Indice
 
Primavalle è rossa
la sezione "Giarabub"
il fatto
i protagonisti
alcuni giorni prima
quella sera
la notte
le tante strade della provocazione
il veggente di borgata
il supertestimone
un certo Mulas
i luoghi ed i volti
il cartello fantasma
incendio a porte chiuse
la tanica scomoda
 
i camerati si telefonano
perizia e controperizia
ALCUNI GIORNI PRIMA
 
La settimana prima dell'incendio i fascisti sono molto occupati a rincorrersi tra loro ed affollano il commissariato annunciando attentati di cui stranamente prefigurano anche la tecnica.
La settimana che precede l'incendio è un susseguirsi di movimenti e di visite che i fascisti si fanno tra di loro ed al commissariato.
Particolarmente attivo è Angelo Lampis. Il suo comportamento è così inconsueto da suscitare preoccupazione e sospetto anche in chi lo conosce da molto tempo; ce ne dà un esempio significativo la moglie di Mattei Anna Maria Macconi, quando dichiara: "... in questi ultimi tempi mi ha insospettito di più il fatto che il Lampis, particolarmente agitato, confabulava spesso con mio marito, tanto da rendermi meno tranquilla e serena causa il suo modo di fare piuttosto strano... il Lampis era agitato e teso in questi ultimi giorni in cui non ha fatto altro che venire a casa ed in sezione a cercare mio marito"
Il Lampis, dunque, "confabulava" in modo sospetto con Mario Mattei negli ultimi giorni, e quando non lo trovava si affannava a cercarlo in casa ed in sezione. E' sempre la moglie di Mattei a darci notizie della prima visita di Lampis al segretario missino nella settimana che precede l'incendio: "Domenica otto aprile, mio marito era in federazione... venne in mattinata il Lampis e chiese di mio marito.
Lo feci entrare lo stesso, dopo aver chiesto ad occhiate a mio figlio la sua opinione".
E "l'occhiata" , evidentemente funziona; lo attesta infatti l'altra figlia dei Mattei, Silvia: "Se non erro, la domenica precedente il Lampis era venuto a casa di mattina a parlare con mia madre. Voleva parlare con mio padre, ma questi non c'era, ed allora conversò con mia madre e con Virgilio"
Anche la moglie di Marcello Schiaoncin, Anna Menna, conferma che in quei giorni il Lampis confabulava speso con Mattei: "...ultimamente Angelino Lampis l'ho visto più volte parlare con Mario Mattei, appartato con lui".
C'è da notare che sono solo le donne della sezione a dilungarsi su questi rapporti confidenziali tra Lampis e Mario e Virgilio. Tutti i fascisti, invece, non ne accennano minimamente, come se avessero paura di compromettere se stessi ed il loro stesso segretario. Come abbiamo visto, soprattutto dalle dichiarazioni Lampis "il sardo" sarà l'ultima persona a avere un colloquio "riservato" con Virgilio Mattei.
La settimana che precede l'incendio è caratterizzata da alcune visite al commissariato di primavalle da parte di fascisti grandi e piccoli. Visite che salteranno fuori dopo l'incendio: una settimana dopo una, addirittura trenta giorni dopo un'altra.
Adornato, il commissario di primavalle, il 22 aprile si ricorderà di esibire al PM Sica: "il foglio di appunti rilevato dalle dichiarazioni confidenziali resemi da Di Meo Alessio e Fidanza Franco. Ma purtroppo il solerte ed attento funzionario che si annota tutto sui promemoria, dimentica nientemeno che la data della confidenza ricevuta: "Rammento che le ricevetti in un pomeriggio, ma non ricordo il giorno... o giovedì 12 o sabato 14".
E dire che queste "confidenze" non sono voci di poco conto: in esse Di Meo e Fidanza narrano i racconti che avrebbero udito dal netturbino repubblicano Speranza, le farneticazioni sul "covo" dove i dirigenti di Potere Operaio e Lotta Continua avrebbero predisposto tutta una serie di attentati contro le automobili dei fascisti di primavalle. Insomma, i due fascisti raccontano in commissariato le storie che costituiranno poi il punto di partenza per l'indagine su primavalle e per la montatura che seguirà l'incendio.
 
