Da Stampa Alternativa a NoBlogs
La recente chiusura di Autistici/Inventati è una ferita per la storia e per l’attività dei movimenti. È difficile riassumere in poche righe cosa ha rappresentato questo collettivo in 25 anni di attività. A/I non ha offerto solo infrastrutture e servizi essenziali per la comunicazione personale e dei gruppi, ma ha promosso e sostenuto decine di altri progetti legati alla rete, alla comunicazione politica, e anche agli archivi. Il sito del nostro stesso progetto, sin dal 2012, è stato ospitato proprio su A/I.
Questo atto autoritario, che ha portato alla chiusura di A/I, ha aperto diversi fronti di discussione: dalla governance della rete all’indipendenza economica degli stati europei, fino alla pericolosità delle sanzioni, uno strumento forse più violento degli stessi dispositivi giudiziari. Per restare aggiornati sul caso, seguite il sito https://keepitfree.ai.
Qui vogliamo concentrarci su una questione più specifica: l’accesso agli strumenti per la pubblicazione in rete e la tutela della libertà di espressione. Oltre ai servizi infrastrutturali (email, messaggistica, liste di discussione), uno dei servizi più visibili di A/I era la piattaforma di blog NoBlogs: un caso probabilmente unico al mondo, che offriva, in modo anonimo e gratuito (a donazione volontaria), uno spazio web per pubblicare. Era rivolta a un’utenza “partigiana”, che si riconosceva nei valori dell’antifascismo, dell’anticapitalismo e dell’antisessismo.
È stato proprio questo servizio ad attirare le attenzioni del grande stato della guerra, fino alle sanzioni. In una serie di accuse, riservate e inaccessibili, ma di cui è facile dimostrare l’infondatezza, è proprio la piattaforma di blog a servire per sostenere l’esistenza di una rete di supporto al terrorismo. Per approfondire, si vedano i documenti di Sabot Media e i numerosi articoli raccolti nella rassegna stampa del sito keepitfree.
L’idea della piattaforma di blog nacque nel 2006, da una serie di circostanze. Da un lato il modello Indymedia iniziava a mostrare segni di declino, a causa dell’elevata visibilità mediatica e dell’eterogeneità di chi partecipava. Dall’altro il web stava cambiando: non era più uno spazio di pubblicazione a senso unico, con chi scrive da una parte e chi legge dall’altra, ma un ambiente più dinamico e interattivo, in cui la partecipazione individuale iniziava a prendere il posto di quella collettiva. La piattaforma di blog nacque proprio per dare a chiunque uno spazio personale in cui pubblicare sul web.
Pensando a cosa è stato NoBlogs, ci è venuto in mente il fenomeno del “Supplemento a Stampa Alternativa”. Sappiamo che il paragone è probabilmente una forzatura: cambiano gli ambiti, il mezzo e il periodo in cui i due fenomeni si sono sviluppati. Ma proviamo lo stesso: questo non è un saggio, è più un invito alla discussione e all’approfondimento.
La dicitura “Supplemento a Stampa Alternativa. Direttore: Marcello Baraghini” era un escamotage legale che rendeva regolare qualsiasi rivista clandestina che la riportasse. Il motivo è che, per la stampa cartacea, una legge del 1948 stabilisce che ogni giornale o periodico deve avere un direttore responsabile. Senza un direttore si rischiava l’accusa di stampa clandestina, e quindi il carcere. Il trucco fu usato da oltre trecento pubblicazioni. Baraghini lasciava che il suo nome comparisse anche a sua insaputa su periodici, volumi clandestini e fanzine del movimento, fornendo così l’autorizzazione legale alla pubblicazione. Questa esposizione gli costò centinaia di denunce e una condanna, che affrontò con la latitanza, fino all’amnistia.
«Nel 67 nell’arcipelago della controcultura in forte espansione c’era richiesta di giornalisti, la legge obbligava i fogli alternativi alla presenza di un pubblicista o un professionista iscritto all’albo, pena la denuncia e la galera per “stampa clandestina”. Ricordo che Marco [Pannella] mi propose di prendere io il tesserino di pubblicista, allora per averlo era necessaria la pubblicazione di una dozzina di articoli, lui li scrisse e io li firmai, comparvero sul quotidiano ciclostilato Agenzia Radicale in regola con la legge. Accettai per farmi portavoce delle istanze di un popolo di dissidenti che già pubblicava fuorilegge fogli di controcultura. Il tesserino, scongiurando il rischio di persecuzioni giudiziarie, era l’unico modo legale per continuare ad affermare il diritto civile alla libertà di espressione».
Marcello Baraghini, in Daniela Piretti, Balla coi libri. 50 anni di controcultura fra passato e presente, Iacobelli, Roma 2022, p. 44.
Baraghini è considerato da molti un personaggio eccentrico e controverso, ma la sua importanza nell’editoria di movimento è fuori discussione: è stato un visionario, ha inventato e anticipato meccanismi di diffusione delle informazioni alle masse, e per decenni ha permesso a centinaia di pubblicazioni di andare in stampa e circolare.
NoBlogs invece non nacque per garantire una protezione legale né per individuare una direzione editoriale. Anzi, il collettivo ha sempre escluso qualsiasi responsabilità editoriale, definendosi esclusivamente un provider di servizi. NoBlogs rispondeva al bisogno di strumenti immediati e facili da usare, che permettessero di superare le difficoltà tecniche di sistemi complessi (come funziona un sito web, come si costruisce, quali sono i protocolli di rete). Il valore aggiunto era la completa anonimità della richiesta e l’assenza totale di log, cioè la privacy completa di chi visitava i blog. Uno strumento così semplice ed efficace ha reso NoBlogs famoso in tutto il mondo, fino a ospitare 20.000 blog distinti.
Conclusioni
Due storie diverse, ma con un filo in comune. Il “Supplemento a Stampa Alternativa” e NoBlogs hanno tolto a migliaia di persone un ostacolo che le teneva lontane dalla pubblicazione: per le fanzine era la legge sulla stampa, per i blog era la difficoltà tecnica. In tutti e due i casi qualcuno ha messo a disposizione uno strumento, e gli altri hanno potuto usarlo per esprimersi liberamente.
Oggi la chiusura di A/I ci ricorda che la libertà di pubblicare non è mai un fatto acquisito: dipende da chi costruisce e mantiene gli strumenti, e da quanto siamo disposti a difenderli. Ieri il rischio era il carcere per “stampa clandestina”, oggi sono le sanzioni. Cambiano i mezzi, ma la questione è la stessa.
E ora? Come si tutela chi offre strumenti di libera pubblicazione? E come possiamo, tutte e tutti, contribuire a mantenerli vivi? Quella di NoBlogs è un’eredità scomoda. Oggi molti piccoli collettivi stanno mettendo in piedi piattaforme simili, ma queste restano legate a comunità ridotte e ad ambiti tematici o geografici precisi. Una piattaforma “globale” come NoBlogs difficilmente esisterà di nuovo.