L'archivio di Indymedia Italia
Nel 2021, in occasione del ventennale del G8 di Genova, venne reinstallata una copia del sito di Indymedia Italia. I fratelli di autistici.org ne fecero una copia d’archivio (webarchive), in un formato statico e facile da conservare.
Per una serie di problemi tecnici l’installazione non durò a lungo e venne spenta dopo poco tempo. La copia d’archivio si era però rivelata utilissima, e per tutti questi anni è rimasta disponibile su archive.autistici.org, la piattaforma di archivi web di autistici.
Oggi quella copia, grazie al supporto di autistici.org, torna pubblica sul dominio originale italy.indymedia.org e si arricchisce di un motore di ricerca che permette di cercare nel testo di quasi 300.000 articoli, e di una selezione di pubblicazioni che documentano la storia del progetto: tesi, libri, articoli di riviste e blog.
Pur con qualche limite, e relativa ai soli anni 2001-2006, questa copia d’archivio permette di ricostruire un pezzo importante della storia del movimento italiano, in un’epoca in cui Indymedia era una piattaforma usata da tutti, nel rispetto delle differenze. Era ancora un web della scarsità: poche foto, rarissimi video e audio, ma una grande quantità di comunicati e di informazioni sugli eventi.
Leggendo una delle tesi riscopriamo questa citazione di Pierre Levy:
È per la dimensione internazionale di Indymedia, priva di strutture centrali e verticali, che il filosofo francese Pierre Levy l’ha definita come l’esempio più esteso e più importante di “intelligenza collettiva”: intervenendo nel corso di un convegno sulla libertà di espressione in Internet, tenutosi a Bologna nell’ottobre 2000, il filosofo parla di Indymedia come di un “organo di comunicazione del movimento contro la globalizzazione, dove tutti i corrispondenti funzionano come un’agenzia stampa, una sorta di cooperativa di giornalisti che sviluppa ad una velocità straordinaria a livello mondiale”.
L’audio di quel convegno, “Informazione, conoscenza, verità”, è disponibile su Radio Radicale; qui sotto un estratto:
Si trattava all’inizio di un’equipe di persone che sono contro la mondializzazione e la globalizzazione. Però constato con interesse che i militanti contro la mondializzazione stanno creando una cultura politica mondiale. È la cosa po’ singolare, a dire il vero.
Quindi una forma molto originale in cui tutti i corrispondenti funzionano come impiegati di una sorta di agenzia di stampa.
Quindi tutti possono inviare articoli, video, registrazioni audio.
Quindi tutti i lettori sono gli autori di queste nuove forme di media.
È una sorta di cooperativa di giornalisti che si sviluppa a una velocità straordinaria. Non è uno strumento artigianale. Ormai è quasi istituzionalizzato. Si sviluppa a una velocità straordinaria.
Era un’epoca tecnologica ormai remota: i social network non erano ancora stati inventati, e avevamo la convinzione che la rete potesse favorire lo sviluppo di nuove forme di organizzazione e di società.