Ma c'è ancora un particolare molto strano in queste confidenza: Fidanza infatti, riferirà di temere personalmente qualcosa e di essersi premunito collocando un fornello elettrico dietro la porta. Ora i presunti attentati che sarebbero stati compiuti in precedenza avevano preso di mira la sezione missina e le automobili dei fascisti; mai le abitazioni di qualcuno; come si giustifica allora, questa paura che Fidanza ha per la propria porta di casa? Se è un presentimento, è a dir poco sospetto. Ma le visite dei fascisti al commissariato di primavalle non finiscono qui.
 
Mercoledì 11 aprile c'è l'esplosione alla sede di via Svampa; a suggerire chi può saperne qualcosa è Anna Maria Mattei: "...altra cosa che mi insospettisce circa il comportamento di Lampis è la perfetta conoscenza che lo stesso ha dimostrato di avere dei residui di bombe scoppiate alla sezione".
Ma la moglie del segretario non è la sola a nutrire questi sospetti; anche Mario Mattei, forse nel tentativo di rimangiarsi e far dimenticare il rapporto di complicità intrattenuto con il Lampis nell'ultima settimana, dichiarerà in un interrogatorio: "verso il giorno 9 aprile '73 il Lampis mi riferì di aver appreso con certezza del programma di attestato col tritolo che i "cinesi" avrebbero fatto sulla finestra della sezione. Per evitare che ciò avvenisse e diffidando sempre del Lampis, raccontai la circostanza non vera che avevo inserito l'alta tensione nelle parti metalliche della porta e delle finestre. In effetti l'attentato ci fu ma la carica venne solo piazzata sotto la finestra senza che gli attentatori toccassero la griglia, come invece avevano fatto in precedenza".

Loffredo Gaetani Lovatelli

Sarà dopo questo attentato, il 22 aprile, che altri fascisti, questa volta "pezzi grossi", effettueranno una visita al commissariato di primavalle. Sono il dirigente del Msi Francesco Spallone ed il federale romano Loffredo Gaetani Lovatelli, che appunto il 12 aprile accompagnano il Mattei al commissariato.
"Ricordo... che quanto esplose l'ordigno, io mi recai sul posto e poi con Mario Mattei e con il federale raggiunsi il commissariato di PS". così afferma Spallone, che ci illumina anche sulle "paure" di Mattei: "Mattei manifestò la sua preoccupazione alla polizia osservando che adesso l'attentato poteva essere fatto contro di lui o la sua famiglia, in quanto dalle informazioni avute si stava preparando contro di lui un attentato... il Mattei non si fidava affatto del Lampis, ma non fece il suo nome. Successivamente mi riferì che temeva un'aggressione fisica".
Ma allora, come mai Mattei, che si reca al commissariato con una scorta di così alto bordo, finisce soltanto per dire che ha paura? Da chi ha ricevuto le informazioni e perché non lo riferisce in questa sua visita alla polizia? Perché, se non si fidava del Lampis, non ne fa il nome?
 
La caratteristica comune e assai sospetta di tutte queste "visite" in questo scorcio di fine settimana - non dimentichiamolo è la settimana dell'uccisione dell'agente Marino e del conseguente sconquasso tra le file dei fascisti, grossi e piccoli - è che i fascisti ed i loro diretti superiori, si sentono quasi in dovere di passare al commissariato per confidare sospetti od esternare paure; non solo, ma, nel caso di Mattei, c'è proprio la volontà di ufficializzare questa visita facendosi accompagnare dal dirigente Spallone e dal suo consigliere Gaetani Lovatelli - che sarà la prima persona, come vedremo, cui il Mattei telefonerà subito dopo l'incendio-.
L'abitudine a scambiarsi visite preveggenti con la polizia è diventata nel frattempo abituale per i fascisti.