli spazi pubblici, convivialità nelle strade.
  5. Per rimpiazzare il mito della struttura gerarchica, gli attori della tecnologia possono agire per ricostituire l'agorà e darle dei poteri al fine di ristabilire una comunicazione più allargata. Ciò che manca è la "funzione rubrica" (chi contattare? quali partners nella telecomunicazione?). Bisogna sviluppare gli annuari e le reti.
  6. Una rete di "rubriche viventi" messa in evidenza dai computers potrebbe completare il sistema di telecom esistente: "Un supertesto per dei graffiti", insomma, ottimizzato dalle entrate dei dati mesi in rete. I sistemi possono essere connessi gli uni agli altri. Cosi' a Berkeley, si è stabilito un sistema di terminali pubblici accessibili a non importa chi. Si creerà quindi uno strumento per la formazione e la rinascita delle comunità comunicanti tra loro.
    Noi tecnici, non possiamo scansare i problemi quando si tratta di costruire ciò che è considerato come impossibile. Ecco per noi l'occasione di prenderci le nostre responsabilità, di ragionare con i valori umani e di trasformare la società.

 

DICHIARAZIONE FINALE DELL'ICATA 89

Adottata il 4/8/89

In questa dichiarazione programmatica finale, l'intera scena hacker internazionale ha concordato nell'agosto 1989 su alcuni principi base, al fine di riaffermare la propria pratica e di spezzare la canea montante repressiva, in corso contro di essi in quasi tutti i paesi del mondo. E' interessante notare che la pratica dell'hackeraggio viene letta come necessaria per infrangere il monopolio statale e delle multinazionali sull'informazione. Questo dominio, difatti, suona tanto più strano, se confrontato con l'oggettiva democraticità del mezzo "computer".
Noi, cittadini planetari e partecipanti alla FESTA GALATTICA DEGLI HACKERS e dell'ICATA 89 ad Amsterdam, abbiamo confrontato, durante tre giorni, le nostre idee, le nostre esperienze, le nostre speranze e rispettivi scopi per l'avvenire. Profondamente turbati dalla prospettiva di una tecnologia dell'informazione e degli attori economici e politici scatenati da essa, senza controllo democratico né partecipazione popolare efficace, noi abbiamo risoluto che:

  1. Lo scambio libero e senza alcun ostacolo dell'informazione sia un elemento essenziale delle nostre libertà fondamentali e debba essere sostenuto in ogni circostanza. La tecnologia dell'informazione deve essere a disposizione di tutti e nessuna considerazione di natura politica, economica o tecnica debba impedire l'esercizio di questo diritto.
  2. Tutta intera la popolazione debba poter controllare, in ogni momento, i poteri del governo; la tecnologia dell'informazione deve allargare e non ridurre l'estensione di questo diritto.
  3. L'informazione appartiene a tutto il mondo, essa è prodotta per tutto il mondo. Gli informatici, scientifici e tecnici, sono al servizio di tutti noi. Non bisogna permettere loro di restare una casta di tecnocrati privilegiati, senza che questi debbano rendere conto a nessuno del loro operato.
  4. Il diritto all'informazione si unisce al diritto di scegliere il vettore di questa informazione. Nessun modello unico di informatizzazione deve essere imposto a un individuo, una comunità o a una nazione qualsiasi. In particolare, bisogna resistere alle pressione esercitata dalle tecnologie "avanzate" ma non convenienti. Al loro posto, bisogna sviluppare dei metodi e degli equipaggiamenti che permettano una migliore convivialità, a prezzi e domanda ridotti.
  5. La nostra preoccupazione più forte è la protezione delle libertà fondamentali; noi quindi domandiamo che nessuna informazione di natura privata sia stockata, né ricercata tramite mezzi elettronici senza accordo esplicito da parte della persona interessata. Il nostro obiettivo è di rendere liberamente accessibile i dati pubblici, proteggere senza incertezze i dati privati. Bisogna sviluppare delle norme in questo senso, insieme agli organismi e alle persone interessati.
  6. Ogni informazione non consensuale deve essere bandita dal campo dell'informatica. Sia i dati che le reti devono avere libertà d'accesso. La repressione dei pirati deve divenire senza fondamento, alla maniera dei servizi segreti.
    Parallelamente domandiamo che tutte le legislazioni, in progetto o già in applicazione, rivolte contro i pirati e che non perseguono scopi criminali o commerciali, siano ritirati immediatamente.
  7. L'informatica non deve essere utilizzata dai governi e dalle grandi imprese per controllare e opprimere tutto il mondo. Al contrario, essa deve essere utilizzata come puro strumento di emancipazione, di progresso, di formazione e di piacere. Al contempo, l'influenza delle istituzioni militari sull'informatica e la scienza in generale deve cessare.
    Bisogna che sia riconosciuto il diritto d'avere delle connessioni senza alcuna restrizione con tutte le reti e servizi internazionali di comunicazione di dati, senza interventi e controlli di qualsiasi sorta. Bisogna stabilire dei tetti di spesa, per paese, per avere accesso a questi vettori di comunicazione di dati pubblici e privati. Si deve facilitare quei paesi senza una buona infrastruttura di telecomunicazione e la loro partecipazione nella struttura mondiale.
    Noi ci indirizziamo agli utilizzatori progressisti di tecnologie di informazione nel mondo affinché socializzino le loro conoscenze e specializzazioni in questo campo con delle organizzazioni di base, al fine di rendere possibile uno scambio internazionale e interdisciplinare di idee e informazioni tramite delle reti internazionali.
  8. Ogni informazione è al contempo deformazione. Il diritto all'informazione è al contempo inseparabilmente legato al diritto alla deformazione, che appartiene a tutto il mondo. Più si produce informazione, e più si crea un caos di informazione sfociante sempre più in rumore. La distruzione dell'informazione come del resto la sua produzione, è il diritto inalienabile di ognuno.
  9. Bisognerebbe sovvertire i canali regolamentari e convenzionali dell'informazione grazie a dei detournaments e dei cambiamenti surrealisti degli avvenimenti, al fine di produrre del caos, del rumore, dello spreco i quali, a loro volta, saranno considerati come portatori di informazione.
  10. La libertà di stampa deve applicarsi anche alle pubblicazioni tecno-anarchiche, che appaiono in giro, per reclamare la liberazione dei popoli, la fine delle tirannie della macchina e del sistema sugli uomini.